Sono le donne che fanno la differenza in città

Tra municipi, imprese, panel tematici e percorsi contro la violenza, Women & the City mette in luce a Bari come le storie al femminile diventano pratica amministrativa e partecipazione

La prima edizione barese di Women & the City ha acceso fasci di luce significativi sul ruolo positivamente trasformativo delle donne in ogni ambito della società civile, anche nel Mezzogiorno. Il festival, nato dal gemellaggio con Torino – dove da tre anni si svolge grazie al progetto Torino città per le donne, ideato da Antonella Parigi – è approdato per la prima volta in Puglia, registrando oltre 10.000 presenze nell’arco di tre giorni grazie all’impegno della direttrice e giornalista Elisa Forte.

Nel corso di più di 40 eventi gratuiti, oltre 100 ospiti italiani e internazionali hanno discusso di politica, sostenibilità, economia, imprenditoria, qualità della vita, famiglia, lavoro, cultura e contrasto alla violenza, sempre nel segno della parità di genere. Un dibattito intenso e coinvolgente sullo sfondo di alcune grandi tematiche: dagli 80 anni del voto alle donne all’urbanistica inclusiva, dalla violenza economica e digitale alla medicina di genere, fino al volto femminile dei conflitti e alla leadership delle nuove generazioni.

  

I panel si sono rivelati momenti preziosi di confronto e di testimonianza, in cui donne protagoniste del cambiamento personale e civile hanno portato esempi concreti di sguardo lungimirante e responsabilità. Dal palco di piazza del Ferrarese è giunto chiaro e preciso il messaggio di come le pratiche sociali, economiche e politiche guidate da donne in ruoli di leadership contribuiscano in modo efficace alla crescita della comunità.

Nonostante siano operative da oltre un anno, nel dibattito pubblico non è stato forse sottolineato abbastanza che a guidare i cinque municipi del Comune di Bari sono proprio cinque donne: una scelta consapevole e senza precedenti del sindaco Vito Leccese. Bari è infatti l’unica città italiana i cui quartieri sono interamente amministrati da donne, un segnale forte dell’onda di cambiamento che attraversa il capoluogo. Nel panel dedicato a loro, le cinque presidenti – con vocazioni e competenze diverse – hanno raccontato come mettano a disposizione dei territori la propria esperienza professionale, affrontando bisogni differenti e rafforzando i processi di inclusione e partecipazione al bene comune.

Giornalista e presidente del Municipio I, Annamaria Ferretti è anche delegata del sindaco per le Politiche di genere e pari opportunità e tra le promotrici dell’arrivo del festival a Bari. Alessandra Lopez, avvocata, guida il Municipio II; Luisa Verdoscia, pedagogista, il Municipio III; Maria Chiara Addabbo, educatrice, il Municipio IV; Maristella Morisco, medica, il Municipio V. Le loro competenze eterogenee favoriscono un confronto costante che s’intreccia con i bisogni dei quartieri, generando collaborazione. Le accomuna una visione del potere come responsabilità, prossimità, ascolto e servizio. Il loro impegno politico è vissuto come occasione per cambiare regole e mentalità, e per essere quotidianamente al servizio delle donne della città.

Le cinque rappresentanti sottolineano inoltre come il loro lavoro miri a far sì che non sia più una “notizia sensazionale” vedere donne nei ruoli amministrativi. La scelta politica di Bari rappresenta, tuttavia, un impulso concreto all’abbattimento delle disparità.

A precedere il panel Plurale femminile: a Bari non è un caso. È una scelta è stata la testimonianza di alcune imprenditrici locali, che hanno offerto spunti sull’autodeterminazione come leva di valore per il territorio. Tra gli esempi più significativi di leadership femminile c’è Lucia Forte, amministratrice delegata di Oropan, intervenuta nel panel Leadership in transizione: generazioni che guidano il cambiamento. La sua non è una posizione di privilegio, ma una responsabilità che ha portato un prodotto identitario come il pane di Altamura a livelli di management innovativo. Oltre ai numeri che raccontano la diffusione del pane in 27 paesi, è la strategia imprenditoriale a convincere: equità contributiva di genere, formazione continua, alleanze interne capaci di abbattere barriere e favorire inclusione, trasformando l’azienda in un brand internazionale.

Di innovazione e transizione ha parlato anche Marilù Fiore, vicepresidente di Confindustria Giovani Bari-Bat e marketing & public relation manager di Citymoda. La transizione generazionale, ha spiegato, è un passaggio che le aziende non possono ignorare. Il suo impegno punta a rendere la comunicazione più inclusiva e a promuovere progetti a forte impatto sociale. La rete Pink Talk, da lei creata, mette in dialogo le aziende, valorizzando esempi femminili di imprenditoria e generando processi che sostengono le donne.

