Evento attesissimo e affollatissimo dagli appassionati di lettura e cultura letteraria, oltre che da autori ed editori, il Salone di Torino conferma il suo ruolo di grande motore capace di promuovere il valore del libro. Un luogo in cui anche gli autori emergenti possono misurarsi con un pubblico vasto e curioso, proponendo testi come strumenti di comunicazione e come espressione di un’identità emotiva che prende forma attraverso una pluralità di generi.

Nell’ambito del salone, così ricco e variegato, c’è stata una presentazione particolarmente insolita e carica di significato. Un incontro sul tema della genitorialità, raccontata attraverso gli occhi di un padre. Non certo un manuale. Bensì il “diario di bordo” di un papà che ha saputo mettersi a nudo, riconoscendo le proprie fragilità difronte ad un’esperienza per certi versi disarmante, oltre che straordinariamente meravigliosa, come quella dell’attesa della prima figlia. Parliamo della raccolta di poesie Fuori e dentro il grembo – Diario di un papà, composta da Francesco Nugnes e pubblicata dalla casa editrice Atene del Canavese.
Un volume che, in realtà, quando Giampaolo Verga – l’editore – lo ha avuto tra le mani, ha suscitato inizialmente qualche perplessità: si trattava di una raccolta di poesie, un genere non semplice da proporre al pubblico a cui era destinato. Ma i numeri delle vendite hanno presto dissipato ogni dubbio, confermando la bontà della scelta editoriale e trasformando quella che sembrava un azzardo in ciò che Verga stesso ha definito “una grande sfida editoriale”.
Classe ‘82, impiegato, autore stimato nei circoli letterari torinesi, Nugnes ha scritto diverse raccolte di poesie, oltreché studi e pubblicazioni sul grande Hemingway. Di origini pugliesi con radici a Trani, dove torna abitualmente per ricongiungersi con i suoi affetti più cari, è divenuto da poco papà.

Ma come si vive davvero l’attesa di un figlio? Come ci si sente in questo tempo così ampio, complesso, emozionante e persino sconvolgente nella sua bellezza? Una condizione che fa saltare gli equilibri consolidati negli anni? Francesco esprime con estrema sensibilità la trepidazione, unita ad un briciolo di fragilità, vissuta prima e dopo la nascita: “Quando sai che quel test è positivo scatta già l’amore, la protezione verso qualcuno che provi solo ad immaginare nella tua testa. Mi sono chiesto cosa abbia potuto pensare mio padre al mio posto e, allora, ho deciso di scrivere un libro per mia figlia, affinchè non debba affidarsi come me solo all’immaginazione.”
Un percorso, quello tracciato nei versi di Nugnes, in cui il lettore viene accompagnato per mano attraverso ogni tappa della neogenitorialità. Un viaggio che si dispiega momento dopo momento, in un crescendo di emozioni, fino a raggiungere la meraviglia più alta che la natura possa offrire all’essere umano: la nascita di una nuova vita e la scoperta di uno spazio condiviso, capace di trasformare la quotidianità in qualcosa di straordinario.
La presentazione della raccolta, impreziositi dalla raffinatezza delle illustrazioni di Sofia Ronchetti, si è offerta al pubblico come un vero ventaglio multidisciplinare, in cui il dialogo tra i relatori è stato arricchito da contributi accademici e scientifici capaci di ampliare lo sguardo e rendere lo scambio di riflessioni ancora più stimolante. Gli studi più recenti, infatti, confermano un dato significativo: oggi sta prendendo forma una nuova figura paterna, un “padre nuovo”, più consapevole, emotivamente presente e partecipe.
Per lungo tempo, ciò che ha impedito ai padri di essere riconosciuti come figure emotive e coinvolte è stato il peso del modello di mascolinità, uno schema culturale che associava il ruolo maschile alla distanza, al controllo, alla forza intesa come impermeabilità.

