Nella richiesta d’aiuto del Papa, l’annuncio di una nuova stagione della chiesa

L’invocazione rivolta da Leone XIV ai cardinali, durante il Concistoro, chiarisce la natura del servizio affidato ai pastori: un servizio che si fa ascolto, che diventa orientamento e che invita l’intera comunità ecclesiale a procedere in un cammino di luce, franchezza e verità

Il Concistoro convocato da Papa Leone XIV, svoltosi a Roma dal 26 al 29 giugno, in coincidenza con la solennità dei Santi Pietro e Paolo, e che ha riunito 180 cardinali provenienti da tutto il mondo, offre l’occasione per un’ampia riflessione sul senso complessivo del cammino della Chiesa e sull’orientamento ad esso impresso dal pontefice in tempi così complessi e contraddittori come quelli che viviamo. Quattro giorni intensi, nei quali sono stati affrontati temi di grande rilevanza ecclesiale e internazionale: la situazione geopolitica globale, la pace e il superamento della teoria della “guerra giusta”, l’enciclica Magnifica humanitas e l’attuazione del Sinodo. Il Papa è stato protagonista in ogni fase dei lavori, dall’apertura alle conclusioni, instaurando con i cardinali un dialogo diretto e continuo, in una modalità pienamente sinodale.

 

Anche l’omelia pronunciata durante la santa messa alla Cattedra di San Pietro è stata occasione per rivolgere all’Assemblea, con profonda umiltà, una richiesta di aiuto. L’invito del Papa è apparso solenne nella forma, semplice nel tono ed estremamente efficace nel contenuto: “L’aiuto che potrete darmi, nell’esercizio del ministero petrino, trova in me chi chiede, non chi comanda. L’autorità del primato, infatti, è propria di chi ascolta e solo perciò guida, di chi apprende e solo perciò insegna, sempre alla sequela dell’unico Maestro.”

Tre verbi — chiede, ascolta, apprende — delineano il servizio al quale il Papa è chiamato come successore di Pietro. Dopo oltre un anno dalla sua elezione, avvenuta in Conclave proprio per mano dei cardinali, Leone XIV si rivolge a loro con determinazione e insieme con delicatezza, rassicurandoli: “Troverete in me uno che chiede, non chi è lì preposto per comandare.” È un invito a fidarsi, a non stupirsi, a riconoscere che non è chi comanda a chiedere aiuto, ma chi desidera servire la Chiesa ascoltando. Perché solo chi ascolta può guidare, e guidare non significa comandare. È il compito affidato a Pietro: pascere “i miei agnelli”, pascere “le mie pecore”. Chi insegna, ricorda il Papa, può farlo solo perché sa apprendere.

Cristo è il centro luminoso che tutto attira e illumina, soprattutto nella solennità dei santi Pietro e Paolo, colonne fondanti della Chiesa voluta da Cristo stesso. In questo orizzonte si colloca l’insistenza con cui Papa Leone XIV, nel corso del Concistoro, ha chiesto aiuto ai cardinali: non solo aiuto, ma anche franchezza e lealtà.

Nel suo Discorso di Apertura del Concistoro Straordinario, tenuto nell’Aula Paolo VI il 26 giugno 2026, il Papa ha ribadito la necessità di vivere “una comunione che prende forma in una Chiesa sinodale nella quale tutti cooperano alla medesima missione, ciascuno secondo il proprio carisma e il proprio ministero”. Ha quindi presentato i quattro temi oggetto di riflessione, sottolineando che per affrontarli adeguatamente è indispensabile un sostegno concreto: “Desidero chiedervi un aiuto particolare. Il ministero che il Signore mi ha affidato non può essere vissuto da solo. Esso ha bisogno della vostra esperienza, della vostra sapienza pastorale, della vostra conoscenza delle Chiese e dei popoli che vi sono affidati. Conto su di voi perché mi aiutiate a discernere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa.”

La richiesta diventa ancora più esplicita quando il Papa aggiunge: “Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli. Vi chiedo così di accompagnarmi non soltanto in questi giorni di lavoro, ma anche nel servizio quotidiano alla comunione della Chiesa universale. Aiutatemi ad ascoltare ciò che emerge nelle Chiese, a riconoscere i segni di speranza che spesso crescono nel silenzio, ma anche a non ignorare le fatiche, le incomprensioni e le resistenze che possono rallentare il cammino. Ho bisogno della vostra libertà, della vostra franchezza e della vostra lealtà. Un consiglio sincero è sempre un atto di comunione.”

Il Papa chiede inoltre che questo stile di discernimento ecclesiale sia sostenuto da ciascun cardinale nella propria Chiesa e nel proprio ministero. Sa che tale stile richiede pazienza e può suscitare interrogativi, ma è convinto che il Signore stia indicando una via più evangelica per vivere insieme la responsabilità affidata alla Chiesa. Da questo, afferma, dipendono la credibilità della testimonianza e la fecondità della missione.

È difficile non rimanere colpiti dall’insistenza con cui Papa Leone XIV chiede aiuto “particolare” e un appoggio “forte, esplicito e pubblico”. Egli ne spiega le ragioni, ma la domanda rimane: chi è quell’autorità che ha il coraggio di chiedere aiuto e sostegno? Nella società civile, una simile richiesta potrebbe essere interpretata come segno di debolezza. Quando un’autorità deve chiedere aiuto, significa che le sue regole non bastano più, che la fiducia dei cittadini è diminuita, che le leggi vengono percepite come lontane o ingiuste. Nella Chiesa, però, non è così.

Leone XIV chiede “franchezza” e “lealtà” ai cardinali riuniti per il secondo Concistoro del suo pontificato. “Conto su di voi”, dice ai porporati, ricordando che sono stati loro i suoi grandi elettori. “Conto su di voi perché mi aiutiate a discernere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa. Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli.” Una lezione di grande responsabilità e insieme di grande umiltà.

Gli aggettivi che definiscono il sostegno richiesto — “forte, esplicito e pubblico” — sono la chiave di lettura dell’intero appello. Il Papa invita cardinali e vescovi a dare evidenza e visibilità alla loro condivisione, a coinvolgere realmente le comunità diocesane e parrocchiali nelle scelte che nascono dal cammino sinodale. “Vi chiedo inoltre di sostenere, ciascuno nella propria Chiesa e nel proprio ministero, questo stile di discernimento ecclesiale.”

Il ministero petrino è universale: quando il Papa parla, si rivolge alla Chiesa universale. Eppure, troppo spesso, dietro le sue decisioni si registra un’adesione solo formale o una scarsa conoscenza, che si traduce in una mancanza di consenso e di partecipazione. È tempo che il “camminare insieme” sinodale diventi reale, ampio, capillare. L’obbedienza data per scontata rischia di trasformarsi in disinteresse e in una progressiva mancanza di adesione.

Le scelte fatte o da fare devono essere “sostenute”: questa è la richiesta solenne di Papa Leone XIV. È un cammino impegnativo per le comunità diocesane, spesso ancora legate a forme autarchiche di gestione e di potere. Se l’aiuto lo chiede il Papa, a maggior ragione devono interrogarsi i vescovi su ciò che occorre cambiare per essere una squadra “forte, chiara ed evidente, alla luce del sole e in maniera pubblica”.

Le immagini del Concistoro sono tratte da Vatican News