Alla vigilia dei ballottaggi in programma domenica prossima, il quadro politico del nordbarese si presenta diviso tra certezze già acquisite e sfide ancora tutte da giocare. Il primo turno delle amministrative ha consegnato, infatti, risultati definitivi solo in parte del territorio, mentre in altre città la competizione resta aperta e pronta a riaccendersi nel secondo round. È dunque il momento di un primo bilancio: capire dove gli elettori hanno scelto la continuità, dove hanno chiesto un cambio di passo e quali forze politiche si contenderanno la guida dei comuni ancora in bilico.
Ad Andria e Corato non ci sarà bisogno del ballottaggio dal momento che in entrambi i casi i cittadini hanno espresso chiaramente la loro preferenza, scegliendo la continuità e premiando le amministrazioni uscenti.

Si tratta, infatti, di un voto plebiscitario (ha toccato il 77% delle preferenze) quello che ha confermato Giovanna Bruno alla guida di Andria, il comune più popoloso della BAT. A scrutinio ancora in corso era già chiaro ed evidente il risultato, nettissimo, tanto che la sindaca si è presentata presto al comitato elettorale nel pomeriggio di lunedì 25 maggio. T-shirt bianca con la scritta sul petto “Ancora Giovanna” e sulla schiena lo slogan della sua campagna elettorale: “Andiamo avanti”. Ad accoglierla tantissimi simpatizzanti con i fazzoletti arancioni legati come foulard attorno al collo o ai polsi e cori da stadio. “Resto qui”, ha scandito la rieletta sindaca, scacciando quel dubbio che in molti hanno fatto aleggiare durante la sua campagna elettorale, scommettendo su di una sua consiliatura dalla breve durata, insinuando malignamente la volontà di ricoprire il ruolo di sindaca solo in attesa di spiccare il volo alle elezioni politiche del 2027.
“Spero impari a scommettere su di noi anche quel 25%, e capisca che possiamo essere una grande comunità. Una comunità che era in macerie, politicamente umiliata e che oggi attraverso la politica è storia”, ha affermato, riferendosi alla sua prima elezione nel 2020, dopo l’epoca Giorgino terminata con il commissariamento e il dissesto delle casse comunali. Il riferimento era a quel 25% raccolto dal suo sfidante Sabino Napolitano, il pediatra scelto da Fratelli d’Italia per strappare Andria al centrosinistra e sostenuto da tutto il centrodestra. Serafico il suo commento dopo essere stato travolto dal risultato: “La città ha fatto una scelta precisa che accettiamo e rispettiamo con senso democratico. Evidentemente il nostro programma e la nostra proposta non sono riusciti a convincere la maggioranza dei cittadini e ne prendiamo atto”.
Un dato interessante, che va sottolineato, è che alle elezioni comunali che si sono tenute il 24 e 25 maggio in 700 comuni, tra cui 18 capoluoghi di provincia, quasi tutti i candidati erano uomini, segnando un trend negativo sulla partecipazione politica femminile nel nostro Paese. Il gender gap peggiore degli ultimi 5 anni. Nei capoluoghi di provincia andati al voto, solo 9 candidate sindache contro 77 candidati uomini. E Giovanna Bruno è stata l’unica ad essere eletta.

Risultato meno “bulgaro”, ma comunque sostanzioso, quello di Corrado De Benedittis a Corato, riconfermato con il 55,6% delle preferenze. Il campo largo del centrosinistra ha infatti battuto anche qui il centrodestra rappresentato dal candidato sindaco Pietro Zona, fermo al 34,6%. Più staccata la proposta civica di Nica Testino (che non va oltre l’8,6%, ma entra in consiglio comunale), mentre Vincenzo Adduci di Democrazia Cristiana resta fuori dalla massima assise e si attesta poco sopra il punto percentuale con 333 voti totali.
La maggioranza consiliare porta a casa 15 seggi: 4 al PD, la lista più votata dai coratini con il 13,45%; 3 per Corrado Sindaco; 2 per Demos e Rimettiamo in moto la città; 1 seggio per Prossima, AVS, Articolo 49 e Casa Riformista. Resta fuori il Movimento 5 Stelle. Per l’opposizione 9 seggi totali, di cui 8 al centrodestra (1 per Pietro Zona, 3 per Direzione Corato (la seconda lista più votata dopo il PD, dato al 12,79%), 2 per Zona Comune, uno per UdC e Fratelli d’Italia). Restano fuori le liste di centrodestra Polis, Forza Italia, Lega, Popolari-Noi Moderati.
Nel messaggio rivolto alla città, il candidato sindaco sconfitto ha espresso gratitudine verso tutti coloro che hanno creduto nel progetto politico da lui rappresentato e nel programma di governo proposto, «chi più e chi meno convintamente», e ha dedicato un passaggio anche agli elettori che hanno scelto il voto disgiunto, sostenendo le liste della coalizione ma non la sua candidatura a sindaco. È infatti questo uno dei dati più interessanti dei risultati elettorali a Corato. Se Pietro Zona ha raccolto 9.652 preferenze, le liste che lo sostenevano hanno fatto molto meglio, con 10.878 voti totali. Quasi sette punti percentuali di differenza. Una dimostrazione evidente di come la cittadinanza abbia ritenuto debole la candidatura di Zona.
Il secondo mandato di De Benedittis è cominciato con la notizia – annunciata dal sindaco nel corso della cerimonia di proclamazione – del conferimento, da parte del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, del titolo onorifico di Città al comune di Corato. Si tratta di un riconoscimento di straordinaria importanza, attribuito ai comuni che si distinguono per storia, rilevanza culturale, tradizioni civiche, patrimonio artistico e ruolo svolto nel contesto territoriale. Nel decreto e nella relazione ministeriale vengono valorizzati la millenaria storia di Corato, il suo significativo patrimonio archeologico, culturale e ambientale, il contributo allo sviluppo economico e sociale del territorio, nonché il dinamismo della comunità cittadina e delle sue istituzioni.

