Nella sete d’acqua l’origine della Palombaio moderna

Un'accurata analisi di documenti d’archivio ricostruisce la vicenda che, tra il 1902 e il 1905, portò alla costruzione della cisterna pubblica e alla formazione di Piazza Milite Ignoto

Abbiamo già visto, nei precedenti articoli, come il restauro di cisterne pubbliche, costruite tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, fuori dalle porte di accesso alla città antica di Bitonto, ha dato luogo nell’Ottocento alla sistemazione di alcuni spazi urbani. Protagonista assoluto di questi interventi è l’architetto Giuseppe Gimma, il quale dovendo risolvere la questione tecnica legata alla “dote” delle riserve idriche, non perde l’occasione per restituire un nuovo assetto ad alcune piazze.    

Durante i lavori sulla Cisterna della Commenda (leggi qui), purtroppo andata perduta, ha origine, difatti, lo spianamento dello spiazzo posto fuori Porta Robustina. Come pure in seguito al restauro della “Pescara  del Corso“, nota come Cisterna della Corriera (leggi qui) vede la sua prima configurazione la “Piazza del Borgo“, l’attuale Piazza Aldo Moro, fuori Porta Baresana. Allo stesso modo Piazza Carmine Sylos, fuori Porta Pendile, viene risistemata durante la ristrutturazione della Cisterna di Santa Teresa (leggi qui). Anche se esula da questa serie di interventi, la stessa Piazza Ferdinando II di Borbone, fuori Porta La Maja, viene definita in concomitanza della costruzione ex novo della Cisterna del Carmine (leggi qui), ad opera dell’architetto Francesco Lerario.

Nella dissertazione sul tema delle cisterne pubbliche abbiamo pure visto quelle presenti nella frazione di Mariotto (leggi qui), che in un primo momento non erano pubbliche, bensì private. Proseguiamo, ora, con la trattazione di questo tema illustrando quelle costruite nella frazione di Palombaio. In particolare vedremo come la vicenda legata proprio alla realizzazione di una cisterna pubblica darà luogo alla nascita dell’odierna Piazza Milite Ignoto.

La Chiesa della frazione Palombaio, dedicata a Santa Maria Immacolata e a San Vincenzo Ferrer. Foto di Domenico Fioriello

Alcune notizie storiche sul borgo

Palombaio è una frazione della città di Bitonto, situata in una posizione pressappoco baricentrica rispetto allo sviluppo lineare del territorio comunale, a 200 metri di altezza sul livello del mare, distante circa otto chilometri dal centro urbano e quattro e mezzo dalla frazione di Mariotto. L’abitato del borgo, composto dai due nuclei di Palombaio e Valente, si è formato lungo la Strada Provinciale 89, la via che collega la città di Bitonto alle Matine (leggi qui), passando per la frazione di Mariotto. Questa strada – costruita tra il 1807 e il 1832, in continuità con quella che conduce a Santo Spirito, anch’essa allora frazione di Bitonto – infatti è nota come “Via delle Matine”, solitamente chiamata erroneamente “Mattine”. Tale strada si interpone tra due radiali del sistema viario che caratterizza l’agro bitontino: la via di Cela e l’arteria preclassica di via Megra. Lungo quest’ultimo percorso, nei pressi di Palombaio, in località Malnome, tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, sono stati ritrovati interessanti reperti dell’era neolitica, vasi fittili ed un muro molto spesso forse appartenente ad un insediamento del III sec. a.C.

Riguardo alle notizie storiche e all’origine del toponimo di questo borgo traiamo alcune informazioni dall’inserto contenuto nella “Collana di monografie” di Antonio Castellano, il quale evidenzia che Palombaio ha avuto nel tempo varie denominazioni: “Palumbarium”, “Palumbaro”, “Palombaro”, come si rileva da documenti  storici, carte di interesse familiare e atti conservati presso l’archivio comunale di Bitonto. Addirittura la località è indicata ancora come “Palombaro” persino sulla Tavoletta 1:25000 dell’I.G.M. (Istituto Geografico Militare) del 1949. Secondo il Castellano il toponimo allude ad un luogo dove in passato nidificano i colombi selvatici, considerando che la zona un tempo era ampiamente boschiva, con la prevalente presenza di querce. La radice etimologica del termine rimanda al “colombo” o “palombo”, termine quest’ultimo che deriva direttamente dal latino classico “palumbus”, che significa appunto colombaccio. Il termine “Palumbarium”, che invece non esiste in latino, potrebbe far riferimento a “columbarium,” che sta ad indicare “colombaia” o “nicchia per colombi”.

