Nella capitale dei murales, Pinocchio può finalmente rinascere

Nel borgo di Stornara, il burattino di The Gaetan si riprende la sua natura ribelle insieme al suo innato altruismo, mostrando una vitalità indomabile da vero outsider

Di recente, mi è capitato di rileggere Pinocchio di Carlo Collodi. Il perché non saprei dirlo. Ma ricordo distintamente che, quando l’ho letto la prima volta, penso a dieci anni, non mi è piaciuto neanche un po’. E vi dirò di più, non capivo il perché di tutto quel rumore. A me, quella storia, dava addirittura fastidio, anche se non sapevo spiegarne il motivo. Quindi, a poco più di vent’anni, ho ripreso in mano il libro e l’ho letto.

Me lo sono portato in treno, in autobus, e ogni volta mi sembrava di non essere su un mezzo di trasporto, con sedili spesso bollenti, ma in casa, sulla poltrona, con una limonata ghiacciata accanto a me. Una lettura così frizzante, così elettrizzante, rinfrescante addirittura, che mi ha accompagnata nei ritagli di tempo tra un’occupazione e l’altra. Pinocchio, quel caro burattino, è finito col diventare per qualche giornata il mio compagno di viaggio. E devo confessare che sono stati davvero belli i viaggi con lui.

Allora, qualche giorno fa, mentre viaggiavo in treno, ho incontrato un amico di vecchia data, col quale ho fatto l’università, che mi ha raccontato di un paesino in provincia di Foggia, dove si trova, tra i tanti murales, anche uno su Pinocchio. “Ma che meraviglia!” mi sono detta. L’ho considerato un autentico colpo di fortuna e ho scoperto che effettivamente nel cuore del Basso Tavoliere, a pochi passi da Cerignola, c’è Stornara, un borgo di cinquemila anime, che vivono per lo più di agricoltura. Uno di quei paesi che sembra fuori dal tempo; destinato, nella corsa sfrenata dei giorni d’oggi, a essere dimenticato.

Eppure, a partire dal 2018, qualcosa ha cominciato a cambiare, e non a causa di una legge o di un finanziamento pubblico, e neanche per la costruzione di una grande infrastruttura, come un hotel di lusso. No. A promuovere il cambiamento è stata una bomboletta spray. E poi un’altra, e un’altra ancora, finché le pareti di molti edifici non si sono trasformate, per effetto di quelle bombolette, in vere e proprie tele. I murales sono comparsi ovunque, trasformando il borgo in un museo a cielo aperto. Un “miracolo” avvenuto grazie a un progetto molto ambizioso di Lino Lombardi, fotografo e giornalista di Stornara, che nel 2012 propose all’amministrazione di lanciare il primo festival della street art in Italia proprio a lì, a Stornara.

In realtà, la risposta fu negativa e ci sono voluti sei anni per convincere il Comune. Così ad agosto 2018 sono apparsi i primi murales, a opera della francese Zabou Smith, del romano Moby Dick e della texana Emily Ding, e presto quelle opere d’arte sono diventate più di 160, rendendo il festival Stramurales un appuntamento internazionale tra i più attesi. L’anno scorso il FAI (Fondo Ambiente Italiano) ha incluso Stornara tra i luoghi da tutelare e valorizzare e l’amministrazione ha inaugurato un infopoint in via Ettore Fieramosca, punto di incontro per chi vive e respira arte urbana, dotato di un touch screen interattivo che accompagna i visitatori nel percorso artistico.

Nel 2020, un artista di Trani, Gaetano Procacci, conosciuto come The Gaetan, si è unito alla schiera di artisti e ha aggiunto il suo murales proprio su Pinocchio. La scena rappresenta un burattino scomposto, che sembra cercare la sua forma proprio sulla parete. Ritroviamo il suo naso lungo, il cappello, la giacchetta a righe, ma tutto sembra esplodere. Frecce, forme angolari, frammenti di colore schizzano in tutte le direzioni. Pezzi di case, di legno, bulloni, viti, galleggiano sulla parete, pronti a congiungersi e a scomporsi nuovamente. È come se The Gaetan avesse reso visivamente la potenza di Pinocchio.

