Le due bike smile di Bari sono solo l’inizio della pedalata

Il riconoscimento FIAB premia i progressi compiuti dalla città, ma mette in luce le criticità, come sicurezza, continuità, manutenzione, e un cambio culturale ancora incompiuto

Alle prime luci del mattino, oggi Bari appare come sospesa. Le strade ancora vuote, il rombo del traffico ancora lontano; l’odore frizzante del mare che s’insinua impetuoso nel reticolo delle strade. Un’atmosfera morbida, quasi languida, onirica, in cui, all’improvviso, irrompe il guizzo di una scia colorata: un gruppo di cicloturisti, che sfreccia difronte al Margherita per imboccare senza esitazioni il lungomare in direzione sud.

Una sferzata di energia, una boccata d’aria fresca, un invito a guardare avanti con fiducia. Ah il fascino, l’eleganza ma soprattutto la spontanea naturalezza di una passeggiata in bici. Un antidoto miracoloso alla frenesia delle giornate e al caos delle auto che sfregia la bellezza di palazzi, piazze, giardini e monumenti. Un antidoto che per fortuna, pur tra le mille contraddizioni di una città difficile e complessa come Bari, continua a restituire senso, sincerità, meraviglia e gioia alla gente di questa comunità.

Per il quinto anno consecutivo, il capoluogo pugliese si fegia del titolo di Comune Ciclabile FIAB. Una buona notizia. Una conferma che la città, sia pur faticosamente, ha imboccato e sta percorrendo la strada giusta. Ma anche un punto di partenza per una riflessione più ampia: cosa significa davvero essere una città ciclabile oggi, in un contesto urbano che cambia più velocemente delle nostre abitudini.

La certificazione è giunta durante il Velo-city 2026, il più importante appuntamento mondiale dedicato alla mobilità ciclistica. Un palcoscenico internazionale che non concede sconti e che, proprio per questo, rende il riconoscimento ancora più significativo. Bari si fregia di due bike smile, con il bike smile che rappresenta l’unità di misura (da un minimo di 1 a un massimo di 5) utilizzata dalla FIAB per valutare e certificare l’impegno delle amministrazioni nel promuovere la mobilità ciclistica e la sostenibilità ambientale. Un punteggio che racconta un percorso in crescita ma che testimonia pure quanto la città sia ancora lontana dalla maturità delle “colleghe” europee che hanno fatto della bicicletta un pilastro della loro identità urbana.

Negli ultimi dieci anni la rete ciclabile barese è passata da 7 a 45 chilometri. Un salto notevole, soprattutto se si considera che molti di questi interventi sono stati realizzati in un contesto urbano assi complesso, segnato da strade strette, traffico intenso e una cultura della mobilità di tipo ancora fortemente automobilistico. Il Biciplan metropolitano fissa obiettivi ambiziosi: 80 chilometri entro il 2028, 100 entro il 2035. Numeri che raccontano una visione, ma che da soli non bastano a cambiare la vita quotidiana dei cittadini.

La vera novità di quest’anno è l’ingresso di Bari nella valutazione specifica dedicata al cicloturismo. I 10 chilometri di nuove piste finanziate dal PNRR, di cui 3,5 parte della Ciclovia Adriatica, aprono scenari che vanno oltre la mobilità quotidiana. La bicicletta diventa uno strumento attraverso cui narrare il territorio, scoprire il fascino dei ritmi lenti, valorizzare sempre più il turismo sostenibile. Si tratta di un cambio di prospettiva che può generare valore economico e culturale, ma che richiede continuità, servizi, sicurezza.

Ed è proprio sulla sicurezza che si gioca la credibilità di una città ciclabile. Perché non basta tracciare una linea sull’asfalto per cambiare le abitudini. Serve una rete continua, leggibile, protetta. Servono intersezioni sicure, attraversamenti chiari, un controllo effettivo in termini di velocità e limitazione delle autovetture in circolazione che non sia affidato solo ad un cartello stradale ma sia il frutto scelte politiche. Serve, soprattutto, una cultura condivisa: automobilisti che rispettano i ciclisti, ciclisti che rispettano le regole, pedoni che non si sentono lasciati soli.

Bari ha iniziato questo percorso, ma la sfida è ancora aperta. Le piste di Palese, Santo Spirito, viale Europa, via Fanelli, via Amendola, via Petroni, via Postiglione sono tasselli importanti, ma devono dialogare tra di essi, diventare sistema. Una città ciclabile non è la somma di piste sparse, ma una rete coerente che permette a chiunque – studenti, lavoratori, famiglie – di muoversi in sicurezza da un punto all’altro.

Il riconoscimento FIAB, in questo senso, riflette ciò che è stato fatto, ma mostra anche ciò che manca. E ciò che manca è ancora molto. Manca una percezione diffusa di sicurezza. Manca una continuità reale tra centro e periferie. Manca una manutenzione costante che eviti il degrado precoce delle infrastrutture. Manca, soprattutto, un salto culturale che trasformi la bicicletta da scelta coraggiosa a scelta di mobilità normale.

In realtà, a livello generale, molto sta cambiando. I giovani usano la bici più dei loro genitori. Le università la promuovono come mezzo di trsporto quotidiano. I quartieri cominciano a riconoscere il valore di strade più lente e più vivibili. Il turismo internazionale guarda con interesse alle città che investono sulla mobilità sostenibile. Bari, in questo scenario, ha l’occasione di giocare una partita importante.

Il quinto anno con due bike smile non è un premio da appendere al muro, ma un invito a fare di più. A immaginare una città in cui la bicicletta non sia un’alternativa, ma una possibilità concreta, quotidiana, sicura. Una città che non rincorre i modelli europei, ma costruisce il proprio, adattato alla sua geografia, alla sua cultura, alla sua identità mediterranea. La strada è lunga, ma la direzione è tracciata. Ora serve continuità, coraggio e una visione che non si limiti a inseguire i riconoscimenti, ma punti a trasformare davvero il modo in cui viviamo gli spazi urbani.