Tavoletta 1:25000 dell’IGM con l’indicazione della frazione Palombaro

Prima della formazione del borgo le campagne limitrofe erano punteggiate da dimore rurali di vario tipo: strutture fondamentali per lo svolgimento di attività agricole, quali casini, ville, torri e masserie. Queste sorsero tra uliveti, mandorleti e vigneti a seguito di un processo di bonifica delle terre demaniali, ecclesiastiche e feudali, messo in atto da famiglie appartenenti ai nuovi ceti emergenti, le quali avevano dato inizio al disboscamento e alla conseguente trasformazione dell’uso agricolo delle terre: una conversione che richiedeva necessariamente la dimora stabile di villici e braccianti nelle campagne.

Tra le diverse dimore rurali, in questa zona, la tipologia più diffusa è quella del Casino. Il più importante tra questi era il Casino di Dentro (Casìne de jìnde): struttura, interamente distrutta negli anni Ottanta del Novecento, che comprendeva una torre con annessa chiesetta, dedicata a San Demetrio. Ve ne sono, poi, tanti altri come il Casino Siracusa, attuale sala ricevimenti; Casino “La Contessa”, situato sulla Strada Provinciale 89; Casino “La Romana”, ex sede SMA (Società Missioni Africane), e oggi “Casa degli Sposi”; Casino Donna Nora, che deve il suo nome alla nobildonna Eleonora Sylos Labini. Poi ancora il Casino Modugno sulla strada che conduce a Via Cela, Casino Zaza su Via Megra, Casino Spinelli sulla Via per Palo del Colle, Casino Cascione, oggi Donadio, in contrada Cazzillo, e Casino Losito. A questo tipo di dimora rurale si aggiungono altre, come ad esempio Villa Pannone — struttura appartenente oggi alla famiglia Ferrara e dotata di un notevole stabilimento agricolo, progettata dall’architetto Raffaele Comes e portata a termine dall’ingegner Salvatore Ambrosi — poi Torre de Lerma, Torre Malnome, Torre Schettini ed infine Masseria Tauro.

Piazza Milite Ignoto. Foto di Domenico Fioriello

L’origine e lo sviluppo della frazione sono stati certamente favoriti pure dalla costruzione della chiesa, che ha determinato l’insediamento di un nucleo di case. La chiesa difatti costituisce l’edificio più rappresentativo del borgo, edificata a partire dal 1854 su progetto dell’architetto Michele Masotino e per volere di Monsignor Vincenzo Materozzi, il qualela dedica congiuntamente a Santa Maria Immacolata e a San Vincenzo Ferrer. L’edificio di culto, innalzato sul vuoto che vi era tra la nuova Strada Provinciale 89 e la vecchia strada per le Matine, l’attuale Via Alessandro Manzoni, viene consacrato nel 1854, mentre nel 1907 viene portata a termine la facciata principale, con la collocazione di un orologio su di essa.

Lungo la “via delle Matine”, corrispondente come già detto all’odierna Strada Provinciale 89, che nel borgo prende la denominazione di Corso Vittorio Emanuele II, si distinguono alcune particolari fabbriche appartenute a famiglie della nobiltà bitontina, tra cui la Torre Regna e il Palazzo Sylos-Labini. L’edificio della famiglia Regna, che si trova tra la zona Valente e Palombaio, ingloba una cappella ad aula unica, di forma rettangolare, con due volte a crociera divise da pilastri, in origine dedicata all’Immacolata: depredata da ogni arredo sacro, è stata in un passato recente ristrutturata ed adibita a civile abitazione. Nell’altro palazzo, appartenente alla nobile famiglia Sylos-Labini, imponente dimora storica prospiciente la piazza del borgo, sembra si sia rifugiato, in cerca di aria pura, il canonico Luigi Della Noce, latinista e politico italiano dell’Ottocento, che qui pare abbia esalato il suo ultimo respiro nel 1885.

Richiesta degli abitanti di Palombaio, per la costruzione di una cisterna pubblica. Lettera tratta dai documenti dell’Archivio comunale di Bitonto.

