Quando morirò dirò tutto a Dio

Il brano di Martina Attili torna drammaticamente attuale in queste ore, in cui ancora una volta a pagare il pezzo più alto della guerra sono migliaia di civili e bambini

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Quando morirò dirò tutto a Dio è una canzone di Martina Attili, giovanissima cantautrice, ventunenne, che l’ha scritta due anni fa, quando Erdogan lanciò la sua offensiva in Siria. Attualissima. Il brano si ispira alle parole del bambino siriano rimasto vittima dei bombardamenti nel 2013. Denuncia quel che lascia la guerra e cosa provocano tutte le bombe che, anche oggi, stanno martoriando l’Ucraina.

Il mondo, drammaticamente è sempre in guerra. Non è capace di dare valore alla bellezza della vita. Non è capace di dare un futuro di felicità ai giovani, ai piccoli di oggi, chiamati a capire rapidamente i drammi e le sofferenze che ci circondano.

“Quando morirò dirò tutto a Dio / Gli dirò che nel mondo che ha creato a comandare c’è un essere ingrato / Quando morirò dirò tutto a Dio, gli dirò del vostro fare indifferente, del vostro guardarci come fossimo niente / Quando morirò dirò tutto a Dio / Gli dirò che mi manca il mio papà e che ora sento freddo in questa stanza / Vorrei un mondo per chi come me è nato dall’altra parte della strada, è nato dall’altra parte della vita, dalla parte sbagliata / Quando morirò dirò tutto a Dio, dei beni che ci avete confiscato, tra questi ci sono le persone che abbiamo amato / Quando morirò dirò tutto a Dio, dicono lui sia amico dei bambini non come questi idioti travestiti da assassini / Vorrei un mondo per chi come me è nato dall’altra parte della strada, è nato dall’altra parte della vita, dalla parte sbagliata / Vorrei un mondo per chi come me è cullato dalle bombe della notte, dalla polvere da sparo, dai palazzi in fiamme, dalle grida disperate delle mamme / Dove hai nascosto la mia mamma, maledetta guerra? / Quando morirò dirò tutto a Dio, degli anni che mi avete rubato, della vita che non ho mai vissuto, ora vi saluto… vado a dire tutto a Dio”.

Possibile che da Lui deve andare a raccontare tutte queste cose un bambino? Ce lo racconta, ce lo canta Martina Attili, giovane cantautrice con la faccia ancora da bambina che proprio in Lui, con gioia, con fiducia, ha riposto tutto l’amore di cui è capace.

Un amore immenso che diventa consapevolezza, maturità, dinnanzi alla sofferenza che la circonda, tanto da doverlo andare a raccontare proprio a Dio. Un bisogno immenso di aiuto: dov’è papà, dov’è mamma? Una sofferenza fatta di privazioni improvvise, proprio degli affetti più cari.

 

“Mi manca il mio papà!”, come consolare questa terribile verità? Come lenire questo dolore, acuto, che ti lascia tanto sorpreso, stupito, incredulo, inconsolabile? Con mamma in fuga verso nazioni ospitali e sicure, con papà lasciato a casa, a combattere, per difendere quel territorio che da grande, se vivrò, capirò quanto importante sia.

Quegli spazi, il calore di quella casa dove ogni giorno si aspetta con gioia il ritorno del papà dal lavoro, per  giocare con lui, per dirgli di quello che avevo imparato a scuola, dei giochi fatti con i miei  compagni, delle disobbedienze fatte alla mia mamma, del bisogno delle sue carezze, delle sue coccole, dei suoi bacetti, del verde del giardino sotto casa dove poter andare con mamma e quando possibile anche con papà, insieme, sulla piccola altalena, sospinta nel vento che ti sfiora il viso e ti riempie il cuore.