Pinocchio, infatti, nasce già come personaggio scomodo. Collodi lo concepisce come un ribelle, che non vuole saperne delle regole; che non vuole andare a scuola, non vuole lavorare, non vuole obbedire a suo padre Geppetto, solo perché l’ha creato. La sua ribellione è istintiva, quasi animalesca. Il naso che cresce è il segno visibile di un corpo che non riesce a stare dentro le forme, dentro i confini che gli adulti hanno previsto per lui. Eppure quel burattino, dentro quei confini, finirà per starci perché altrimenti sa che nessuno gli vorrà bene. Sa che renderà infelici tante persone, che non lo apprezzano così com’è.

Credo che da bambina avessi intuito che Pinocchio viene punito non perché è cattivo (infatti è in grado di atti di bontà e di altruismo di cui sono capaci solo i personaggi outsider, quelli che stanno fuori dalla società come Mangiafuoco) ma perché è ribelle, perché è vitale. La società – rappresentata dal Grillo Parlante, dalla Fata, dal pescecane e dallo stesso Geppetto – lo vuole disciplinato, addomesticato, ridotto a bambino vero, cioè a una persona che segue le regole, senza opporvisi.

Il finale del romanzo, quando Pinocchio, ormai ragazzo vero o meglio “perbene”, guarda il burattino che era “con una certa compiacenza”, è tutt’altro che positivo. È la dimostrazione che la società, alla fine, ha avuto la meglio sul suo spirito. Ha vinto. Ha sconfitto la vivacità, la vitalità, la libertà di Pinocchio. Ma The Gaetan, questo artista di Trani, celebra il burattino, il Pinocchio prima della trasformazione, prima della sua morte. Sceglie di imprimerlo nella memoria collettiva decostruito, frantumato, alla ricerca del proprio destino. Preferisce celebrarne la vitalità, la stranezza, il motivo per cui è memorabile, e rende la sua incontenibile sete di vita con colori allegri: il rosso, il verde, l’azzurro, il giallo. Un’esplosione che prende vita sulla parete arancione, trasformando un comune edificio in un’opera d’arte.

E, così, quando un padre camminerà tenendo mano nella mano il suo recalcitrante bambino e passerà di fronte a quella parete, in quella stradina di Stornara, accanto alla farmacia, poco prima di attraversare e di arrivare a scuola, magari, non penserà di rimproverare troppo suo figlio se non vuole andare a studiare e preferisce giocare tutto il tempo. Anzi, potrà sperare che riesca a conservare la sua vivacità, la sua spontaneità e che sappia difenderla da tutto e da tutti, perfino dai suoi genitori. Perché non c’è niente di bello in un Pinocchio composto, disegnato con colori cupi, tristi, grigi.  

Non c’è niente di bello in un Pinocchio allineato, che fa solo quello che gli si dice, che non è in grado di prendere posizione in base a ciò che sente. Un Pinocchio che non difende a spada tratta i suoi compagni di scuola, che non offre la sua vita per salvare quella di un altro burattino, che non rischia la pelle per suo padre, divorato da un famelico pescecane, che non prova compassione per Lucignolo quando si è trasformato in un asino e sta per morire. Non c’è nulla di bello in un Pinocchio che si unisce a quei compagni di classe chiamati perbene, che Collodi stesso rappresenta come dei bulli violenti e vigliacchi.

Diceva Victor Šklovskij in un’intervista a Serena Vitale che “l’arte si occupa sempre soltanto della vita. Cosa facciamo nell’arte? Resuscitiamo la vita. L’uomo è così occupato dalla vita che si dimentica di viverla. Dice sempre Domani, domani. E questa è la vera morte. Qual è, invece, il grande successo dell’arte. È la vita. Una vita che si può vedere, sentire, vivere in modo palpabile” e, come ogni vero artista, The Gaetan ha ridato vita a Pinocchio. L’ha fatto resuscitare. E ora chi passa per Stornara può celebrarne la rinascita e vederlo combinare guai.

Nella foto in alto, il Pinocchio realizzato dall’artista The Gaetan