“Improvvisare è come passeggiare in un posto che conosci e non conosci, provare nuove vie traverse, che magari non porteranno dove avevi previsto di arrivare ma in un posto ancora più interessante. Assumersi dei rischi, è il bello del jazz”. Lo scrive Stefano Bollani nel suo saggio Parliamo di musica, edito da Mondadori. C’è chi lo definisce eclettico e ne ammira le tante disinvolture pianistiche, chi lo osteggia proprio per questa sua duttilità. Senza dubbio Bollani è uno a cui piace giocare con le aspettative, quelle del pubblico ma soprattutto le sue: prendere una struttura, smontarla per farla rinascere diversa. Semplificare un’armonia complicata, complicare un’armonia semplice, non prendere l’accordo che l’orecchio va cercando automaticamente per abitudine o perché “suona bene”.
Ed è un musicista che sa anche usare l’umorismo come elemento di sorpresa, che ribalta la prospettiva e permette di cambiare tipo di repertorio. Perché il brano è sempre e solo un punto di partenza, mentre il punto di arrivo non è dato. È una filosofia musicale, ma anche un approccio alla vita che il nuovo film di Valentina Cenni, presentato al Bif&st dopo il passaggio dello scorso anno alla Festa del cinema di Roma, documenta in maniera egregia, osservando alcuni dei migliori jazzisti italiani mentre sono impegnati in una residenza creativa a Palazzo Lantieri a Gorizia, in preparazione per un concerto al Politeama Rossetti di Trieste (tenutosi il 17 febbraio 2025). Quale migliore circostanza, quindi, per seguire il processo creativo degli artisti e per raffigurare il jazz «non solo come linguaggio musicale ma come forma di esistenza»?

La pellicola Tutta Vita nasce quindi da un’idea e da uno sguardo di Cenni: raccontare l’improvvisazione jazz come atto di vita, come spazio di relazione, di ascolto, di libertà. Bollani riunisce alcuni venerati maestri affiancati da giovani talenti, in un luogo isolato, lontano dai palchi e dalle tournée, per farli stare insieme una settimana, suonando senza scalette, senza pressione, senza altro obiettivo che quello di fare musica insieme. Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto, Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni condividono – con lo stesso Bollani – giorni e notti di musica, giochi, intuizioni, risate, silenzi. E non è un caso se Rava, nel documentario, a un certo punto parla dei musicisti di jazz come di una democrazia perfetta, dove tutti si ascoltano, non c’è ego, ognuno ci mette del suo e sempre per produrre bellezza, armonia.
È lui, Enrico Rava, che ha scoperto e lanciato Bollani, col quale ha realizzato infiniti concerti e incisioni, ed è lui che ha portato il jazz italiano a un livello internazionale. Sono di una bellezza commovente gli scambi “rubati” tra i due dalla macchina da presa di Cenni. Il pianista ricorda quando, appena arrivato a Parigi per suonare con Rava e altri musicisti già leggendari, il suo “maestro” lo rimproverò per gli assoli troppo brevi: “Se ti ho chiamato qui è perché mi piace come suoni. Quindi vedi di suonare…”. Enrico Rava completa l’aneddoto. “Mi rispondesti che non ti stavi divertendo. Ed era vero, perché effettivamente suonavamo ma non succedeva nulla”. Questo perché sul palco è fondamentale soprattutto l’empatia, la comunanza di intenti con gli altri musicisti, condividere con loro una visione comune. Si cerca di dare e prendere il meglio dagli altri. Per intuito, fiutando l’aria, annusando chi suona con te. Cercando sempre il legame, il dialogo. Non solo per il bene di chi è in scena, ma anche per il bene del pubblico e, in definitiva, per il bene della musica.
Sul palco del Teatro Petruzzelli, insieme a Bollani e Cenni, anche il sassofonista Daniele Sepe, l’incendiario guastatore della musica napoletana che proprio all’inganno del cinema ha dedicato il suo ultimo album: L’imbroglio sul lenzuolo. Così chiamavano il cinema quelli della sua generazione: un cinema spesso fatto in piazza, nelle sale parrocchiali, nelle strade, proiettando le immagini su di un lenzuolo steso. Tra le grandi passioni musicali di Sepe ci sono Nino Rota, Piero Piccioni, Carlo Rustichelli, Piero Umiliani. D’altronde il cinema ha sempre ospitato con grande generosità il jazz, da Totò a Billy Wilder, da Hermann con Hitchcok al free jazz in Pasolini. I due – Bollani e Sepe – avevano già calcato insieme il palcoscenico del Petruzzelli con il progetto “Napoli Trip”, che suggellava un amore per il capoluogo campano che ha radici lontane e risale agli anni in cui il pianista, appena undicenne, scoprì il grande Renato Carosone: una folgorante fonte di ispirazione, “uno che suonava il piano, scriveva canzoni, cantava e si divertiva”.

Bollani, invece, al festival barese ci è arrivato anche nelle vesti di compositore per Il Dio dell’Amore di Francesco Lagi, film del quale ha composto la colonna sonora. Il personaggio di Ovidio, esterno alle vicende sentimentali dei sette protagonisti, commenta le loro storie, e il pianoforte rappresenta una voce che li accompagna nei loro momenti più fragili. Attorno al piano, qua e là, fa capolino un gruppo jazz – chitarra, contrabbasso, batteria – a introdurre un elemento di ironia. Ma anche un gruppo di archi, ad aggiungere invece una dimensione sospesa, metafisica, mentre un utilizzo discreto dell’elettronica crea ombre e profondità, suggerendo una presenza invisibile che si muove all’interno della storia.
D’altronde la prima cosa che salta all’occhio di questa edizione del Bif&st è la passione per la musica che attraversa i film selezionati e molti degli eventi in programma. Per esempio, la serata di gala di domenica è stata all’insegna del meraviglioso pianoforte di Keith Jarrett, protagonista di Köln 75, ricostruzione romanzata diretta da Ido Fluk che racconta la preparazione rocambolesca del concerto tenuto a Colonia nel 1975, divenuto un punto cardine della musica dell’ultimo quarto del Novecento. Non solo: in mattinata, Alessandro Baricco ha tenuto una “lezione di cinema” a partire da Amadeus, il capolavoro di Miloš Forman dedicato alla figura di Mozart. Insomma, il Bif&st quest’anno si “vede” e si “ascolta”.