“Il dover interpretare un ruolo di potere e solidità economica, il dover lavorare per portare avanti la famiglia, per fermarci sull’aspetto economico-sociale, è stato da sempre un impedimento alla creazione di una sfera emotiva partecipativa del padre nella vita di un figlio, consolidando, sempre più, il luogo comune secondo cui sia la naturalità della maternità ad incarnare i veri valori della genitorialità, come la fisiologia umana vorrebbe”, spiega la sociologa, dott.ssa Maddalena Cannito, ricercatrice presso l’università di Torino.
Ma gli studi più recenti condotti nelle università italiane e straniere, portano a conoscere, o forse meglio, a scovare un panorama che mai avremmo pensato di prendere in considerazione. I padri oggi stanno lentamente risalendo la china, per centrare il loro posto nel mondo e riconquistare il giusto ruolo attivo e partecipativo nella vita di un figlio.
Alessandro Volta, pediatra e neonatologo, sottolinea come «il libro di Nugnes permetta di legittimare emozioni che per molto tempo non sono state considerate parte dell’universo maschile». Gli studi statunitensi più recenti, di natura sociologica e fisiologica, confermano infatti un dato interessante: i padri che instaurano un legame precoce con i figli – anche dopo una separazione – tendono a mantenere rapporti più solidi e duraturi.
Volta ricorda inoltre come in alcuni paesi questo cambiamento culturale sia ormai radicato. In Svezia, ad esempio, dal 1974 il congedo parentale di paternità è un diritto pienamente riconosciuto, che permette ai padri di vivere fin dai primi giorni un contatto quotidiano con il neonato: un tempo prezioso per scoprirlo, conoscerlo e costruire un legame profondo sin dall’inizio. Tutto ciò per evitare di risultare nella vita di quest’ultimo solo un attore non protagonista.

Il ruolo del padre partecipe comincia, in realtà, fin dai primissimi istanti di vita del figlio. Basta pensare alla sua presenza in sala parto, accanto alla madre, nel momento in cui il bambino viene al mondo e rompe il silenzio con quel pianto iniziale, disperato eppure dolcissimo, che segna l’ingresso nella vita. È lì che la paternità contemporanea trova uno dei suoi gesti fondativi: nello stare, nel condividere, nel farsi testimone di un passaggio che un tempo era quasi esclusivamente materno.
Oggi, inoltre, i padri possono affiancare le madri in un percorso di degenza attivo, prima e dopo il parto, vivendo insieme le prime ore e i primi giorni di accudimento. Un esempio emblematico arriva dal reparto di ostetricia e neonatologia dell’Ospedale Mauriziano di Torino, dove – come racconta la dott.ssa Emilia Parodi, primario di Pediatria e Neonatologia – questa scelta non è un’eccezione, ma una pratica consolidata che favorisce un legame precoce, naturale e profondamente umano tra padre, madre e neonato.
“Stiamo sperimentando un progetto di apertura totale alla figura del padre durante la degenza con la madre ed il figlio affinchè possa scoprire e condividere da subito l’emozione della famiglia. Non solo una volta tornati a casa, in un’ambiente ancora da creare. Oggi diamo ai padri che vogliono farlo l’opportunità, in sala parto, di vivere l’esperienza dello skin to skin, pelle su pelle. Non tutti i padri desiderano farlo ma perché non concederlo a coloro che invece vogliono assaporare questa esperienza che fino a qualche tempo fa era solo un privilegio della madre. Esiste una finestra Magica della vita vissuta dai neo genitori dal momento della gestazione fino ai due anni di vita ed è la finestra dei primi 1000 giorni, ovvero 365+365 +270, è quella finestra da tenere spalancata sempre e da dove devono entrare ogni giorno Presenza ed Amore, sono questi gli unici veri doni che possiamo fare ai neonati per farli vivere in un clima sano e giusto”.
Non a caso, nella raccolta di Nugnes trova spazio una poesia particolarmente significativa, Avvolta, che restituisce l’idea di una famiglia come un unico respiro: un guscio caldo, colmo d’amore e stupore, in cui non sono più due mani a intrecciarsi, ma un solo cuore che si dilata per accogliere una nuova vita. Travolti e avvolti /dai tuoi respiri sediamo sul tempo fermo / Guardi e intravedi il cielo per la prima volta / travolta, avvolta.
Ad accompagnare le letture dell’autore, la maestria del musicista e compositore Raffaele La Rizza, che con la sua armonica ha saputo evocare con sorprendente fedeltà i suoni onomatopeici dei neonati: quei primi richiami – “mamma”, “papà”, “acqua” – che sembrano nascere direttamente dal bisogno e dalla meraviglia. Grazie alla tecnica del wah-wah, l’armonica, strumento che vive di soffio e respiro, è riuscita a restituire l’intensità del verso umano nei suoi primi mesi di vita, rendendo l’ascolto quasi un ritorno alle origini.
Il dialogo si è concluso in un clima di intensa e partecipata emozione: molti genitori e famiglie si sono riconosciuti nelle parole dell’autore, nelle sue immagini, nelle sue fragilità raccontate senza difese. Francesco Nugnes, neo papà, appare proprio come il protagonista della sua Locomotiva a vapore: un uomo che procede tra insicurezze, timori e mille premure, e che tuttavia – come ogni padre agli inizi – è chiamato a fare bene ciò che ancora non sa di saper fare meravigliosamente: amare prendendosi cura, ogni singolo giorno. Come un treno in corsa, il tuo cuore batte già senza stazioni. / La meta non lontana aspetta te / e te non conosci attesa. / Dai ritmo alla locomotiva, / in fondo c’è luce.