Ora, non capisco. Ma soffro tanto. Perché questo strappo, improvviso, lacerante, è fatto al suono sinistro di urla fortissime di sirene che non conoscevo e che ora sto imparando a capire. Ora le sento anch’io. Sono un vero ordine. Più forte di quelli di papà. Come urla lancinanti. Devi correre subito, lasciare tutto e correre. Anche se stai dormendo. Ti devi alzare e andare, scappare. Dare la manina a mamma e scendere di corsa giù per le scale, fino allo scantinato e accoccolarti per terra, in silenzio, senza pretese, senza copertine e culletta, senza i tuoi bambolotti: i tuoi amici per la notte, fatti di peluche, morbidi e rassicuranti. Ti basta che la mamma ti stringa la manina e che tu senta la forza della sua stretta, rassicurante e la forza del suo amore per te. È pronta a difenderti, a far da scudo al tuo corpicino ora avvolto in coperte meno morbide di quelle della tua culletta.

Ora, quando riesco a vedere la tv, mi accorgo di voi che sparate, del “vostro guardarci come fossimo niente”. I bimbi? Niente! Com’è possibile? La nostra vita non conta nulla per loro? Cos’è per loro, dov’è per loro il futuro dell’umanità? La mamma, la prima cosa che mi ha insegnato è che noi bimbi, nati dall’amore di mamma e papà, siamo stati creati da Dio, cioè proprio da Te. Possibile che non Ti accorgi che di noi piccoli fanno volentieri a meno e che delle nostre morti innocenti, strazianti, si fanno arma per fiaccare la volontà di tante mamma e papá per spingerli a cessare di combattere l’invasore?

Puoi dirmi ora dov’è la parte giusta? Dove mi trovo io o dove si trovano loro? Possibile che non hanno alcun peso la stragrande maggioranza delle nazioni che hanno votato contro questa “inutile guerra”, questo conflitto fratricida, anzi, come dice il giornalista Marco Tarquinio, di questo “gemellicidio”? Vorrei proprio capire com’è possibile trattare la pace con i cannoni alle spalle?

Trattativa per prendere tempo? Come si fa a mandare settanta chilometri di armi, carri e soldati dalla Russia per invadere il mio Paese? Come farà il mio papà a combattere e a difendermi? Noi piccoli, già ora, siamo il loro bersaglio preferito? Quando morirò Ti racconterò tutto, mio Dio. Ora, però, Ti prego, non perdere tempo.

“Padre nostro, che sei nei cieli”, se puoi, fai un salto sulla terra. Vedi di cosa siamo capaci! Manda un raggio della Tua luce. Tanti bimbi, tante persone sono già morte. Papà è rimasto a casa per combattere, per difendere la Patria, ed io, con mamma, ci siamo avviati in un altro Paese che ha detto di volerci aiutare.

Cesare Pavese nel suo capolavoro La Casa in collina, ripete con forza anche a noi che “ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione”. Oggi, è il mondo intero che “chiede ragione”, che presenta già all’incasso il conto delle gravissime conseguenze del conflitto ucraino. Putin, in un sol colpo, ha annullato oltre settanta anni di pace in Europa. Sono tornati con violenza i drammatici momenti che i bombardamenti fanno ri-vivere. Con orrore ascoltiamo le “grida disperate delle mamme”, ma soprattutto le dolorosissime, lancinanti domande di tanti figli che, perse le mamme, pensano che la guerra le abbia solo… nascoste.

No. La guerra, “maledetta guerra!”, le ha strappate ai suoi piccoli e grandi figli, all’umanità. “Vorrei un mondo per chi come me è cullato dalle bombe della notte, dalla polvere da sparo, dai palazzi in fiamme, dalle grida disperate delle mamme / Dove hai nascosto la mia mamma, maledetta guerra?/ Quando morirò dirò tutto a Dio, degli anni che mi avete rubato, della vita che non ho mai vissuto, ora vi saluto… vado a dire tutto a Dio.” Ecco, con immensa fiducia, vengo proprio ora, Signore, per dirTi tutto: voglio la pace. In Ucraina e in tutti i paesi del mondo in guerra. Ascoltami, ti prego mio Dio!