Qualche anno fa, per puro caso, mentre ero a Venezia, ebbi la fortuna di visitare il museo dedicato a Carlo Goldoni. Dico per puro caso perché non era nelle intenzioni mie nè del gruppo con cui ero in viaggio, ritrovarmi in quella parte della città. Il museo, infatti, non si trova facilmente (spostarsi tra calli, porteghi, sotoporteghi, ponti, fondamenta, campi, campielli e rive non è proprio agevole) e per rintracciare quella piccola perla, persa nelle profondità di quello sterminato tesoro che è la Serenissima, bisogna avere una cartina e il talento di saperla leggere. Ma quel giorno infuriava la tempesta e le stradine di Venezia erano invase dall’acqua. Camminavamo tirandoci dietro le valigie, perché di lì a poche ore avremmo preso il treno, quando in lontananza ci apparve, illuminato dalla luce di un lampo, la scritta “Casa di Carlo Goldoni”.

Entrati nel palazzo Centani, felici della nostra buona stella, al momento di fare i biglietti Chiara Squarcina, che non sapevamo essere la responsabile del museo e la sua direttrice scientifica, guardando i nostri documenti, esclamò, non riuscendo a trattenere la gioia, “Bitonto! La patria di Traetta!”. A quel punto, non solo ci donò dei biglietti omaggio, ma ci accompagnò personalmente nella visita, raccontandoci aneddoti su Goldoni e parlandoci del suo stretto rapporto con il nostro concittadino.
Caso volle che quell’anno, il 2018, il Traetta Opera Festival portasse in scena il Buovo d’Antona, il cui libretto è opera proprio di Goldoni. Evidentemente aveva ragione Menandro, quando diceva che nel caso vi è una certa provvidenza. Ma non ci deve stupire l’accoglienza così calorosa della direttrice.
Traetta, il nostro Tommaso Traetta, è assai conosciuto a Venezia perché lì, durante il Settecento, ha vissuto alcuni dei momenti più salienti della propria esistenza, come il matrimonio e il battesimo del figlio, fino alla nomina di direttore dell’Ospedaletto (l’Ospedale di Santa Maria dei Derelitti), il conservatorio di Venezia dove le orfanelle venivano iniziate al bel canto. Venezia è anche il luogo in cui Traetta morì, dopo aver tanto viaggiato, tra Napoli, luogo della sua formazione, Parma, Londra e San Pietroburgo, perfino, dove si stabilì per sette anni. Fu proprio Caterina II di Russia, detta “la grande”, a invitarlo perché sostituisse degnamente, come compositore e maestro di corte, Baldassarre Galuppi.
La sua è stata una vita incredibile, punteggiata di incontri e successi memorabili, frutto di uno straordinario talento che gli consentì di ottenere grande fama in vita. Surclassata purtroppo solo dal bagliore di quel fenomeno astrale che risponde al nome di Wolfgang Amadeus Mozart, destinato a gettare un triste velo d’ombra sulle creazioni di intere generazioni di ottimi musicisti.

