Non è soltanto il saluto di San Francesco d’Assisi. “Il Signore vi dia pace” è un invito che attraversa i secoli, un appello alla conversione del cuore che oggi risuona con una forza nuova. In un tempo in cui le guerre tornano a ferire i popoli e a minacciare il futuro dell’umanità, quel saluto francescano diventa una bussola, una direzione, un’urgenza morale. Un auspicio che risuona ancora più intenso nell’anno in cui ricorrono l’ottavo centenario della morte di San Francesco e il trentatreesimo anniversario della scomparsa del venerabile Don Tonino Bello, avvenuta il 20 aprile 1993. Due profeti della mitezza e del disarmo interiore, due testimoni che hanno fatto della Pace il centro luminoso della loro vita e del loro messaggio.

E dove si poteva vivere un momento così denso di spiritualità francescana, se non nei luoghi che hanno custodito le radici di uno di questi profeti? Alessano, la terra natale di Don Tonino Bello, il luogo in cui è cresciuto, ha pregato, ha maturato la sua vocazione e dove oggi riposano le sue spoglie, è diventata domenica scorsa il cuore pulsante di questa celebrazione. Qui, nella sua comunità, si sono ritrovati oltre 1.300 fratelli e sorelle dell’Ordine Francescano Secolare per condividere un’unica grande festa dello spirito, un pellegrinaggio collettivo nel nome di San Francesco d’Assisi e di Don Tonino, per rinnovare insieme il loro impegno di pace in un mondo che ne ha un bisogno urgente.
Ma prima di giungere ad Alessano c’è il viaggio verso questa cittadina. Un viaggio tra la campagna salentina, punteggiata di ulivi secolari, e il profumo del mare.
Sembra quasi di percorrere la strada verso Alessano con gli stessi occhi di Don Tonino, che tante volte aveva attraversato quei paesaggi. Il viaggio diventa così un’esperienza interiore: un ponte emotivo che nasce dal desiderio di entrare in sintonia profonda con la sua persona. Arrivati ad Alessano, nel cuore del Salento, ci si ritrova immersi in un dedalo di viuzze lastricate e palazzi nobiliari che custodiscono memorie antiche. Camminando, all’improvviso, profumi e sapori affiorano come lampi del passato: sono chiavi che aprono le stanze della memoria, rivelando un tempo che non è mai davvero perduto. È un’esperienza che richiama l’intermittenza del cuore, proprio come la celebre “madeleine” di Marcel Proust, capace di riportare alla luce emozioni e ricordi con la delicatezza di un gesto inatteso.

La celebrazione eucaristica si è aperta in Piazza Castello, un ampio spazio di luce incastonato tra solenni architetture: sull’altare mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento–Santa Maria di Leuca, insieme a mons. Angelo Massafra OFM, arcivescovo emerito di Scutari. Accanto a loro, tre ministri provinciali, gli assistenti regionali e locali dell’OFS e l’intera famiglia francescana: frati, suore e terziari provenienti da tutta la Puglia. Una comunità vasta e variegata riunita per vivere un momento di festa e di fraternità, per testimoniare la pace e la letizia evangelica, e per rinnovare il carisma francescano sull’esempio del venerabile, anch’egli terziario francescano.
La giornata, intitolata Profeti di Pace, è stata un’iniziativa promossa dalla Fondazione Don Tonino Bello, presieduta da Giancarlo Piccinni, dal Comune di Alessano, dall’Ordine dei Frati Secolari della Regione Puglia e dalla Diocesi di Ugento–Santa Maria di Leuca. Un titolo che ha trovato piena espressione nei gesti, nei volti e nelle parole di tutti i partecipanti.

