La tenacia gentile la forza più grande della politica

La disponibilità al confronto e l'amabilità dei modi insieme alla convizione delle battaglie giuste hanno reso David Sassoli così popolare e vicino alla gente

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La morte improvvisa di David Sassoli, il presidente del parlamento europeo, ci ha lasciati un po’ tutti “stupiti” oltre che sgomenti. È stata una piacevole rincorsa alla descrizione delle sue qualità umane e politiche. Volto tra i più noti del giornalismo televisivo, aveva fatto il grande balzo nella politica: eletto all’assemblea di Strasburgo ne era diventato presidente nel luglio del 2019.

La notizia è data partendo dal suo profilo umano, presentando fuor di retorica la sensibilità umana e sociale che accompagnava il suo fare politica, le sue scelte, la sua visione. Un unanime, ripetuto apprezzamento della sua unica modalità di essere e del tratto del suo carattere, impregnati di gentilezza. Proprio in quel mondo, quello della politica, in cui la gentilezza è percepita e vissuta un po’ come eccezione, un po’ come rarità.

L’elezione di David Sassoli a presidente del parlamento europeo il 3 luglio 2019

Nell’ascoltare, attraverso la testimonianza di colleghi, amici, compagni di scuola, famigliari quanto di più bello, significativo della persona, del suo operato di giornalista e di politico si potesse raccontare, la stima, l’apprezzamento e la gratitudine cresceva per Sassoli in tutti noi, in chi ascoltava, con partecipazione e commozione. Stupore e ammirazione. Che scoperta abbiamo fatto! Quello che doveva essere l’ordinario è divenuto straordinario, degno di condivisa straordinaria ammirazione.

Noi rudi, sbrigativi efficientisti, dediti alla produttività e all’utile di esercizio, costretti a fermarci per dare spazio alle cose ultime che la morte porta con sé, ci accorgiamo, come spiega papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti che è ancora possibile scegliere di esercitare la gentilezza. “L’individualismo consumista provoca molti soprusi. Gli altri diventano meri ostacoli alla propria piacevole tranquillità. Dunque – osserva Francesco – si finisce per trattarli come fastidi e l’aggressività aumenta. Ciò si accentua e arriva a livelli esasperanti nei periodi di crisi, in situazioni catastrofiche, in momenti difficili, quando emerge lo spirito del ‘si salvi chi può’. Tuttavia, è ancora possibile scegliere di esercitare la gentilezza. Ci sono persone che lo fanno e diventano stelle in mezzo all’oscurità”.

 

Nelle foto: Alcide De Gasteri, Altiero Spinelli, Paul Henri Spaak, Jean Monnet, Joseph Bech, Konrad Adenauer, Robert Shunman

Tanti hanno parlato della gentilezza. L’hanno evocata ne parlano e ne scrivono, non solo in Italia, in Europa, nel mondo. Ma cos’è la gentilezza? La gentilezza è, nel sentire comune, amabilità, garbo, cortesia nel trattare e nel rapportarsi con altri. Persona che impronta il suo fare privato e sociale all’amabilità, all’affabilità, tanto da rendere “visibile” il suo modo di relazionarsi o di interagire con gli altri. Persona che lascia il segno, colpisce con il suo esprimersi e il suo entrare in relazione con gli altri. Anche in politica? Anche in politica!

Assuefatti come siamo a considerare normale l’agire, il comportarsi, l’usare toni e modi urlati, se non violenti, non ci accorgiamo più fino a che livello abbiamo portato la nostra dimensione umana, sociale, civile, politica. Questa “stella nell’oscurità che brilla” per la sua gentilezza, è stata felice scoperta, felice dono alla nostra vera umanità perché, come dice Dante nel canto XXVI dell’Inferno “Considerate la vostra semenza / fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza” unica, vera ragione dell’esistenza umana.

E’ l’ora, dunque, di “recuperare la gentilezza”. Guardare a chi in politica, nel sociale ha pagato prezzi altissimi, ha perso la vita al servizio dello stato e in difesa delle istituzioni: Aldo Moro e la sua scorta, Bachelet, Falcone e Borsellino, tanti magistrati, tanti poliziotti, e tanti altri; uomini che avevano improntato la propria attività alla disponibilità, all’ascolto, al confronto serio e rigoroso ma pacato.

David Sassioli quando era giornalista in Rai

Occorrono grandi ideali, grandi visioni – l’Europa unita – in cui credeva fortemente David Sassoli mettendosi sulla scia dei padri fondatori di quella casa fondamentale e irrinunciabile: gli italiani Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli, i francesi Jean Monnet e Robert Schuman, il tedesco Konrad Adenauer, il lussemburghese Joseph Beck, il belga Paul Henri Spaak. Questi sette leader, da veri visionari, nel secondo dopoguerra del “secolo breve”, provarono a passare dalle frontiere alla frontiera unica. Perseguirono con determinazione la nuova frontiera di una Europa unita.

Ad essi, al loro slancio possiamo affiancare la figura e l’opera di David Sassoli. L’uomo, il politico, l’intellettuale gentile, in grado di indicare e percorrere vie concrete a chi vuole costruire un mondo più giusto e fraterno sia nelle proprie relazioni quotidiane nel sociale, nella politica, nelle istituzioni. Mentre scrivevo, da un caro amico ancora convalescente a causa dei postumi della pandemia, mi è giunto questo messaggio che credo possa aiutare a ritrovarsi nel valore della vita e della gentilezza che la nutre: “Laddove c’è chi butta la vita, c’è sempre chi si butta nella vita. Tu. A salvar la vita. A renderla una canzone sulle labbra. E non un peso sulle spalle con un macigno nel cuor”. Viva la vita!