Ma per fortuna, non per sempre. Dal 2005, infatti, il Traetta Opera Festival, grazie alla passione del maestro Vito Clemente e al sostegno dell’amministrazione comunale, a cui negli anni si sono aggiunti la Regione e il Ministero della Cultura, si fa carico di riportare nella giusta luce il genio del compositore bitontino, che ha profondamente innovato la musica del suo tempo, segnando il passaggio dall’età barocca a quella classica e divenendo uno dei più significativi riformatori dell’opera seria. Insieme a compositori come Niccolò Jommelli e Christoph Willibald Gluck, il nostro ha scardinato i vecchi e rigidi stilemi del gusto del tempo, per creare un teatro musicale più drammatico, fluido e moderno.
In tutti questi anni il TOF ne ha fatta di strada, ampliando la proposta e arricchendo la sua formula, e giungendo in perfetta forma quest’anno alla sua ventunesima edizione con una serie di appuntamenti imperdibili, in cartellone proprio nel teatro a lui dedicato. Una serie rutilante di concerti, spettacoli, concorsi e rappresentazioni che si apriranno, giovedì 17 settembre, con la Banda Osiris dei fratelli Gianluigi e Roberto Carlone, con Giancarlo Macrì e Sandro Berti, appassionato e “irriverente” omaggio a Wanda Osiris, diva del teatro di rivista degli anni ‘50.
Il 19 settembre, Massimo Wertmüller con Leo Binetti al pianoforte e la regia di Sergio Maifredi, racconterà la presa di Troia, a partire dal II libro dell’Eneide. La poesia di Virgilio diverrà, così, racconto d’attualità e, con le sue scarne, precise, indelebili parole, getterà una luce cupa sul Mediterraneo e su quello che sta accadendo a pochi chilometri da noi. Un orrore che, come in un eterno ritorno, sembra destinato a non avere mai fine. Come dimostra il poema di questo poeta così antico.
Il collegamento tra passato e presente è la prerogativa di questa nuova edizione, come si evince dalla serata Canzoni in bianco e nero, dove il trio composto dalla mezzosoprano Marisa Sicolo, dal violino di Laura Vitale e dal pianoforte di Valeria Scivetti. Partendo da Traetta, questo trio al femminile farà approdo alle canzoni di Lucio Dalla e Gino Paoli, passando in rassegna i brani più noti della nostra tradizione musicale.

Ma è soprattutto dalle sei Ri-Letture, composizioni originali di musicisti under 40 – tra cui una ispirata a Traetta – che si evince il desiderio degli ideatori del festival di aprirsi alle nuove generazioni e di promuovere le eccellenze, il talento vero. Senza la giusta visibilità e senza concreti aiuti economici, i giovani musicisti rischiano di dover rinunciare al mestiere di artista. Ciò che racconta la vicenda stessa di Traetta che, se non fosse stato per il generoso lascito di una benefattrice come donna Anna Labini, vedova del notabile Cesare Sylos, avrebbe finito col disertare gli studi musicali.
Al fine di promuovere e finanziare il talento, quindi, vi saranno tre domeniche mattine, in cui le eccellenze del Conservatorio “Nicolò Piccinni” di Bari si esibiranno a teatro davanti al pubblico, e delle serate dedicate ai concorsi internazionali, come quello del canto barocco Caffarelli, giunto alla sua V edizione, e del canto lirico Tommaso Treatta, alla XII edizione. In entrambi i casi, oltre alle giurie tecniche, sarà il pubblico a decretare il vincitore del premio popolare, un gesto che rafforza il legame tra la città, il suo teatro e la comunità musicale internazionale.
Previsti inoltre, come ogni anno, una serie di appuntamenti per i più piccoli, in modo da avvicinare perfino i più giovani alla musica di Traetta. Accanto agli eventi destinati alle scuole primarie, come il delizioso spettacolo musicale, Pulcinella e Tommasino alla scuola del Turchino, curato da Maurizio Pellegrini, regista e segretario artistico del festival, per le scuole secondarie di primo grado, ci sarà la lettura di Pinocchio, accompagnata dalla musica elettronica di Gabriele Cavallo e i disegni dal vivo di Alessandro De Donato. E ancora per i “pulcini” la lettura animata di In Viaggio. Un’altra storia di Alessandra Savio, presso la Biblioteca Rogadeo. Anche in questo caso Traetta la farà da padrone con le sue musiche. E saranno sempre i giovani studenti, in collaborazione con Monumenti aperti, ad accompagnare i visitatori, nei giorni 7 e 8 novembre, per i corridoi e gli ordini del teatro Traetta, per raccontarne la rinascita e la storia più recente.
In questo caleidoscopico gioco di note, voci, autori e interpreti non mancherà l’omaggio a Giuseppe Verdi, a 125 anni dalla sua morte, il 23 ottobre con un evento ad hoc, dal titolo Amor è palpito, e altre occasioni per conoscere lati inediti del musicista bitontino, come Le radici di Traetta, un progetto multidisciplinare di Flavio Stroppini, musiche di Gabriele Cavallo, e Mia divina Caterina, spettacolo di Pellegrini e Nicola Pice, con Francesco Nicolosi al pianoforte e l’attrice Gaja Masciale. Spettacolo inedito che chiuderà il festival.