La vicenda relativa alla costruzione della cisterna pubblica e la nascita della piazza del borgo (1902-1905)

Veniamo ora alla vicenda che porta alla costruzione della cisterna pubblica, di cui per il vero non conosciamo l’esatta posizione, tenuto conto che di essa non rimane più alcuna traccia, ma certamente doveva trovarsi all’interno della piazza, considerato che questa deve la sua origine proprio alla realizzazione della riserva idrica. Dalla lettura dei documenti dell’Archivio comunale di Bitonto, conservati presso il Museo Archeologico, Fondazione De Palo-Ungaro, si apprende che, com’era già successo per la frazione di Mariotto, l’Ufficio Tecnico del Comune di Bitonto il 5 luglio 1899 elabora un progetto per la costruzione di una cisterna pubblica per l’approvvigionamento idrico della borgata. Questo progetto in realtà non sarà mai attuato, né vi è traccia tra gli stessi documenti d’archivio comunali. La notizia si evince attraverso le continue citazioni contenute negli atti che il comune stila tra il 1902 e il 1905, che nei fatti consentiranno la realizzazione della “pescara” nella frazione.

La vicenda, in ogni modo, ha origine da una richiesta degli abitanti del Palombaio, per la costruzione di una cisterna pubblica, datata 4 maggio 1902, della quale ci sembra opportuno riportare una parte del testo: «Ill.mo Signor Sindaco e Signori del Consiglio Municipale di Bitonto. I Sottoscritti abitanti del Palombaio …, che sono, come gli altri, cittadini ed hanno il diritto pure essi di usufruire delle provvidenze dei loro amministratori, muoiono di sete, non essendo nel loro villaggio una cisterna pubblica». Prosegue «essi … poveri coloni industrianti, restano isolati dal consorzio del Comune e rimangono in un contado per lavorare quelle terre, che ai proprietari del Comune stesso apportano tanta ricchezza». E si conclude: «Il Municipio può mettere … una somma bastante alla costruzione di una peschiera, che, in tutti i modi non può costare molto, e ripara ad un bisogno reale di tanta povera gente

Elaborati grafici dell’ingegnere comunale Giuseppe Masotino: pianta e sezione della cisterna. Tratti dai documenti dell’Archivio comunale di Bitonto.

In risposta a tale richiesta il 26 giugno 1902 l’Ufficio Tecnico del Comune di Bitonto redige un «Capitolato d’oneri per l’appalto della costruzione di una pubblica Cisterna da contenere acqua piovana nella Borgata di Palombaio, Frazione di Bitonto, da stabilirsi su suolo appartenente al comune». Nel primo articolo si fa riferimento al progetto, sopra menzionato, del 5 luglio 1899, approvato dalle Autorità, come risulta dalla nota prefettizia del 18 dicembre 1899. Questo elaborato però non sembra avere sviluppi.

Il 28 maggio 1903 Giuseppe Masotino, allora Ingegnere Comunale, redige una relazione di progetto nella quale riporta quanto segue. «Di fronte alla necessità di dotare la frazione di Palombaio di una cisterna pubblica, che fornisse a quegli abitanti della buona acqua potabile, tutte le volte che questa viene a mancare nelle cisterne private, il che succede di consueto in tutte le stagioni estive, quest’Amministrazione Comunale Delibera la costruzione di essa, ed incaricava questo Ufficio Tecnico del relativo progetto, dettandone l’ubicazione nel suolo che in quella frazione appartiene al Comune. Il progetto di spesa ammontante alla somma di £ 2600 fu redatto in data 5 luglio 1899, in base ad un progetto generale, …mai attuato, che lo stesso Ufficio Tecnico fin dal 1885 aveva elaborato per costruire un Edificio Municipale». Anche quest’ultima fabbrica nei fatti non viene mai realizzata, ma nelle previsioni doveva contenere diverse funzioni: un Ufficio di Polizia Urbana, con l’abitazione della Guardia Municipale, la Farmacia, con l’abitazione per il farmacista, il Dispensario e gabinetto del medico condotto, Due aule per le scuole elementari maschili e femminili, ciascuna capace di contenere 50 alunni, con l’abitazione per il maestro e la maestra, la Caserma per le Guardie Campestri ed infine una Cisterna per l’acqua piovana.

Disegni dei lotti oggetti della permuta tra il Comune e il Signor Vincenzo Sylos Labini. Tratti dai documenti dell’Archivio comunale di Bitonto.

