“Ognuno ha la sua vocazione. Mettiamoci in ascolto”

Con l’intervista a don Nicola Simonetti, direttore del Centro Diocesano Vocazionale, prosegue il viaggio di Primo piano nella realtà ecclesiale del capoluogo, in vista dell’arrivo di papa Francesco, sabato 7 luglio

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Prosegue il nostro viaggio nella realtà del mondo cattolico del capoluogo, per capire come si sta attrezzando in vista dell’incontro con papa Francesco, sabato 7 luglio. Dopo l’intervista a don Michele Birardi, responsabile della Pastorale giovanile, diamo la parola a don Nicola Simonetti, direttore del Centro Diocesano Vocazionale presso il seminario minore di Bari.

“Parla, perché il tuo servo ti ascolta”, la celebre affermazione di Samuele, identifica il tratto caratteristico della vocazione: la dimensione dell’ascolto.

Il tema di questa seconda intervista è, infatti, “Francesco e… le vocazioni”: quali sono i metodi e le strategie attraverso cui il seminario aiuta i ragazzi, i giovani e gli adulti a mettersi in ascolto del Signore.

Qual è il ruolo del seminario minore nella diocesi?

Accompagnare i ragazzi e i giovani alla scoperta della loro vocazione. Il vescovo ama definire il seminario come il “sicomoro” della nostra vita: come Zaccheo è salito su quella pianta per scorgere lo sguardo di Dio, così il seminario deve aiutare i ragazzi, già da tenera età, a scorgere lo sguardo di Dio sulla propria vita e, dunque, a comprendere la loro vocazione, che non è esclusivamente quella sacerdotale.

In che modo il seminario aiuta i giovani a scoprire la loro vocazione? Quali attività svolge?
Al suo interno sono attivi alcuni gruppi vocazionali. Quelli denominati “Samuel” e “Miriam”, ad esempio, sono dedicati ai ragazzi di scuola media: organizzano incontri mensili, attraverso cui proporre la vita del seminario e aiutare a scoprire la bellezza di una vita vissuta come dono agli altri. C’è, poi, il gruppo “Eccomi”, per i ragazzi di scuola media-superiore, e il gruppo “Se Vuoi”, che coinvolge prevalentemente i giovani, che vivono un cammino di discernimento, alla ricerca di un progetto di vita. Una delle proposte vocazionali della nostra diocesi è l’adorazione eucaristica del secondo giovedì del mese, aperta a giovani, adulti, consacrati e famiglie, che diventa per noi un’occasione speciale di preghiera per le vocazioni.

Molto spesso per vocazione s’intende unicamente la chiamata al sacerdozio…
Quando parliamo di vocazione, in realtà, ci riferiamo al progetto di Dio sulla nostra vita. Per questo il seminario minore non ti indirizza esclusivamente alla vita sacerdotale. Tanti ragazzi sono passati dal seminario e ringraziano sempre questa struttura che li ha aiutati a essere persone responsabili, impegnate nella società ma anche nella politica.

Qual è l’opinione del papa sul tema delle vocazioni?
Papa Francesco insiste sempre sul “saper osare”. Ma, soprattutto, afferma che non bisogna aspettare che la nostra vita sia perfetta per scegliere un proprio progetto di vita. Il papa chiede agli adulti e ai formatori di “accompagnare” i giovani e i ragazzi nel percorso di discernimento. Nell’ultima Giornata mondiale della gioventù, a Cracovia, Francesco ha esortato i giovani a essere persone che sappiano camminare e mettersi in discussione. In campo vocazionale è importante avere sempre una guida di riferimento, con la quale potersi confrontare e capire meglio la missione che il Signore ci affida.

Un tuo consiglio ai giovani per aiutarli a comprendere il senso della loro vita…
Mi piace riferirmi al titolo della Giornata mondiale per le vocazioni, che abbiamo celebrato lo scorso 22 aprile. Si tratta della richiesta che Dio fa a Salomone: “Signore dammi un cuore che ascolta”. Propongo questa richiesta di Salomone come consiglio ai giovani: saper trascorrere del tempo nell’ascoltare Dio che ci parla, non solo attraverso la chiesa e i sacramenti, ma anche per mezzo dei segni dei tempi. Il Concilio Vaticano II ha ribadito che Dio parla attraverso la storia e la vita di ciascuno di noi. Per questo invito ciascun giovane, prima di realizzare ogni progetto di vita, a mettersi in ascolto di un Dio che ci parla in tanti modi. Non bisogna temere i momenti di crisi, perché la strada da percorrere non è sempre chiara. Bisogna saper pazientare. L’ascolto consiste anche nel saper attendere i tempi di Dio, che non sono i tempi dell’uomo. L’ascolto, dunque, implica pazienza e docilità. Bisogna trovare il tempo per sedersi e capire come si vuole realizzare la propria vita, non solo per il bene personale ma anche per quello degli altri.