Un mare di identità dai porti agli archivi di famiglia

Da Edoardo Delille a Patrick Villocq, da Alessia Rollo a Pino Pascali un viaggio fascinoso nella memoria collettiva attraverso le foto del PhEst di Monopoli

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Un viaggio nella memoria per ricomporre le mille identità che convivono da secoli nel Mediterraneo, per accorciare le distanze tra popoli che condividono lo stesso destino, per aprire ponti di dialogo e di confronto sui temi più delicati della contemporaneità. Questo, e molto altro, è “PhEST – See beyond the Sea”, il festival internazionale di fotografia e arte che sino al 4 novembre animerà, per la terza volta consecutiva, Monopoli, trasformata per l’occasione in una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto.

Un mare di identità dai porti agli archivi di famiglia
Visitatori al PhEST 2018

I colori dell’arcobaleno hanno tinto, infatti, i vicoli stretti del centro storico, del castello e della muraglia, degli storici palazzi cittadini e persino delle chiese con l’odore del mare e della salsedine che arriva, dolce, portato dalla brezza. Un labirinto magico in cui perdersi e sorprendersi, dove girovagare senza meta, lasciandosi guidare soltanto dall’istinto e dalle sensazioni provocate dalle installazioni che spuntano all’improvviso dietro un angolo e lasciano senza fiato.

I macrotemi principali di questa edizione della rassegna sono i porti e le foto di famiglia. Due viaggi paralleli che sembrano non incontrarsi mai, ma che invece si incrociano e si contaminano a vicenda nelle ventuno mostre che, contemporaneamente, animano le meravigliose location nel cuore di Monopoli. Si parte quindi dal porto, un luogo dove tutto è sospeso, una sorta di terra di mezzo, punto di partenza e di arrivo, di incontro di culture e immaginari lontani.

Un mare di identità dai porti agli archivi di famiglia
Un’immagine dal progetto “On board” del fotografo fiorentino Edoardo Delille

Porto come rifugio, l’agognata salvezza dei migranti contro la barbarie dei nostri tempi, speranza di un futuro diverso e di una prospettiva di vita migliore. Una visione del porto, quindi, lontana da quella attuale dove purtroppo è spesso un luogo di esclusione come testimoniano le cronache di morti, vietati sbarchi o respingimenti. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il progetto “On board” del fotografo fiorentino Edoardo Delille. Tredici scatti, realizzati durante la residenza artistica del fotografo a Palazzo Fizzarotti nei porti di Bari e Brindisi, che hanno l’obiettivo di restituire l’idea di quello che i porti sono stati, sono e sempre dovranno essere: luoghi di transito, luoghi in cui tutto si mescola, luoghi di accoglienza.

Dal porto si passa poi al tema della memoria, con un lavoro di ricerca negli archivi intimi di famiglia, per scovare figure e storie quotidiane del passato, di un tempo che non c’è più e che viene continuamente rimodulato dallo sguardo del presente. Gigantografie di uomini, donne, bambini e di intere famiglie campeggiano sui muri del porto vecchio e del centro storico, quasi a voler osservare il passante, portarlo a interrogarsi, a chiedersi da dove viene e dove vuole andare.

Un mare di identità dai porti agli archivi di famiglia
Una foto dalla mostra #WEAREINPUGLIA

Conoscere chi siamo, le nostre radici, assume oggi più che mai un valore sempre più importante per comprendere i grandi cambiamenti in atto nella modernità, per guardare l’altro, il diverso da noi, con occhi nuovi. Da qui trae spunto la mostra #WEWEREINPUGLIA nata da “Album – Archivio di Famiglia”, un progetto partecipato di recupero di fotografie e materiale audiovisivo sui cittadini del secolo scorso, per riportare alla luce un mondo ormai lontano ma che affascina e incuriosisce, e che rinsalda il senso di appartenenza della comunità. Protagonista è la semplice vita quotidiana delle persone, i viaggi e le vacanze, le feste e gli eventi pubblici, il lavoro, la città e i paesaggi.

“Questi due temi -spiega Giovanni Troilo, direttore artistico del PhEST- porti e archivi si incrociano in vari passaggi, come nella mostra di Pino Pascali con la sua serie inedite di fotografie in cui indaga il porto e il mare, ma si incontrano definitivamente sul lungomare della città vecchia, in cui la scritta abbagliante See Beyond the See inviterà i visitatori ad avvicinarsi a una serie di cannocchiali gialli puntati verso il mare per scoprire un paesaggio inatteso in cui spazio e tempo si sospendono e si annullano per un istante”.

Un mare di identità dai porti agli archivi di famiglia
Un’immagine dalla mostra dedicata a Pino Pascali

La rassegna è un percorso itinerante con numerose tappe, un programma denso non solo di installazioni permanenti ma anche di occasioni di dialogo e di riflessione. Da non perdere, senz’altro, è proprio l’esposizione all’interno del castello dedicata all’artista polignanese Pino Pascali, nell’ambito delle celebrazioni del cinquantenario della sua scomparsa.

Imperdibili anche le mostre a Palazzo Palmieri, la cui curatela è affidata ad Arianna Rinaldo, dove molteplici sono gli spunti di riflessioni che le fotografie stimolano: ci si interroga sull’accoglienza ai rifugiati con i tableaux di Patrick Willocq e sullo sfruttamento dei migranti proprio nella nostra terra con le immagini evocative di Alessia Rollo. Si osserva il mondo dall’alto con le composizioni satellitari di Federico Winer, che ci propone di studiare la realtà da un’altra prospettiva, mentre con Mandy Barker è possibile guardare da vicino gli oceani, invasi dalle plastiche, frutti del “progresso”.

Un mare di identità dai porti agli archivi di famiglia
Donne ritratte da Patrick Willocq

Il festival, inserito ufficialmente nel calendario dell’anno europeo del patrimonio culturale voluto dal MiBAC e dall’Unione Europea, ha il patrocinio di Regione Puglia – assessorato Industria turistica e culturale, Comune di Monopoli – Monopoli Tourism, Puglia Promozione, Ministero della cultura albanese e Apulia Film Commission. PhEST, dunque, non è soltanto un festival, ma rappresenta un vero momento di produzione culturale, un modo per valorizzare il territorio e proporre percorsi alternativi e di qualità per un turismo in grado di destagionalizzarsi.

Il grande merito di PhEST è anche questo: provocare, cercare di risvegliare il senso critico, stimolare domande alle quali si cerca di dare una risposta e, infine, offrire visioni differenti da cui partire per progettare nuovi scenari. È possibile consultare il programma completo della rassegna sul sito www.phest.info.

Nella foto in alto, una immagine dalla serie “Fata Morgana” di Alessia Rollo