La svolta avviene il 23 settembre 1903, allorquando si stipula dal notaio Gallo una permuta del suolo per la costruzione di una cisterna pubblica tra l’avvocato Michele Martucci, assessore in funzione di Sindaco, e il signor Vincenzo Sylos-Labini.Secondo questo atto «il sig. Michele Martucci, concede a titolo di permuta al sig. Vincenzo Sylos-Labini che accetta l’estensione di metri quadrati di terra 821 e decimetri sessanta … in questo agro di Palombaio alla contrada Chiascia di Fabrizio o altrimenti Costa Felice o Chiuso di Fabrizio … ed in ricambio esso signor Vincenzo Sylos-Labini … dà e rilascia al sig. Michele Martucci, in detta qualità, che accetta, anche a titolo di permuta la estensione di metri quadrati 2269 e decimetri cinquanta del suo fondo al Palombaio, agro di Bitonto, in contrada Fabrizio, parte di maggiore estensione e confinante strada Provinciale Palombaio Mariotta, strada Chiuso Matera, strada Casino di Dentro, volgarmente detto casino d’India e restante terra di forma trapezoidale e distaccata con una linea parallela al fronte prospiciente sulla Provinciale». All’atto vengono allegate lepiante topografiche dei due suoli, ubicati a poca distanza tra loro, uno appartenente al Municipio di Bitonto e l’altro di proprietà del signor Sylos-Labini,. Il nuovo lotto acquisito dal Comune corrisponde esattamente a quello dell’attuale Piazza Milite Ignoto.

Il 15 gennaio 1904 Giuseppe Masotino firma una serie di elaborati per la «Costruzione di una cisterna pubblica … sul terreno appartenente al comune», ovvero: Preventivo di spesa (allegato A), 2 disegni, Pianta della cisterna e Sezione trasversale della medesima, nella scala 1:100 (allegato B), Capitolato d’oneri (allegato C), a cui sarà aggiunta anche la nota prefettizia dell’approvazione, datata 16 marzo 1904. Invece è del 4 febbraio 1904 la Delibera del Consiglio Comunale che stabilisce quanto segue «… il progetto del 5 luglio 1899 … riguardava la costruzione della cisterna nel suolo comunale che poi fu permutato … si è ritenuto opportuno far rinnovare dall’Ufficio Tecnico l’anzidetto progetto mantenendo la spesa nella istessa misura di £ 2600 e meglio adattandolo al nuovo suolo su cui deve effettuare la costruzione. Difatti sotto la data 15 gennaio corrente l’ufficio tecnico ha presentato il nuovo progetto pur lasciando fermo l’importo di £ 2600».  A tale atto segue una nota della Prefettura, datata 13 marzo 1904, nella quale vi è l’approvazione del Genio Civile sull’importo.

Vista della Cisterna del Tauro. Foto di Domenico Fioriello

Nei primi di maggio del 1904 sono pubblicati vari avvisi d’asta, che però non hanno alcun esito. Poi il 10 maggio viene indirizzata al comune una missiva decisiva, di cui riportiamo parte del contenuto: «il sottoscrittoSaracino Vito Nicola di Francesco Maestro muratore essendosi accertato che è rimasta deserta ben parecchie volte l’asta pubblica affissa dal Municipio per la costruzione di una cisterna nella borgata di Palombaio, domanda alla SS.VV. che tale costruzione gli sia concessa a trattativa privata offrendo il ribasso del 9%. nel contempo il sottoscritto si obbliga di sottostare ai patti e convenzione contemplate nel capitolato.» Segue la Delibera del Consiglio Comunale, dell’11 giugno 1904, con la descrizione dell’asta a trattativa privata, per la costruzione della Cisterna. Il 5 luglio 1904 il Sindaco, l’avvocato Vito Fione, scrive la seguente nota: «vista la convenienza di aumentare la capacità della cisterna pubblica in corso di costruzione nella Borgata Palombaio, udita la giunta comunale in seguito al parere dell’ingegnere comunale ordina al Sig. Saracino Vito Nicola di Francesco quale Appaltatore della costruzione della suddetta cisterna pubblica di eseguire il cavo della stessa in modo che la sua larghezza di metri 6,20 sia portata a metri sette e la sua lunghezza da metri 9,20 a metri 11,00, lasciando però inalterata la profondità prescritta.»

