Il disegno del paesaggio agrario nelle “Matine” di Bitonto

La conformazione del territorio premurgiano bitontino è frutto di un singolare intervento di trasformazione, secondo tecniche agrimensorie del mondo antico

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Nella foto in alto il ponte nell’area delle Matine di Bitonto, datato 1907

Quando si parla di organizzazione e suddivisione del territorio agrario e del disegno del paesaggio che ne deriva, non si può non fare riferimento alla centuriazione romana, operazione di sistemazione fondiaria fondata su un reticolo modulare, o ad altre forme di appoderamento, persino più arcaiche, come la strigatio e la scamnatio, basate invece sulla divisione delle terre per lunghe fasce rettangolari, definite a seconda del verso arabile e coltivabile dei terreni.

Queste tecniche agrimensorie, oltre ad essere utilizzate nel mondo antico, sono state applicate durante tutto il corso dell’Ottocento ed anche nel Novecento soprattutto nella trasformazione di ampie zone di territorio interessate da interventi di bonifica che, nelle aree tipicamente murgiane, hanno dato origine alle Matine. Nell’agro bitontino le ritroviamo più specificatamente nella fascia pre-murgiana.

L’ORGANIZZAZIONE DEL PAESAGGIO NEL MONDO ANTICO: CENTURIAZIONE, STRIGATIO E SCAMNATIO

Fin dalla fondazione delle prime colonie greche venivano applicati criteri geometrici per le divisioni del terreno secondo schemi regolari che permettevano razionalità nella distribuzione della proprietà e funzionalità nell’utilizzo del suolo.

I romani, che dagli etruschi avevano ereditato gli strumenti e le conoscenze sulle tecniche agrimensorie, organizzavano il territorio agricolo con la centuriazione, un sistema che già adottavano sia negli accampamenti militari, i castra, che nelle città di nuova fondazione. Sistema che si basava sulla disposizione ordinata di un reticolo con cui tracciavano strade, canali, recinzioni e appezzamenti di terra.

Il territorio agrario risultava suddiviso in centurie, ossia cento unità quadrate di circa 710 metri di lato, attraverso strade rettilinee che si incrociavano in modo perpendicolare tra loro, chiamate cardi e decumani. Il complesso viario reticolare aveva il suo fulcro nei due assi principali: il cardo massimo e il decumano massimo. Il primo orientato secondo la direzione nord-sud, l’altro est-ovest.

Per ragioni pratiche l’orientamento degli assi non sempre, tuttavia, coincideva con i quattro punti cardinali. Spesso seguiva invece la conformazione orografica o geomorfologica dei luoghi, altre volte si basava sull’orientamento di vie di comunicazione già preesistenti.

Una volta definite le centurie si procedeva, all’interno di queste, ad un’ulteriore ripartizione delle terre, con la suddivisione in lunghi lotti rettangolari tramite operazioni di strigatio, quando la suddivisione avveniva nel senso della lunghezza, quindi parallelamente al cardo, o di scamnatio, quando invece seguiva il verso della larghezza ed era ortogonale alla precedente.

Le centurie erano sempre delimitate fisicamente da strade, canali, muri o altri segni (limites), mentre le strigae o le scamna, invece, venivano definite semplicemente da linee ideali di confine (rigores), che rappresentavano le aree destinate alle singole proprietà.

LE “MATINE” DI BITONTO NELLA PRE-MURGIA

Il termine “Matine” deriva dal latino “madĭdus” che significa appunto madido, umido, bagnato, ad indicare, quindi, quei terreni un tempo appartenenti ad aree paludose o ricoperte d’acqua, resi poi adatti ai lavori agricoli mediante interventi di bonifica, con opere tecniche e idrauliche.

Questo tipo di trasformazione sul paesaggio agrario, messo in atto soprattutto in ambiti murgiani, ha esempi nei territori di Bitonto, Toritto, Altamura e, con aree molto più estese, nei comuni di Santeramo in Colle, Laterza e Matera.

Generalmente il paesaggio delle “Matine“, in ossequio alla centuriazione romana, è fortemente caratterizzato dal disegno regolarissimo della viabilità, con strade tutte perpendicolari ad un asse principale di notevole lunghezza e poste tutte alla stessa distanza l’una dall’altra a definire lotti di forma rettangolare e dimensioni abbastanza uniformi.

Eppure, rispetto a questa regola, l’area delle Matine di Bitonto presenta invece diversità e anomalie. Il comprensorio, che si estende dai margini del centro abitato di Mariotto fino al tracciato del Tratturo Barletta-Grumo, ha un contorno piuttosto informe ed è attraversato longitudinalmente da due strade, diverse tra loro come importanza, sezione e geometria.

