Il Bello ritrovato è un inno alla “laicità” della Vergine

Il volume curato da fra Alessandro Mastromatteo, nato da una sorprendente scoperta, è stato presentato ieri sera nel Santuario di Santa Maria della Vetrana a Castellana Grotte

L’archivio di un antico convento che custodisce un segreto prezioso. Un luogo in cui ascoltare la “voce” di un passato pronto a riemergere. E poi un ritrovamento inatteso: un misterioso nastro VHS, segnato da un adesivo ingiallito e da una scritta ormai sbiadita dal tempo.

Non siamo all’inizio di un romanzo storico, di quelli che Umberto Eco ha saputo rendere così affascinanti. Siamo invece di fronte a una vicenda reale, fatta di coincidenze fortuite, che ha permesso di raccogliere in un volume un’ennesima e straordinaria testimonianza della fede di don Tonino Bello. Una testimonianza che, questa volta, si concentra sulla sua profonda venerazione per la Vergine Maria, della quale il beato offre un’immagine originale e sorprendente.

Fra Alessandro Mastromatteo presenta il suo libro nel santuario di Santa Maria della Vetrana a Castellana Grotte

Il volume s’intitola Maria di Nazaret, la prima laica ed è stato curato da fra Alessandro Mastromatteo (autore della sorprendente scoperta), già ministro provinciale dei frati francescani e oggi parroco di San Leone Magno a Bitonto, vicepostulatore della causa di canonizzazione di don Tonino Bello. Negli ultimi mesi il libro è stato presentato in numerose parrocchie di diverse città nel territorio di Bari, raccogliendo un largo seguito di pubblico, grazie anche al fascino dell’inedito che accompagna la scoperta del nastro. Ieri sera è stata la volta del Santuario di Santa Maria della Vetrana a Castellana Grotte, una presentazione realizzata in occasione degli 800 anni dal transito di San Francesco d’Assisi. Anniversario celebrato con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dallo stesso fra Alessandro.

Ma torniamo all’origine di questa storia. Come racconta l’autore del libro, tutto nasce da una ricerca nell’archivio del convento della Madonna dei Martiri di Molfetta, dove è emersa una videocassetta contenente una catechesi di don Tonino dal titolo Maria di Nazaret, modello dei laici.

La registrazione risale al 27 marzo 1987, periodo in cui il presule si preparava al sinodo dei laici che la Chiesa avrebbe celebrato l’anno successivo, nel 1988.

Don Tonino Bello

Entriamo ora nel cuore di quella catechesi, lasciando parlare direttamente don Tonino attraverso le sue parole. E, per restare nel solco di una narrazione quasi romanzesca, immaginiamo di poterlo intervistare oggi: un dialogo ideale con il vescovo Bello, che ha ancora molto da dire al nostro presente e al tempo che siamo chiamati a comprendere e abitare. Un’occasione preziosa per conoscere, o riscoprire, il pensiero, gli scritti e l’operato di don Tonino: uomo, sacerdote e vescovo capace di incarnare con autenticità il Vangelo.

Don Tonino, col Concilio Vaticano II sembrava essersi aperta una nuova comprensione sul tema del laicato. Ma in realtà siamo tornati a ripiegarci su una visione del laicato che viene inteso come sudditanza al clero. Può spiegarci chi sono i laici?

La laicità è una condizione di tutta la Chiesa non soltanto di un settore. La parola “laico” viene dal greco “laòs” che significa popolo. Il Concilio Vaticano II ha scoperto questo: la Chiesa è il popolo di Dio e, quindi, non vanno fatte scissioni al suo interno: da una parte la sacra gerarchia e dall’altro il laicato. Nel popolo che cammina sulle strade dell’esodo ci sono alcuni che hanno dei compiti (i vescovi, i presbiteri, i diaconi, i ministri) e altri che ne hanno diversi (i laici). Ma tutti quanti, anche il vescovo che appartiene al popolo di Dio, è laico. L’episcopato, l’ordine sacro è solo un servizio, ma la realtà ontologica è toccata dal battesimo. Per cui col battesimo siamo tutti popolo di Dio. La laicità non è il livello zero, lo spazio neutro, l’area dell’insignificanza ecclesiale. Laicità è vocazione.

Come vocazione?

