Una grande lezione di cinema e di umanità

Dal coraggio di Giulia Spizzichino ai ricordi degli esordi con Avati, Elena Sofia Ricci si racconta al Bif&st tra applausi, riflessioni e un affetto dichiarato per la città

Ieri mattina, mentre passeggiavo per Bari, mi è sembrato di vedere Elena Sofia Ricci. Non ci potevo credere! Si sarebbe tenuto l’incontro con lei proprio al Petruzzelli e, in serata, sarebbe stata insignita del Premio Bif&st Arte del Cinema. Ci sono persone che sembrano essere nate per fare cinema; che possiedono una voce, una personalità, uno charme tutto loro, che irradiano naturalmente, senza il bisogno di fingere o sforzarsi in alcun modo. Elena Sofia Ricci è una di queste. Entra nel Petruzzelli e si sistema al centro della platea, in uno dei posti che vengono riservati alle celebrità o agli ospiti del festival. E si gode, in mezzo ai tanti occhi curiosi, La farfalla impazzita, film diretto da Kiko Rosati e prodotto da 11 Marzo Film e Rai Fiction.

La storia è quella di Giulia Spizzichino, interpretata proprio da Elena Sofia, un’ebrea scampata alla deportazione e alla strage delle Fosse Ardeatine, dove persero la vita ventiquattro membri della sua famiglia. Tratto dal libro scritto proprio da Spizzichino, il titolo fa riferimento al grande dolore della sua autrice, che spesso si è sentita proprio come una “farfalla che sbatte le ali senza trovare pace“. A lungo ha combattuto per l’estradizione di Erich Priebke, criminale nazista e fautore dell’eccidio romano, tanto che la sua testimonianza si rivelò fondamentale per il processo e la condanna del boia. 

“Trovo che La farfalla impazzita sia un’opera necessaria – esordisce l’attrice, dialogando con Angela Prudenzi -: parla di una tragedia che ha colpito tutti indistintamente; una catastrofe dalla quale sembra che l’uomo non abbia imparato nulla, visto che continua a replicarla. Ma il film racconta anche di una donna, che con grande fatica ha avuto il coraggio di andare in Argentina e legarsi a Las Mujeres de la Plaza de Mayo, donne, madri, sorelle dei desaparecidos, affermando una cosa importantissima. Tutte le vittime sono vittime, tutti i carnefici sono carnefici, in ogni tempo e in ogni luogo”. E aggiunge con profonda mestizia che “mai come oggi questo è tragicamente contemporaneo; sembra che l’uomo abbia smarrito sia l’intelligenza emotiva sia quella razionale”

A proposito delle sue interpretazioni di donne realmente vissute o viventi, Elena Sofia racconta: “Sono state almeno quattro: Francesca Morvillo, la moglie di Giovanni Falcone – e spero che le parole di Falcone risuonino oggi, fino a quando non avremo finito di votare! – la professoressa Rita Levi Montalcini, una donna straordinaria e molto emozionante da portare sulla scena, Giulia Spizzichino, la vera sfida – parlava poco e ho dovuto osservarla molto e studiare il suo sguardo – e infine Veronica Lario in “Loro” di Paolo Sorrentino, un bellissimo film oggi quasi impossibile da trovare in Italia che parla della fragilità degli uomini e delle donne. È stata dura, sin dal provino”, spiega.

“Veronica è una donna che si rende conto che il suo matrimonio è arrivato al capolinea e non si può più tornare indietro. Questo dolore – prosegue – è lo stesso per Silvio Berlusconi, per me, per te, per noi tutti, comune tanto alle donne quanto agli uomini. Quando un grande amore arriva alla fine è sempre doloroso. Credo che Sorrentino mi abbia scelta perché avevo sentito questo stato d’animo, che era ciò che voleva raccontare”, chiarisce alla platea in estatico raccoglimento, per poi lasciarsi sfuggire: “che bello essere a casa. Bari, ti voglio e ti vorrò sempre bene“. 

Ed ecco gli esordi e quanto sia stata tortuosa la strada verso il successo. “L’incontro con Pupi Avati è stato meraviglioso e fondamentale per la mia carriera” racconta l’attrice, ricordando il primo importante riconoscimento, il Globo d’oro nel 1985 come migliore attrice rivelazione per Impiegati di Pupi Avati. “Ha cambiato il mio modo di recitare. Venivo dal teatro, quindi la mia era un’impostazione esagerata, che mi consentiva di arrivare a tutti, anche agli spettatori del terzo ordine di palchi. Pupi è arrivato, ha visto la scena che stavamo interpretando io e Claudio Botosso e fa: ma cos’è questa cosa orrenda? State recitando veramente uno schifo, se adesso poteste cortesemente parlare come nella vita, ve ne saremmo grati. Fu uno schiaffo necessario“, confessa l’attrice ad Angela Prudenzi

“Da quel momento ho imparato che nel cinema è fondamentale non far vedere che stai recitando; che occorre essere veri. Ancora oggi – prosegue – ogni film, ogni spettacolo mi consente di imparare cose nuove. Quando interpreti un personaggio devi avvicinarti a lui, metterti nei suoi veri panni. Quasi sempre scopri cose di te che non sapevi, non avevi ancora capito o non avevi voluto vedere”. L’incontro con Elena Sofia Ricci è stato tra i più belli avvenuti al Bif&st, ed è sempre incredibile vedere il pubblico così coinvolto. L’attrice ha parlato della sua insegnante di liceo che le ha fatto amare Dante e Boccaccio, di sua sorella e dello splendido mare pugliese, che non vede l’ora di ritrovare ogni volta. “Spesso mi metto dei grossi occhiali da sole per non farmi riconoscere, ma i miei ammiratori non si lasciano ingannare. Grazie per tutto l’affetto che ricevo ogni volta” conclude.

Dopo questo incontro, ci sentiamo un po’ tutti con la testa tra le nuvole. Eppure, tanti sono gli appuntamenti di questa terza giornata di festival. Sempre alle 17 si proietta al Petruzzelli Il posto dell’anima di Riccardo Milani, seguito dall’incontro con il regista e con gli attori Paola Cortellesi, Silvio Orlando Michele Placido intervistati da Piera Detassis. Al Kursaal Santalucia si vede Man of the House, pellicola di Andamion Murataj, presente in sala con il produttore Ilyr Butka. E ancora, alle 19,00, in programma c’è il film Beachcomber di Aristotelis Maragkos

Al Multicinema Galleria in concorso Per il cinema italiano, alle 17,00 c’è Santi e vampiri (Sampyr) di Serena Porta, presente in sala con la produttrice Flora Fiume e lo sceneggiatore Corrado Azzollini. Segue Ritorno al tratturo di Francesco Cordio, documentario sul territorio molisano. Prosegue il film Era diretto da Vincenzo Marra. Ieri sera, insieme a Elena Sofia Ricci, si premia Alessandro Gassman, ma i lettori mi scuseranno se ho voluto disertare per vedere, finalmente sul grande schermo, il mio film preferito in assoluto di Giuseppe Tornatore, Malena. Ve ne parlerò nel prossimo articolo dalla scena del Bif&st e poi, ancora, dell’incontro al Petruzzelli con il cast de La migliore offerta. Quello sì che sarà memorabile!