Sarà la bellezza del cinema a salvare il mondo

Con il Bif&st il grande schermo diventa un rito collettivo che trasforma l’intimità dello sguardo in comunità viva, capace di fermare il tempo e restituire senso a una città intera

Ogni anno, a fine marzo, Bari è più bella. Lo dico sempre, lo penso sempre. La primavera ha un effetto incredibile su questa città. Il mare scintilla, le foglie tornano a rivitalizzare gli alberi e riempiono le viuzze del centro storico di colori, di vita e profumi. La bellezza salverà il mondo, diceva il principe Myskin in uno dei più bei romanzi di Dostoevskij. E mai come in questo periodo sono convinta che abbia ragione. Eppure, sono certa che il mio occhio sia influenzato da un certo festival Made in Bari, che assomiglia molto a un rito collettivo, quasi sacro.

Le strade del centro si animano e nell’aria si diffonde un’energia sottile, quasi impercepibile, che si fa largo tra le persone, come quando si avvicina una festa che si aspettava da tempo. I manifesti del Bif&st compaiono a ogni angolo, sulle vetrine, sui pali della luce e il volto scelto per questa diciassettesima edizione non poteva che essere quello di Claudia Cardinale, icona scomparsa lo scorso settembre, a cui il festival dedica la sua immagine ufficiale. Un’attrice che ha cambiato il volto del cinema con le sue interpretazioni straordinarie. In realtà, questa attrice inimitabile, il cui nome per esteso era Claude Joséphine Rose Cardinale, deve molto della sua fama e della sua importanza a un’altra splendida attrice italiana. Ma questo sarà argomento dell’articolo di domani. 

Guardarla così, stampata sulla città, con quegli occhi che hanno attraversato mezzo secolo di cinema, dà la misura di come questo appuntamento annuale con il cinema, non sia una kermesse qualunque, ma un atto d’amore verso la settima arte. Il Bif&st (Bari International Film&TV Festival) è finalmente iniziato e questa sua diciassettesima edizione – diretta dal critico e giornalista Oscar Iarussi, prodotta dalla Fondazione Apulia Film Commission – terminerà sabato 28 marzo. 

Protagonista quest’anno è Giuseppe Tornatore, presenza irrinunciabile del festival e ora finalmente protagonista assoluto. Non posso nascondervi la mia contentezza. Proprio ieri sera ho rivisto Baarìa finalmente sul grande schermo del Multicinema Galleria. Intanto, al Teatro Petruzzelli, è stato proiettato Nelle tue mani (2007) di Peter Del Monte, film presentato dieci anni fa al Torino Film Festival. Ieri sera, Kasia Smutniak, tra le protagoniste più amate del cinema italiano ed europeo, ha ricevuto il Premio Bif&st Arte del Cinema, uno dei riconoscimenti più attesi della manifestazione. Smutniak è un’attrice che sa abitare il silenzio, che costruisce i suoi personaggi dall’interno verso l’esterno. Vederla sarà un’emozione incredibile, che non mancherò di raccontarvi.

A inaugurare ufficialmente il festival è stato Il Dio dell’amore di Francesco Lagi, commedia sulla complessità delle relazioni sentimentali, con un cast corale che include Vinicio Marchioni, Isabella Ragonese, Anna Bellato, Enrico Borello e Vanessa Scalera. Il film è presentato nella sezione Rosso di sera, la sezione non competitiva dedicata alle grandi anteprime serali al Petruzzelli. Una commedia che parla di amore contemporaneo, di come si fa e si disfa, di come ci si cerca e ci si perde. Un inizio che non potrebbe essere più centrato sul tempo in cui viviamo.

Nel corso della serata è stato assegnato anche il Premio Camera di Commercio di Bari a Iginio Straffi, fondatore di Rainbow, la casa di produzione pugliese che ha fatto conoscere la Puglia nel mondo attraverso le Winx. Un riconoscimento che parla di industria e territorio, di come la cultura possa diventare economia senza smettere di essere cultura. Ma questa prima giornata è stata anche l’occasione per visitare la mostra che resterà allestita fino al 12 aprile a Palazzo Starita: Sembra ch’è passato un giorno — Voci, storie, immagini dal romanzo del cinema italiano, curata da Silvio Danese e promossa da Apulia Film Commission e Fondazione Puglia.

Un percorso audio-fotografico immersivo attraverso fotografie rare, materiali d’archivio e registrazioni sonore sulla storia del cinema italiano. La mostra ha quella malinconia dolce delle cose che si guardano da lontano e sembrano appena accadute. Entrare lì dentro, in quel palazzo settecentesco restaurato, significa fare un passo dentro un immaginario collettivo che è, in qualche modo, anche una storia personale. 

Otto giorni di cinema, oltre 120 film, concorsi, retrospettive, incontri, anteprime, mostre, musica. Il Teatro Petruzzelli, il Kursaal Santalucia, il Multicinema Galleria e gli altri spazi cittadini diventano le tappe di un itinerario vero e proprio, nella storia e nel cuore del cinema. Come ha dichiarato Iarussi presentando questa edizione, il Bif&st è “una tregua. Otto giorni di visioni e incontri in un contesto globale segnato da crisi e conflitti”, ma anche un modo per guardare il presente con speranza, con lo sguardo incantato del cinema.

Nell’ambito del FuoriBif&st, inoltre, è stata inaugurata ieri mattina, nel Teatro Margherita la mostra Sguardi sul cinema  realizzata da Scart e promossa da Comune di Bari, Regione Puglia e Gruppo Hera, in collaborazione con le Accademie di Belle Arti di Bologna, Firenze e Ravenna – con 46 opere d’arte, realizzate con scarti industriali, dedicate ai grandi protagonisti del cinema italiano e internazionale.

Massimo Troisi, Anna Magnani, Pierfrancesco Favino, Claudia Cardinale e tante altre icone del cinema prendono vita attraverso ritagli di pelle, metallo, gomma e altri materiali di scarto. Una mostra bellissima, nonché un omaggio a chi ha reso grande e inimitabile il nostro bel cinema. Peccato solo che i tanti miliardi che avrebbero dovuto sostenerlo in questi ultimi anni stiano andando da tutt’altra parte e per produrre qualcosa che con l’arte non ha nulla a che fare. La mostra, a ingresso libero, sarà aperta fino al 12 aprile.

Ecco, è questo che il Bif&st riesce a fare, anno dopo anno. Rendere pubblico ciò che è intimo, trasformare una sala buia in uno spazio condiviso, fare di una città un luogo dove il cinema non è solo spettacolo ma domanda aperta. Settantacinquemila spettatori a edizione, studenti delle scuole superiori che scoprono il cinema d’autore, cinefili di lungo corso che tornano ogni anno come si torna a casa. In un mondo che cambia troppo in fretta, questa è una delle poche tregue che vale davvero la pena prendersi.

Peccato solo che quest’anno i biglietti sono voltati via già nelle prime ore. Molti hanno dovuto rinunciare a tanti eventi a pagamento. Fortuna che il festival offre così tanti eventi gratuiti da consolare anche i più delusi. Che altro dire, se non che ci vediamo domani per un altro racconto di queste splendide giornate? Buon primo giorno, Bif&st