La complessità è la cifra più autentica del nostro tempo. Dai sistemi naturali alle dinamiche sociali, dalle tecnologie sempre più sofisticate ai processi culturali in continua e rapida evoluzione, tutto si muove dentro reti di relazioni che superano confini e gerarchie tradizionali, generando esiti spesso imprevedibili. In questo scenario così mutevole e variegato, la complessità diventa una risorsa: “uno spazio fertile in cui comprendere meglio il presente e immaginare nuovi modi di abitare il futuro”, come spiega Rosanna Gaeta, direttrice artistica de I Dialoghi di Trani.
E’ questa la prospettiva che la rassegna tranese ha scelto di abbracciare per la sua venticinquesima edizione: costruire spazi in cui la complessità possa essere attraversata, ascoltata, persino accolta. La complessità come un modo di stare al mondo. Un ambito, una dimesione, uno scenario intorno a cui si intreccano appuntamenti, voci, storie e luoghi.

A dare il via ai diversi pacoscenici sarà, questa sera alle 19,30, il Premio Fondazione Megamark – Incontri di Dialoghi, dedicato alle opere prime. Una partenza che parla già di complessità: le voci che esordiscono sono quelle che più spesso scardinano le narrazioni lineari, che portano sulla pagina mondi irregolari, identità in formazione, storie che non si lasciano ridurre a formule. Un premio che si fonda sull’idea che per capire il presente, bisogna partire da chi lo osserva per la prima volta.
Domani, sabato 12 settembre, la rassegna entra nel vivo con i Dialoghi OFF presso la Biblioteca Bovio. Qui la complessità diventa sociale: welfare, legalità, diritti, educazione, volontariato. Reading, cineforum, presentazioni, spettacoli. Le vite ferite e invisibili che emergono da questa sezione raccontano un’altra faccia del mondo: quella che non finisce nei grandi dibattiti, ma che abita le periferie, le fragilità, le storie che chiedono ascolto.

Lunedì 14 settembre, la tavola rotonda di Farmalabor sulla cannabis medicinale aggiunge un ulteriore livello: quello della complessità scientifica e normativa. Ricerca, produzione italiana, continuità terapeutica. La complessità come un sistema: istituzioni, imprese, pazienti, filiere, regolamenti. Ogni scelta ricade su un’altra, ogni decisione apre nuovi scenari. Un esempio perfetto di come il festival intrecci temi diversi per mostrare che la realtà non è mai univoca.
Il 17, 18 e 19 settembre, le Vetrine di Alberto Corallo Boutique diventano luoghi di narrazione. Moda, letteratura, identità: un dialogo inatteso, ma necessario. Sandra Petrignani, Imma Battaglia, Vladimir Luxuria portano storie che attraversano la complessità del corpo, della memoria, delle battaglie civili. Le vetrine diventano pagine, la strada diventa un luogo di racconto.

Dal 17 al 20 settembre, il festival entra nel suo cuore pulsante. Le piazze e i palazzi del porto di Trani ospitano voci che, ciascuna a modo suo, interpretano la complessità del presente: Ilaria Capua, Gianrico Carofiglio, Nicola Gratteri, Massimo Gramellini, Vittorio Emanuele Parsi, Dacia Maraini, Marco Travaglio, Gustavo Zagrebelsky, Edoardo Winspeare e molti altri. Scienza, giustizia, informazione, filosofia, politica, narrazione: ogni intervento è un frammento di mondo, un pezzo di realtà che si aggiunge agli altri. La complessità come dialogo tra differenze.
E poi c’è la complessità geografica, quella che porta i Dialoghi fuori da Trani. L’8 ottobre ad Atene, per un incontro sull’antropologia del mondo antico. Il 10 ottobre alla Fiera del Libro di Francoforte, ospiti del Consiglio Regionale. Il 13 ottobre al Parlamento Europeo, per discutere di mercato interno e protezione dei consumatori. Tre città, tre contesti, tre livelli di riflessione. La complessità non solo un tema, ma anche un movimento, un attraversamento.

Altro appuntamento attesissimo quello con il Manhattan Short Film Festival, sabato 26 settembre: uno degli eventi cinematografici più diffusi al mondo. Cortometraggi da ogni continente, votati dal pubblico. Storie brevi, intense, capaci di aprire nuovi mondi in pochi minuti. Il cinema breve è forse la forma più pura della complessità: raccontare molto con poco, senza semplificare.
A ottobre e novembre arrivano I Dialoghi di Jukebooks, dedicati ai più piccoli.Dare voce ai bambini e ai ragazzi significa riconoscere che la complessità non è solo degli adulti: è di chi cresce in un mondo così stratificato, così veloce, così incerto.





