La capacità del cinema di riscrivere la storia

Dal Petruzzelli a Santo Spirito, la seconda giornata del Bif&st corre tra l’emozione di Kasia Smutniak, la lezione di Baricco su Mozart e Salieri e un fitto programma di omaggi, anteprime e incontri

Sarà perché domenica, ma ovunque, in ogni spazio coinvolto nel festival, ieri c’erano file e file. Quello che maggiormente mi piace di questo festival è che accoglie persone sempre diverse: gli appassionati, certo, che annoverano il cinema tra i loro principali interessi, ma anche chi non va quasi mai né al cinema né al teatro e si concede qualche serata di libertà dal lavoro e dalla vita privata proprio quando il Bif&st si affaccia sulla sua bellissima città. Questa volta il festival arriva fino a Santo Spirito, coinvolgendo la saletta del Piccolo in molte attività, privilegiando il suo carattere squisitamente intimo e indipendente.

Ma adesso parliamo un po’ di Kasia Smutniak e di quello che è accaduto nella seconda giornata di festival. Quando Kasia ha ricevuto uno dei premi più importanti, Arte del cinema, l’attrice e modella polacca, ormai adottata dall’Italia, non è riuscita a nascondere la sua crescente emozione. Era la sua prima volta al teatro Petruzzelli e lo osservava ammirata, facendo scorrere il suo sguardo dalla platea ai vari ordini. “Credo di non esserci mai venuta, è un teatro bellissimo e raramente sono stata accolta con tanto affetto e trasporto da un pubblico così numeroso” le sue parole, mentre Oscar Iarussi la intervistava. 

Era particolarmente felice di essere lì e di essere premiata per un film, come Nelle tue mani di Peter Del Monte (2007), a cui è molto legata. “Ho cercato sempre, a volte consapevolmente a volte no, di raccontare le donne, donne diverse: questo è il mio motore“, ha detto. Poi, ha ripercorso i suoi inizi e la lunga strada che ha dovuto percorrere per inseguire il suo sogno, lasciando una piccola città polacca dove, tra cineclub e film d’autore, e le incertezze degli esordi, ha intrapreso la sua sfavillante carriera nel mondo del cinema.

Non facevo tante domande, a volte mi sentivo persa – spiega al pubblico, con la voce che tradisce l’emozione – ma tutto quello che mi è capitato e che ho affrontato è stato fondamentale. Mi è servito a capire che il set per me è una pura passione e che sarà per sempre il mio mestiere“, ha concluso l’attrice, travolta dagli applausi del pubblico.

Sempre nella seconda giornata del festival, al Petruzzelli si è svolta la proiezione di Amadeus di Milos Forman (1984). Un film straordinario, cui è seguito il dialogo con Alessandro Baricco. Commentando il lungometraggio (mai questo termine si è rivelato più azzeccato, dopo quasi tre ore di visione), lo scrittore ha fatto un’osservazione interessante: “C’è una domanda che ogni spettatore, prima o poi, si pone uscendo da una sala cinematografica dopo aver visto un film ispirato a fatti reali o tratto da un romanzo: quanto di quello che ho appena visto è vero? La risposta, quasi sempre, è: meno di quanto si pensi. E forse è proprio questo il segreto più affascinante del cinema“.

Infatti, quando Forman portò sugli schermi di tutto il mondo Amadeus, tratto dall’omonima opera teatrale di Peter Shaffer, fece quello che ogni regista ha il dovere di fare. Rese indipendente il suo film dalla fonte e raccontò un Mozart che con la storia vera e con l’opera teatrale non ha nulla a che fare. E, nonostante questo, vinse otto premi Oscar, tra cui miglior film e miglior regia, confezionando quello che, ancora oggi, è uno dei ritratti più vividi e memorabili di questo genio indiscusso della musica classica. Eppure, com’è possibile, visto che tutto quello che racconta è per lo più falso? 

Infatti, sia Mozart che Salieri sono stati sì dei grandi artisti, ma non hanno mai ingaggiato una battaglia all’ultimo sangue. Erano due professionisti rispettabili, soprattutto Salieri che da questa ricostruzione viene fuori con la reputazione piuttosto malconcia. Il vero Antonio Salieri fu insegnante di Beethoven, Schubert e Franz Liszt, e fu stimato dalla corte viennese per decenni. Non esistono prove storiche di alcun astio verso Mozart né tantomeno di un coinvolgimento nella sua morte.

La leggenda del “Salieri assassino” nacque da una voce popolare ottocentesca, alimentata da Aleksandr Puškin in un breve dramma teatrale, che s’intitola proprio Mozart e Salieri, e trovò la sua forma definitiva nel lavoro di Shaffer e Formán. Il cinema, insomma, ha trasformato un uomo reale in un villain letterario e lo ha consegnato alla memoria collettiva in quella veste per sempre.

Per non parlare, poi, di Mozart, che risulta essere un monello irrinunciabile, una sorta di genio maleducato, cui volentieri qualche spettatore avrebbe tirato un manrovescio. Eppure, Amadeus non è un documentario, è un film. “Direi – commenta Baricco – che è una meditazione sull’invidia, sul genio, su Dio e sul silenzio di Dio di fronte alla mediocrità e alla sofferenza, non è la semplice e falsata riproposizione della vita di Mozart. Un regista, come uno scrittore, è in grado di ricostruire la storia, se vuole. Crea un mondo altro rispetto alla realtà, e in quel mondo è lui la divinità. Può fare tutto quello che vuole”.

E siamo all’omaggio a Claudia Cardinale con La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, con la presenza di Patrick e Lucilla Cristaldi. Il programma prosegue con eventi speciali e proiezioni, tra cui il corto Quella saletta sul mare di Alessandro Piva, accompagnato dal cast. Ampio spazio anche al concorso e alle sezioni parallele, con A War On Women di Raha Shirazi, preceduto dal corto di Anna Foglietta, e titoli come Orchestra Plurale di Pierluigi FerrandiniDon Chisciotte di Fabio Segatori.

Nel corso della giornata si alternano anteprime, retrospettive e incontri. Al Petruzzelli viene presentato Tutta vita di Valentina Cenni con Stefano Bollani e Daniele Sepe, mentre trovano spazio anche opere come La salita di Massimiliano GalloCattiva strada di Davide Angiuli. Non mancano gli omaggi d’autore, con la retrospettiva dedicata a Giuseppe Tornatore, con La leggenda del pianista sull’oceano, e gli eventi speciali come Lo svitato di Carlo Lizzani con l’intervento di Jacopo Fo.

La giornata si chiude con la consegna dei premi – tra cui il riconoscimento Arte del cinema ad Alessandro Baricco, e a Ido Fluk per Köln 75 nella sezione Rosso di sera – e con uno sguardo al cinema di genere grazie alla rassegna Notti horror e la proiezione di Demoni di Lamberto Bava. Ora, non mi resta che congedarmi. Domani vi racconto dell’incontro con Elena Sofia Ricci e di molte altre cosucce. Ci aspetta un pomeriggio ricco e variegato, che non mancherò di descrivere con tutta l’emozione possibile.