Nel silenzio che precede ogni nota, là dove l’aria sembra trattenere il respiro in attesa di un suono, prende forma la musica di Savino Valerio, ideatore del progetto Plaza de Mundo. Non solo un nome d’arte, ma una metafora di un luogo immaginario, una piazza senza confini dove le melodie diventano ponti invisibili e le emozioni si trasformano in vibrazioni. Ogni composizione di Valerio è un varco aperto verso l’alterità, un frammento di tempo sottratto all’ordinario e restituito come esperienza estetica.

La poetica di Plaza de Mundo si fonda su una tensione costante tra rigore e abbandono, tra la precisione dell’ingegnere del suono e l’intuizione del poeta. Brani come Let Me Steal the Time hanno già dimostrato la capacità dell’artista bitontino di parlare un linguaggio universale, capace di superare barriere geografiche e culturali. La musica di Valerio è insieme esercizio di stile e rivelazione emotiva, un ponte che unisce mondi diversi e che si colloca in una tradizione antica e al tempo stesso contemporanea: quella di chi usa il suono per dare forma all’invisibile, per trasformare l’emozione in paesaggio e la memoria in visione.
Il 2025 ha portato con sé, proprio in quest’ultimo scorcio di anno, un riconoscimento importante: il progetto audiovisivo The Cocoon of Love, firmato da Savino Valerio – Plaza de Mundo Project – in collaborazione con Mario Marco Farinato, regista e direttore video, è entrato nella Official Selection di novembre del prestigioso New York Film & Female Actress Award, nella sezione Music Video & Experimental Film. Si tratta di un cortometraggio muto dove musica e danza raccontano, senza parole, una storia di metamorfosi, tempo e silenzio emotivo. La colonna sonora originale, basata sul brano Let Me Steal the Time, già vincitore di premi internazionali e al primo posto nelle classifiche indie di musica più trasmessa in radio nel 2025, diventa il cuore pulsante di un’opera che fonde linguaggi diversi.

Protagonisti del video sono i ballerini Pietro Tortorici ed Eleonora Baldassarri, con coreografie firmate da Eleonora Gallizioli e Federica Morselli, realizzate in collaborazione con Studio Danza La Fenice di Mantova. La presenza della violoncellista Elena Ortu, che appare anche in alcune scene, aggiunge una dimensione ulteriore, un timbro che amplifica la densità emotiva del racconto. Il progetto è stato interamente registrato all’interno del Palazzo Te di Mantova, uno dei luoghi più affascinanti e significativi del Rinascimento italiano, che diventa cornice e simbolo di un dialogo tra passato e presente, tra arte visiva e musica.
Un ringraziamento particolare va a Stefano Baia Curioni, direttore di Palazzo Te, e a Pierpaolo Consoli della stessa istituzione, il cui sostegno e la cui sensibilità hanno reso possibile la realizzazione di un progetto tanto complesso quanto poetico. La loro collaborazione ha permesso di trasformare uno spazio storico in un palcoscenico contemporaneo, dove la musica e la danza hanno potuto intrecciarsi con la memoria del luogo.

Questa selezione newyorkese non è soltanto un premio, ma una legittimazione culturale che colloca Plaza de Mundo in un orizzonte globale. A essa si aggiunge un ulteriore riconoscimento: il video è infatti finalista al Los Angeles Movie & Music Video Awards, conferma della sua capacità di parlare un linguaggio universale e di intrecciare musica e immagini in un racconto poetico. Il progetto è inoltre in corsa con altre candidature internazionali, tra cui Londra, Praga e Cannes: una rete gettata nell’oceano creativo del cinema e della musica, che testimonia la vitalità di un percorso indipendente capace di ricevere attenzione anche fuori dai confini italiani.
Ma parlare di Plaza de Mundo significa anche riflettere sul potere intrinseco della musica, sulla sua capacità di toccare corde invisibili e di generare emozioni che sfuggono a ogni definizione. La musica, in tutte le sue forme, è un linguaggio primordiale che precede le parole e le supera: essa sa evocare la nostalgia di un ricordo, la vertigine di un desiderio, la quiete di un abbraccio. È un’arte che non ha bisogno di traduzione, perché parla direttamente al cuore e alla mente, creando un legame immediato tra chi compone e chi ascolta. In questo senso, la musica di Plaza de Mundo si colloca come una sorta di fenomenologia del sentire, un’indagine sull’essenza dell’emozione che diventa suono e sull’eco che quel suono lascia nell’anima.

Savino Valerio, ideatore del Plaza de Mundo Project, si afferma dunque come una voce singolare nel panorama contemporaneo, capace di coniugare radici classiche e sperimentazione, tradizione e avanguardia. La sua selezione ai festival internazionali non è soltanto un traguardo personale, ma la prova che la musica, quando si fa visione, può diventare protagonista di un dialogo universale.
E quando l’ultima nota si dissolve nell’aria, resta la sensazione di aver attraversato un paesaggio invisibile, di aver abitato per un istante quella piazza del mondo che Valerio ha creato. È lì che la musica diventa spazio, emozione e visione: un invito a lasciarsi trasportare oltre il tempo e oltre i confini, verso un orizzonte dove il suono è la vera lingua dell’anima, una rivelazione che si offre come promessa di infinito.