Avvocata e consigliera metropolitana con delega alla digitalizzazione e alle politiche attive del lavoro, Angela Perna ha riflettuto sul bilancio di genere del Comune come strumento di orientamento e di empowerment femminile. L’aumento degli asili nido e la proposta dei baby pit stop nei tribunali sono misure che permettono alle donne di non doversi assentare dal lavoro durante l’allattamento. Azioni che puntano a sensibilizzare la cittadinanza verso un linguaggio e una mentalità più inclusivi.

All’interno del festival non poteva mancare il tema della violenza di genere. Le organizzatrici hanno distribuito “bugiardini” medici, veri e propri fogli illustrativi per riconoscere e contrastare la violenza: sintomi, effetti, avvertenze e indicazioni per denunciare, dal numero 1522 ai centri antiviolenza. Lo strumento sarà diffuso nelle farmacie di Bari. Nel panel Violenza e media: raccontare, riconoscere, contrastare, l’ospite attesa era la sindaca di Genova, Silvia Salis, che ha raccontato il suo impegno contro la violenza sui social, dove vero e verosimile si confondono. Ha denunciato l’uso strumentale dell’aspetto fisico, spesso fonte di pressione per le donne in politica, e ha ribadito la necessità di una giustizia più rapida e di maggiori risorse per i centri antiviolenza. Accanto all’aspetto giudiziario, ha indicato come fondamentale l’educazione sessuo‑affettiva, da introdurre in modo strutturale e non come risposta emotiva ai singoli casi.

Gli ospiti del panel hanno insistito sulla necessità di portare l’educazione sessuo‑affettiva nelle scuole, perché diventi uno spazio di confronto tra uomini e donne e un terreno comune per comprendere che le politiche di genere si costruiscono insieme.

Molti stereotipi resistono ancora nelle relazioni, anche sentimentali, spesso ignorati o minimizzati. Una prospettiva maschile è arrivata da Alberto Grandi, ricercatore di linguaggio, soggettività e maschilità sistemica. Ha descritto il maschile come un modello culturale centralizzato che da sempre mantiene rapporti di potere. Ha citato i videogiochi come esempio di narrazioni sessiste che alimentano modelli discriminatori e violenti. Parte della maschilità, ha spiegato, attribuisce le proprie difficoltà al femminile, generando un immaginario che può sfociare in aggressività reale. Il femminicidio, per l’esperto, non è un raptus, ma il prodotto di questi modelli radicati, che vanno destabilizzati. Allo stesso tempo occorre parlare delle forme di violenza online, uno dei luoghi più pericolosi e divisivi sul tema della parità.

Di stalking digitale, aggressività verbale, diffusione di contenuti intimi ed estorsioni sessuali ha parlato Barbara Strappato, primo dirigente della Polizia di Stato e responsabile del Servizio di polizia postale e sicurezza cibernetica. Ha ricordato come i fenomeni del web si radicalizzino rapidamente e come l’intervento repressivo avvenga spesso senza norme specifiche, dato che la tutela online è recente. Per questo è fondamentale parlarne sempre più, affinché anche i più giovani imparino a riconoscere i rischi. Tra ingenuità degli utenti e analfabetismo digitale ed emotivo, il virtuale è un luogo dove la stereotipizzazione della donna è ancora fortissima. Occorre quindi valorizzare modelli positivi come quello di Alice Pignagnoli, calciatrice professionista impegnata sui temi della parità e della maternità nello sport, che ha lottato per tornare in campo dopo la gravidanza nonostante l’assenza di protocolli adeguati. Racconta la sua esperienza nel libro Volevo solo fare la calciatrice e nel docufilm Mother and Footballer.

Rossella Matarrese, coordinatrice di GI.U.Li.A (Giulia giornaliste), ha posto l’attenzione sull’uso dei linguaggi, primi veicoli di sessismo e generatori di codici culturali che spesso attenuano la responsabilità degli autori di reato, rendendo accettabile “la colpa della donna”. La qualità dell’informazione richiede dunque delicatezza e rigore, per evitare attenuanti narrative e promuovere una grammatica più etica e giusta. Media e social, strumenti potenti di influenza ed emulazione, devono attenersi a codici deontologici chiari.

Tra i molti spunti emersi, resta centrale la necessità di incentivare in modo deciso e paritario i ruoli che le donne già ricoprono con competenza ed entusiasmo. Women & the City ha portato in piazza storie attuali da assumere come modello. Educare anche a questa positività è fondamentale per abbattere le discriminazioni, insieme alla lotta contro ogni forma di violenza. Per molti ospiti, l’arma più efficace resta la Riforma per l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole (per la quale è possibile firmare la petizione sul sito del festival) un percorso che richiede di affrontare tabù, resistenze culturali e semplificazioni ideologiche, partendo dai giovani senza dimenticare la formazione degli adulti.