Il 16 maggio 1905 attraverso la Delibera del Consiglio Comunale, vi è  l’«Approvazione del progetto per la costruzione d’una sentina e condotto per la cisterna pubblica al Palombaio». Il 27 settembre 1905, Giuseppe Masotino emette la Misura finale dei lavori  eseguiti dall’Appaltatore «a norma del Progetto del 15 gennaio 1904 del relativo Capitolato speciale di Appalto di pari data con le modifiche del 16 marzo 1904, approvato dal consiglio comunale con delibera dell’11 giugno 1904». Il Masotino, sempre nella stessa data, firma anche i Lavori di ordine «eseguiti del mastro muratore Saracino Vito Nicola di Francesco per la costruzione della sentina e relativo condotto annessa alla cisternapubblica … ai sensi del Progetto del 9 marzo 1905 del relativo Capitolato speciale di Appalto di pari data con le modifiche del 16 marzo 1904, approvato dal consiglio comunale con delibera dell’16 maggio 1905». Infineil 7 novembre 1905 viene emessa la Delibera del Consiglio Comunale per il collaudo della cisterna.

Dettaglio di “Progetto e sistemazione della strada vicinale Tauro” redatto nel 1887 dall’architetto Michele Masotino. Tratto dai documenti dell’Archivio comunale di Bitonto.

La cisterna Tauro nell’agro di Palombaio

Se della cisterna pubblica realizzata sulla piazza non vi è più alcuna traccia, è comunque possibile vedere tuttora l’altro grande serbatoio idrico situato in campagna. Questo si può agevolmente raggiungere uscendo dal borgo, percorrendo prima la provinciale 89 in direzione Mariotto, poi subito dopo il Casino “La Contessa”, svoltando a destra per imboccare la strada vicinale Tauro, si prosegue oltre il Casino “La Romana” e l’incrocio che conduce alla contrada Malnome, e si arriva alla Cisterna Tauro, che prende il nome dall’omonima località e masseria che si trova a due passi. Non è dato sapere in quale anno sia stata costruita, certo è che la sua esistenza si rileva già dall’elaborato grafico presente nei documenti dell’Archivio comunale, nel fascicolo relativo al “Progetto e sistemazione della strada vicinale Tauro“, redatto nel 1887 dall’architetto Michele Masotino, allora tecnico delle opere comunali.

Vista della Cisterna del Tauro. Foto di Domenico Fioriello

La cisterna è di forma rettangolare e si sviluppa parallelamente alla strada in senso longitudinale, secondo la direzione nord-sud, con dimensioni pari a 20,30 metri (78 palmi), per 8,90 metri (34 palmi). Sul lato sud, in aderenza al serbatoio, si trova un pozzetto di forma quadrata, che misura metri 3,50 per 3,50, e che quasi certamente costituiva il punto di immissione dell’acqua, funzionando come “sentina” o “purgatoio“: lo spazio filtro per far depositare il limo e i detriti. Il corpo emergente fuori terra ha la tipica copertura a doppia falda ben visibile sui due lati corti. Sulla linea di colmo è posto l’unico boccaglio di forma quadrata per attingere l’acqua, mentre sulla parte più bassa delle falde sono collocati dei canali di gronda in pietra, che avevano lo scopo di raccogliere l’acqua delle stesse falde.

Allo stato attuale la cisterna versa in pessime condizioni ed è piuttosto malandata. Gli elementi lapidei che compongono i canali di gronda laterali sono presenti solo a tratti. Le due falde sono infestate da erbacce, che creano notevoli sconnessioni tra le chianche in pietra e non rendono più visibile il piano di copertura, per di più invaso dalla consistente chioma di un enorme albero di fico. Anche la scalinata che permetteva di raggiungere il boccaglio non è più visibile.

Vista della Cisterna del Tauro. Foto di Domenico Fioriello

Anche se questo manufatto, ad oggi caduto lentamente in completa rovina, abbandonato in campagna, non assolve più alla sua funzione, in passato costituiva sicuramente un punto di riferimento per l’approvvigionamento idrico e il reperimento dell’acqua. Infatti il serbatoio, per le sue vaste dimensioni, doveva essere capace di contenere il prezioso liquido anche dopo i lunghi periodi di siccità che caratterizzano il tipico clima pugliese.

 


Nella foto in alto, il disegno del lotto oggetto della permuta per la costruzione della cisterna pubblica, attuale Piazza Milite Ignoto. Tratto dai documenti dell’Archivio comunale di Bitonto, conservati presso il Museo Archeologico, Fondazione De Palo-Ungaro.