Nel pomeriggio, dopo il raduno presso la casa natale di Don Tonino, il corteo della pace si è mosso lentamente verso la sua tomba nel cimitero di Alessano. Il lungo cordone di fedeli, disposto attorno alla sepoltura in un misto di emozione e silenzioso rispetto, è sembrato un grande abbraccio collettivo. Un abbraccio per dire ancora una volta grazie: perché, a trentatré anni dalla sua scomparsa, Don Tonino continua a indicare la via di una pace costruita giorno dopo giorno, con gesti concreti, radicali, profondamente evangelici.
Un momento centrale della giornata è stato l’intervento di fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di Assisi, che ha sottolineato il legame profondo tra la spiritualità francescana e l’eredità lasciata da Don Tonino. La sua vibrante testimonianza personale ha rappresentato uno dei passaggi più toccanti dell’intera celebrazione.
Fra Marco ha raccontato di aver conosciuto Don Tonino negli anni della sua ricerca vocazionale, quando si era allontanato dalla parrocchia per avvicinarsi ai gruppi impegnati sui temi della pace e della giustizia. Ha ricordato la marcia per la pace di Pax Christi del 1988, a Piacenza, dove Don Tonino aveva presieduto l’Eucaristia. Di quella sera non conservava dettagli, ma una sensazione: la bellezza che Don Tonino trasmetteva.
Un altro incontro decisivo avvenne all’Arena di Pace di Verona, il 30 aprile 1989. Fra Marco ha ricordato la forza travolgente delle parole di Don Tonino e quella frase destinata a rimanere nella storia: «In piedi, costruttori di pace!». Don Tonino stava commentando le Beatitudini e, come ha spiegato Moroni, aveva mostrato che pace, giustizia e salvaguardia del creato sono realtà inseparabili, radicate nella Scrittura e non frutto di mode o strategie umane.

Il racconto è proseguito con un altro episodio decisivo: il convegno Giovani verso Assisi del 1989, dove Don Tonino tenne due relazioni sull’Eucaristia. Fra Marco ha spiegato che proprio lì comprese, grazie alle immagini ricchissime usate dal Vescovo di Molfetta, che alla radice di ogni impegno per la giustizia, la pace e il creato c’è la condivisione dell’Eucaristia e la Parola di Vita da cui attingere ogni giorno. Fu un’esperienza così potente da segnare definitivamente la sua vocazione francescana.
Fra Marco ha poi fatto un cenno a un momento molto particolare, intimo: l’incontro con Don Tonino alla stazione di Verona, la sera dell’Arena di Pace. Don Tonino, stanchissimo, gli disse di non avere nulla da lasciargli; poi prese una rivista Pax Christi, trovò una pagina bianca e vi scrisse un augurio che Moroni conserva ancora oggi: «Che il tuo viaggio nella vita sia un viaggio di speranza e di pace». Un augurio che, ha confidato, cerca di vivere ogni giorno e che ha voluto condividere con tutti i presenti.
Ed ecco il cuore del messaggio di Don Tonino: l’amore come unica “vendetta” possibile davanti al male del mondo, alle guerre, alle prevaricazioni. Si è soffermato su questa frase fra Marco, richiamando le parole di Papa Leone XIV, che oggi – ha osservato – parla con forza di pace e giustizia, attirandosi critiche e incomprensioni, ma ricordando che la morale cristiana non può essere separata dall’amore, dall’odio o dalla guerra. Don Tonino, ha ribadito Moroni, non parlava di pace in astratto: la viveva. La incarnava nel suo stile di vita, nel suo impegno personale e comunitario, nella sua capacità di stare accanto agli ultimi. Aveva nel cuore il Cristo Risorto e annunciava il Vangelo con radicalità e dolcezza.

Pace, carità, amore per la giustizia sociale: sono i valori che hanno guidato il suo ministero episcopale. Sognava una Chiesa non del potere, ma – come amava dire – “una Chiesa del grembiule”, una Chiesa che serve, che lava i piedi, che si libera dei segni del potere per farsi voce dei poveri. Una Chiesa che interroga la società, le istituzioni e la politica con forza e verità.
Figura scomoda per molti, amatissima dal suo popolo, Don Tonino fu in prima linea contro tutte le guerre, con una pace “senza se e senza ma”. La sua partecipazione alla marcia di Sarajevo, nonostante la malattia, resta una delle testimonianze più alte del suo coraggio profetico: voleva mostrare che la guerra può essere fermata non con le armi, ma con la non violenza e il dialogo. La sua dimensione militante, il suo “stare dentro la storia”, lo portarono a condividere la vita dei sofferenti e degli emarginati, aiutandoli a ritrovare dignità e identità.
A trentatré anni dalla sua morte, la sua voce continua a parlare con sorprendente attualità. I suoi discorsi sembrano scritti per il nostro tempo: richiamano responsabilità, smuovono coscienze, non puntano il dito ma usano la forza poetica di uno stile disarmato e disarmante. La sua amabilità, il suo sorriso luminoso, la sua capacità di incarnare quotidianamente la Parola di Dio hanno lasciato un segno profondo nel cuore della Chiesa. Don Tonino è stato un vero profeta: ha vissuto il Vangelo, lo ha incarnato, ha saputo guardare oltre. E ancora oggi continua a ripeterci, con la forza mite dei santi: «In piedi, costruttori di pace!»