La prima, la strada provinciale 89, è un rettilineo che si diparte dal nucleo abitato di Mariotto e interrompe il suo sviluppo lineare sul tracciato del Tratturo Barletta-Grumo, quando piega e prosegue per Mellitto. L’altra, che alla prima comunque si congiunge, proprio sul tratturo, è una strada vicinale dal profilo a spezzata.

Le Matine di Bitonto sono state organizzate principalmente proprio sulla provinciale 89 che, come in una centuriazione romana, assume la funzione di cardo, divenendo così l’asse generatore per la sistemazione di tutta l’area, tanto da determinarne sia l’orientamento che la giacitura. Per questo è anche nota come Via delle Matine.

Ortogonale ad essa è stato realizzato un ordito viario secondario, costituito da un insieme di strade poderali che ricordano tanto i decumani romani. Queste strade però non sono scandite con distanze uguali e non sono posizionate neanche in corrispondenza tra loro sui lati della strada provinciale 89. Anomalie che evidenziano le irregolarità nel disegno delle Matine di Bitonto.

La parte centrale, compresa tra le due strade, è attraversata in senso longitudinale, per tutta l’area, da una lama, che dapprima è solo un grande impluvio ma poi diviene la Lama di Giglio.

Tra la lama e l’ordito viario secondario, ad essa trasversale, a partire dalla strada poderale che corre sulla quota più alta, si viene a stabilire un rapporto molto singolare, caratterizzato dalla realizzazione di una serie di opere infrastrutturali e idrauliche.

Infatti il passaggio delle strade sulla lama è risolto in modo differente, a seconda dell’ampiezza e profondità dell’invaso, con strutture variamente dimensionate.

La strada poderale, che corre sulla quota più alta, passa da un versante all’altro della lama attraverso un grande ponte datato 1907, così come si evince dalla iscrizione apposta sulla struttura stessa. Il ponte s’impone sul paesaggio della lama con la sua unica grande arcata e le ali murarie di raccordo. Un’opera davvero di notevole manifattura, non riportata, stranamente, con il corrispettivo simbolo grafico nelle carte topografiche comunali.

La strada poderale successiva, invece, presenta un piccolissimo ponticello con la campata di modeste dimensioni. Anche quella seguente ne ha uno, con un’arcata appena più larga. A seguire l’altra ancora si adagia semplicemente sull’andamento dei versanti, cambiando il suo sviluppo lineare in sinuoso perché si adegua al grande salto di quota della Lama di Giglio. L’ultima strada, infine, non ha soluzione di continuità: si interrompe quasi sul ciglio della lama e prosegue idealmente dall’altra parte del versante opposto.

Tutte queste strade sono caratterizzate, nel punto in cui intercettano la lama, dalla presenza di piscine, ovvero cisterne per la raccolta delle acque meteoriche, posizionate sempre dal lato valle della strada.

LE MATINE
Strada poderale secondaria con cisterna per la raccolta dell’acqua sull’impluvio

La natura idrogeologica di questo luogo è chiaramente visibile pure dagli innumerevoli rivoli di acqua che si creano in occasione delle precipitazioni piovose e che solcano in maniera capillare gli appezzamenti di terra a ridosso delle lame.

La conformazione carsica del suolo, inoltre, è rilevabile non solo dalla presenza della lama centrale, che contiene peraltro al suo interno pure la Grave delle Torri Riunite, ma anche da un altro piccolo impluvio che corre a margine dell’area quasi sul confine con il territorio di Palo e, in ultimo, dall’esistenza di due doline.

Un paesaggio ordinato, insomma, costretto ad adattarsi fortemente alle caratteristiche morfologiche e orografiche della zona, dove la presenza sinuosa di lame più o meno profonde interrompe la continuità e la regolarità del disegno.

Il comprensorio delle Matine di Bitonto include, al suo interno, anche le Matine di Palo, forse perché un tempo ricadenti nell’agro di Palo del Colle e altri due comparti, definiti dalle strade poderali secondarie, che sono Pezza della Parata e Pezza Grande. La denominazione pezza, legata alla locuzione “pezza di terra“, sta per appezzamento di terra ad indicare un’unità di misura, anch’essa tipicamente romana. È possibile trovare la pezza in forma di comparto isolato, come fosse un piccolo intervento di trasformazione simile alle matine, anche in altre zone del territorio bitontino.

Per quanto riguarda l’appoderamento, ossia la divisione dei terreni, nelle Matine di Bitonto prevale il sistema a strigatio, con fasce rettangolari, lunghe e strette, tutte parallelle alla strada provinciale 89. Ciononostante ritroviamo anche il sistema a scamnatio, con bande di terre trasversale, sia ai lati delle strade, che ai margini del comprensorio e soprattutto lungo i due impluvi.