Ma se da un lato le amministrazioni di Andria e Corato possono proseguire la loro attività con rinnovato slancio, resta sospeso il destino delle vicine Molfetta e Trani, dove tutto è rimandato a domenica 7 giugno per il ballottaggio. A Molfetta gli sfidanti sono Manuel Minervini (che ha raccolto il 45%, sostenuto da Pd, M5S, Sel, Rc, Spazio Riformista e altre tre civiche) e Pietro Mastropasqua (supportato da 11 liste civiche e fermo al 36% al primo turno). Non ce l’ha fatta a raggiungere il ballottaggio Adamo Logrieco, candidato di Fdi, Udc e della lista civica facente capo all’ex senatore Antonio Azzollini. Ma è cospicuo il suo bacino di voti: 6.327, ovvero quasi il 20% del totale delle preferenze.

Un risultato numericamente significativo, quello di Logrieco, che fin da subito, dopo i risultati, ha escluso qualsiasi accordo post-elettorale con Mastropasqua. “Il futuro? Nessun apparentamento. Saremo forza di opposizione in consiglio comunale chiunque sia il prossimo sindaco. Un molfettese su cinque mi ha scelto per essere alternativo sia alla sinistra sia al civismo senza identità, ed io, come ho detto durante l’intera campagna elettorale, amo tener fede ai patti”, ha dichiarato a caldo dopo il primo turno. Adesso, quindi, resta da capire quanti voti confluiranno “naturalmente” dal suo nome a quello di Mastropasqua domenica prossima.
Una situazione molto più confusa è invece quella di Trani. Anche in questo caso il ballottaggio avverrà tra i due schieramenti tradizionali. Il centrosinistra frammentato – con la perdita di una parte del Pd e del M5S – non ha consentito al candidato Marco Galiano di ereditare al primo turno la fascia tricolore dall’uscente primo cittadino Amedeo Bottaro (Pd). Al ballottaggio la città dovrà scegliere tra lui e Angelo Guarriello (sostenuto da Fratelli d’Italia, Movimento Trani libera, lista Angelo Guarriello e Forza Italia). Come a Molfetta, c’è però un terzo incomodo, ovvero il civico Giacomo Marinaro, con ben 6.762 preferenze (il 21,50% del totale).

Dopo un primo momento, in cui era stato dato praticamente per certo un accordo tra Guarriello e Marinaro, tutto sembra essere improvvisamente sfumato. Almeno ufficialmente, infatti, i due candidati sindaco andranno al ballottaggio da soli, essendo scaduto il termine per comunicare eventuali apparentamenti ufficiali. Se ci sono stati però patti più o meno “ufficiosi”, lo si vedrà il giorno delle votazioni. Sfumata anche la possibilità, ventilata da qualcuno, di un avvicinamento del Movimento 5 Stelle alla coalizione di centrodestra, così da tentare l’unica via per tornare per i prossimi anni nell’assise cittadina. Per i 5 Stelle – che avrebbero trovato chiuse le porte del dialogo con il centrosinistra dopo la fuoriuscita dalla coalizione in extremis – si sarebbe trattato dell’unica possibilità di rientrare dalla finestra.

L’unico dato ufficiale (più o meno) resta quindi quello rappresentato dalla firma di un «patto federativo» tra la lista di Rispettiamo Trani che sosteneva la candidata sindaco Angela Mercorio e la lista Popolari nella coalizione che sostiene Marco Galiano. La foto della firma tra la candidata Mercorio e la candidata eletta in consiglio comunale, Donata Di Meo, ha creato non poco scalpore. Ma mancano ormai solo pochi giorni per scoprire come finiranno queste altre due partite.