Voi siete stati chiamati ad essere laici come io sono stato chiamato ad essere prete. La laicità è vocazione, è dono, è missione, è impegno, è responsabilità enorme. Il laico non è un non prete, non è il braccio secolare, non è l’appendice del clero. Anche quando si parla di promozione del laicato si pensa spesso a un laicato che in un certo senso si clericalizza. Non è quella la promozione dei laici, cioè, fare i ministri straordinari. L’annuncio della Parola non è un’esercitazione per soli preti ma è una responsabilità che riguarda tutti. Anzi il mondo vasto e complicato delle culture contemporanee può essere evangelizzato solo dai laici. Mi piace legare i concetti alle immagini così uno ricorda meglio le cose. Ho trovato una definizione di laico che mi sembra molto espressiva: il laico è “colui che porta la veste battesimale in officina e la tuta di lavoro in Chiesa”. In questa espressione ho centrato una parola “il battesimo”: col battesimo entriamo a far parte del popolo di Dio e siamo incorporati in Gesù Cristo. Quindi i laici sono coloro che, incorporati in Cristo mediante il battesimo, sono costituiti come popolo di Dio.

Un momento della celebrazione eucaristica officiata da Fra Alessandro

Qual è il compito del popolo di Dio, la Chiesa?

Il suo compito è annunciare al mondo che la speranza ha tutto il diritto di fiorire sulla terra. Il suo compito è annunciare la salvezza, il regno di Dio e non la potenza della Chiesa. La Chiesa è la nostra Madre, la Sposa di Gesù. La Chiesa è serva, è strumento del regno. L’unità di missione, quindi, di tutto il popolo di Dio è annunciare il regno ma con diversità di compiti.

Cos’è il regno di Dio?

È la condizione finale dove tutti i popoli della terra, un giorno, superando le divisioni di razza, di lingua, di mentalità siederanno alla stessa mensa della Trinità. Tutto il genere umano siederà al banchetto del cielo. Questo è il regno di Dio: la ricomposizione di tutte le disgregazioni che ci sono sulla terra e finiranno in questa comunione, in una convivialità delle differenze. Questo regno di convergenza, di comunione lo si deve annunciare nelle tribolazioni della storia.

Cosa s’intende esattamente con l’espressione: “il laico è colui che porta la veste battesimale in officina e la tuta di lavoro in chiesa”.

“Portare la veste battesimale in officina” significa cercare il regno di Dio, trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Tutte le realtà terrene hanno le loro leggi che bisogna rispettare, quando sei un cristiano, un laico impegnato. Rispettare le regole, i valori delle cose terrene, i valori della solidarietà, dell’amicizia, del dialogo, dell’onestà, il lavoro degli altri. Tu maestro cristiano, sei maestro cristiano non perché fai il segno della croce quando entri a scuola, mentre gli altri non lo fanno, ma se ti prepari e fai bene la lezione. E tu medico cristiano quando sei medico cristiano? Non se prima di accingerti a entrare in sala operatoria ti fai il segno di croce – che è una cosa buona – ma se vai ad aggiornarti. “Portare la tuta di lavoro in chiesa” significa che il cristiano, il laico, è colui che allena alla trascendenza, orientando tutti i valori della terra verso Dio.

Fra Alessandro Mastromatteo

Lei ha sottolineato il rapporto tra Maria e i laici. Presenta la Madonna come modello del laicato, in quanto ha vissuto una condizione laicale. Perché Maria è modello dei laici?

Maria è l’esempio di come si sta presso la croce del figlio ed è l’esempio per tutti noi di come si sta presso tutti i crocifissi della terra. Maria è la prima evangelizzata (a lei viene portato il lieto annuncio) ed è anche la prima evangelizzatrice. Dopo che Maria riceve l’annuncio va da Elisabetta, porta dentro di sé Gesù Cristo. Maria porta Dio dove l’uomo vive, soffre e ha bisogno. Da laici indugiate ad analizzare i bisogni profondi della gente.

Quale appello sente di rivolgere ai laici?

Solo da un’attenta analisi dell’uomo può scatenarsi il desiderio appassionato di annunciare Gesù Cristo. Siate ministri della felicità della gente non della vostra. Siate dei laici vivi e non che si ritirano nelle chiese, nelle sacrestie; ma aici che stanno nei sindacati, nelle officine, nei campi, sulla strada. Appropriatevi degli spazi che spetta a voi pasqualizzare, con la vostra presenza, rispettando le regole di tutte le realtà temporali senza aggiungere altro se non l’orientamento verso l’Assoluto.