I campi sono essenzialmente aperti e hanno bordature con muri a secco solo lungo le strade poderali o sulla metà della distanza che intercorre tra queste. Gli appezzamenti sono quasi tutti caratterizzati da filari di alberi di ulivo, con trame variamente ordite, tranne alcuni che risultano invece incolti od altri che hanno nuovi impianti di colture.

Moltissimi sono poi gli appezzamenti di terra che presentano pagliai di pietra di forme e dimensioni varie; alcuni, invece, hanno piccolissime strutture in tufo, manufatti minimi per l’attività agricola; altri ancora ospitano modestissime casette, realizzate sicuramente per il tempo libero.

Nell’area, comunque, coesistono diverse tipologie di costruzioni, da quelle più datate, presumibilmente nate in contemporanea conl’intervento di bonifica e che quindi hanno uno stretto legame con l’attività agricola, ad altre che sono sorte in tempi più recenti con usi più disparati.

Tra le prime si distinguono poi quelle che hanno un carattere di residenza rurale, essenziali dimore composte da pochi ambienti, come Casino Grassi, Casamontana, Casino Balliana, Casino Rondinella oppure la più nobiliare Villa Bellaveduta, dagli stilemi liberty, e quelle più strettamente legate alla lavorazione agricola, costituite da semplici strutture con fronte a capanna, come lo Stabilimento Sylos, lo Stabilimento Donna Giselda, lo Stabilimento Binetti e la più articolata Masseria Stella.

Tra le strutture di recente costruzione, invece, si possono citare il complesso residenziale in prossimità di Villa Bellaveduta, da cui fra l’altro prende anche il nome, nel quale si addensano una serie di case per il tempo libero, il campo sportivo con l’adiacente pineta, poco distante dal centro abitato di Mariotto, assolutamente meritevole di una riqualificazione per via del notevole stato di degrado in cui versa e la pista dei go-kart che si trova sulla strada statale 89.

Ad ogni modo vien da pensare che, dietro la sistemazione delle Matine bitontine, molto probabilmente, ci sia stata l’iniziativa privata di alcuni latifondisti, a giudicare dalle pietre epigrafate presenti su alcuni manufatti, realizzati su una delle strade poderali secondarie, che riportano la dicitura: “UMBERTO CAV. BENETTI COSTRUÌ 1907“.

Sulla stessa strada, difatti, è presente una struttura di tipo agricola, identificata nelle carte topografiche col toponimo Stabilimento Binetti che, al di là dell’errore di trascrizione del nome sulle mappe, quasi certamente apparteneva alla stessa persona o famiglia.

Bisogna ammettere che sull’area delle Matine vi è stata una scarsa attenzione con una conseguente perdita di visibilità dell’impianto, tanto da essere ignorata negli orientamenti e negli indirizzi delle programmazioni urbanistiche territoriali. Eppure questo intervento di trasformazione agraria del nostro territorio rappresenta comunque un esempio significativo di paesaggio romanizzato.

Un’area, quella delle Matine di Bitonto, che trasuda sapere e conoscenze del mondo antico e che ancora oggi rappresenta, per il suo disegno e il suo assetto, una lezione valida cui guardare, visti i riferimenti aulici che hanno ispirato l’impianto, pur se nato con intenti diversi e con la semplice destinazione d’uso agricola.

Se volessimo oggi meglio comprendere il fascino della struttura formale di questo paesaggio agrario romanizzato che sono le Matine, magari attraverso una raffigurazione o un dipinto, che ne tratteggi in qualche modo i caratteri, non dovremmo certo cercare dei riferimenti nel mondo classico, né tantomeno nella pittura rinascimentale, che tanto ha prodotto in tal senso, ma più forse nelle visioni dei pittori contemporanei.

L’impianto delle Matine di Bitonto fa certamente più pensare, ad esempio, alla composizione del dipinto di Paul Klee, del 1929, “Strada principale e strade secondarie“, nel quale il pittore con straordinaria efficacia sintetizza il paesaggio sul Nilo, intrecciando in una ricca trama geometrica astratta i colori azzurro e arancio per il fiume e i campi.

Nel dipinto, infatti, è possibile cogliere e rileggere tutti gli elementi costitutivi che connotano, in modo singolare, l’area delle Matine: il tracciato rettilineo della strada principale, l’ordito delle strade secondarie, la trama dei lunghi lotti rettangolari degli appezzamenti e persino la sinuosa presenza della lama e dell’impluvio che interrompono la regolarità dell’impianto.

PAUL KLEE_STRADA PRINCIPALE E STRADE SECONDARIE_1929
Paul Klee, Strada principale e strade secondarie (1929), olio su tela, 83 x 67 cm, Ludwig Museum (Colonia)