Tra pesanti eredità e nuovi vincoli, la sanità pugliese è al bivio

Dopo quindici anni di richiami e riorganizzazioni, la Regione è chiamata a definire entro maggio una rotta credibile per riportare in equilibrio il sistema, compromessso da un disavanzo strutturale

Decaro lo aveva detto in campagna elettorale e lo ha ribadito al momento del suo insediamento al vertice dell’amministrazione regionale: l’urgenza su cui intervenire è la sanità. Non solo in relazione alle liste d’attesa – un nodo atavico, per il quale è stato adottato un provvedimento la cui efficacia è ancora da dimostrare, come vi abbiamo già raccontato (clicca qui) – ma anche in relazione ai conti, diventati ora materia di confronto tecnico tra Regione e governo.

L’urgenza che torna al centro

I tecnici del ministero dell’Economia hanno infatti incontrato quelli dell’assessorato regionale alla Salute per analizzare nel dettaglio la situazione dei bilanci sanitari pugliesi e dal confronto è emerso un dato tutt’altro che confortante: il disavanzo della sanità in Puglia, relativo al 2025, ammonterebbe a 369 milioni di euro.

Le ragioni di una spesa che continua a crescere

Come viene comunicato in una nota dalla Regione Puglia, sull’innalzamento della spesa registrato lo scorso anno avrebbe pesato “l’aumento dei costi relativi alla sanità, stimato dello stesso Ministero nei termini di un più 4% compensato solo parzialmente da uno stanziamento statale per la Puglia aumentato solo dell’1%”. Nella nota si evidenzia, inoltre, che sull’incremento della spesa avrebbero inciso “prevalentemente la mobilità passiva (pazienti che vanno a curarsi in altre regioni), la spesa farmaceutica e il costo del personale per i rinnovi contrattuali e le assunzioni”.

Un equilibrio mancato da quindici anni

Il problema, in realtà, era già stato segnalato negli anni precedenti. Nel 2024 e nel 2025 il tavolo di monitoraggio ministeriale aveva chiesto alla Regione Puglia di aggiornare il Piano Operativo, introducendo misure strutturali di riduzione della spesa sanitaria. Tuttavia, dopo i confronti con i ministeri dell’Economia e della Salute, l’adeguamento richiesto non è mai stato completato. La Puglia, occorre ricordare, è sottoposta al Piano di rientro che prevede la supervisione dei ministeri su spesa, assunzioni e investimenti dal 2010, dai tempi cioè della giunta guidata da Nichi Vendola, con Giulio Tremonti al ministero dell’Economia.

In questi anni la Regione ha più volte tentato di uscire dal regime di controllo, toccando quasi l’obiettivo tra il 2018 e il 2019; ma la pandemia ha fatto saltare nuovamente il tavolo. Per uscire dal Piano di rientro bisogna dimostrare di aver riportato in equilibrio i conti, obiettivo che finora non è mai stato raggiunto. 

La programmazione che non c’è

La questione emerge chiaramente anche dalle conclusioni del parere 11/2025 sulla bozza del Piano operativo triennale presentata lo scorso anno. In quel documento, i ministeri chiedevano nuovamente alla Regione di presentare, nel Programma Operativo 2025-2027 previsto dal Piano di rientro, una programmazione adeguata che definisse con precisione le aree di intervento e gli strumenti necessari a riportare in equilibrio la gestione del sistema sanitario regionale. I ministeri ricordavano inoltre che, senza un quadro programmatorio approvato, non è possibile verificare il raggiungimento degli obiettivi del Programma Operativo e, di conseguenza, non può essere valutato positivamente alcun adempimento collegato.

Per riportare il sistema in equilibrio la Regione dovrà, quindi, presentare un nuovo Piano operativo che indichi con precisione le misure per ridurre la spesa. Ma, con ogni probabilità, tali provvedimenti finiranno col ricadere in maniera pesante sulla vita dei cittadini. Tra gli interventi allo studio ci sarebbero, infatti, tagli ai reparti ospedalieri, riduzione della spesa farmaceutica (anche indirettamente, attraverso l’aumento del ticket) e interventi sui servizi non essenziali.

Le misure possibili e il loro impatto sulla vita dei cittadini

Si tratta di misure che negli anni sono già state discusse e parzialmente applicate, ma sempre con grande cautela per le possibili ricadute politiche e sociali. È sempre in agguato il rischio di passare dalla giusta “razionalizzazione” allo smantellamento indiscriminato di un intero sistema che negli ultimi quindici anni è stato già più volte riorganizzato con accorpamenti e riduzioni di servizi e strutture. Restano però nodi delicati da sciogliere come quelli riguardanti i laboratori di analisi e i punti nascita (la Puglia non ha mai chiuso quelli che non raggiungono i 500 parti l’anno), oltre al tema dei piccoli ospedali, la cui possibile chiusura è da tempo oggetto di discussione.

L’ipotesi Irpef e il nodo delle scelte politiche

Alla luce di questo scenario l’aumento delle addizionali regionali Irpef appare, peraltro, difficile da evitare. E su come giungere all’aumento delle tasse c’è già una disputa tutta giocata in punta di diritto tra chi sostiene che si possa realizzare con un decreto del presidente (che ha una possibilità in deroga di modificare le aliquote), chi ritiene invece che la questione vada affrontata con una legge del consiglio regionale e chi, ancora, con un disegno di legge della giunta da convertire nell’assemblea. C’è poi chi confida che la crisi dei conti sanitari, ormai comune a tutte le regioni italiane, possa spingere il governo nazionale a intervenire con una misura straordinaria. Quanto alla durata dell’aumento delle addizionali Irpef, l’ipotesi minima è di un anno, a partire dal 2027. Molto dipenderà però dalle proiezioni sul deficit dei prossimi esercizi, che potrebbero rendere necessaria una manovra più lunga e strutturale.

Il payback sospeso e le risorse che mancano

Non è tutto. Come riportato dal Corriere della Sera, il Consiglio di Stato ha sospeso la procedura di payback sui dispositivi medici (quel sistema che obbliga le aziende produttrici a restituire alle Regioni una parte della spesa sanitaria quando vengono superati i tetti di budget) fino al 24 settembre, quando si terrà l’udienza di merito. Una decisione che lascia in bilico una partita da 247 milioni di euro per il bilancio regionale, congelata in attesa del verdetto definitivo.

Una scadenza che non ammette rinvii

In questo quadro, le variabili ancora aperte sono molte e tutte potenzialmente decisive. Una certezza, però, rimane: entro la fine di maggio la Regione Puglia dovrà individuare una soluzione chiara e sostenibile per riportare la sanità su un percorso di equilibrio.