Le armi per difendere il castello? I libri branditi dagli autori

Il festival di Sammichele di Bari conquista il pubblico con il suo format originale che sostituisce le presentazioni convenzionali con dialoghi autentici tra autori, giornalisti e intellettuali da cui emerge il pensiero all'origine alla scrittura

Ci sono festival diversi dagli altri. Per obiettivi, coerenza, scelte, contesti in cui si svolgono. È il caso de Il Castello di Libri, la rassegna letteraria che da ormai quattro anni trasforma, a settembre, il meraviglioso Castello Caracciolo di Sammichele di Bari in un laboratorio di pensiero, dialogo e cultura. Quest’anno ha proposto al pubblico tre serate con personalità di grande richiamo, affiancate da nuove voci del panorama editoriale, in un format che unisce il rigore dell’approfondimento alla forza del confronto diretto con i lettori. Un festival che, tra le altre cose, prevede incontri non convenzionali: non semplici presentazioni, ma dialoghi tra autori, giornalisti e intellettuali capaci di restituire al pubblico l’essenza del pensiero che precede la scrittura.

Il Castello Carracciolo di Sammichele di Bari

Il Castello di Libri, promosso dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Lorenzo Netti, fin dagli inizi si avvale della preziosa collaborazione di Leonardo Palmisano e di Radici Future Produzioni. Un legame, quello tra Radici Future e Sammichele di Bari, avviato dalla progettazione di un agrihub (centro di ricerca per l’agricoltura innovativa) nella zona fieristica e industriale del comune, e consolidatosi poi con le tante attività realizzate nell’ambito dei progetti regionali Galattica e Punti Cardinali.

Il festival ha preso il via quest’anno con Giusi Toto, docente ordinaria di Didattica e pedagogia speciale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia, che ha presentato il suo ultimo volume – Sistemi educativi e violenza. Prospettive di Etnopedagogia criminale, edito da Tlon – in cui si indagano i processi formativi che plasmano le identità deviate. Un’indagine svolta analizzando due realtà nello specifico: i clan mafiosi italiani e i culti criminali nigeriani. Attraverso un’analisi approfondita tra rituali, affiliazioni e modelli educativi alternativi, gli autori offrono una prospettiva unica sull’etnopedagogia criminale, evidenziando i meccanismi culturali e sociali che rafforzano le organizzazioni criminali. Approfondendo il ruolo delle scuole, delle famiglie e delle comunità nel prevenire o alimentare la devianza, l’opera propone un contributo essenziale per costruire percorsi di inclusione e legalità.

La srittrice Anna Pavignano

La prima serata di festival è proseguita con un ospite che non si concede spesso a presentazioni ed eventi mondani: Domenico Quirico, tra i più scrupolosi, morali, lucidi – quindi terribili – osservatori di ciò che accade nel mondo, oggi come editorialista e prima come inviato di guerra dai fronti più pericolosi, da dove ha raccontato i maggiori conflitti dei nostri tempi e le vicende africane degli ultimi vent’anni, in particolare le primavere arabe, fino a ritrovarsi prigioniero dei miliziani di Gheddafi in Libia e di al-Qaeda in Siria. Il suo sequestratore, Al-Jolani, l’uomo che ha massacrato i Marines di Bush in Iraq, uno dei macellai della Siria dei cinquecentomila morti, adesso lo vediamo in televisione a stringere le mani dei potenti del mondo occidentale, dalla Casa Bianca all’Eliseo, dopo essersi cambiato d’abito e aver indossato il costume di quello “rispettabile”, del nuovo capo della Siria con la giacca e la cravatta di chi siede nei consigli d’amministrazione.

È un momento in cui il complesso militar-industriale-finanziario, che si era quasi rassegnato alle guerricciole dell’antiterrorismo moderatamente redditizie, ha ritrovato una nuova età dell’oro. Con al seguito la carovana di chi ci spiega che siamo in pericolo (che è quello che poi sostengono anche i nostri “nemici”) e che quindi ci dobbiamo riarmare. È difficile crederlo, ma come ci spiega lo stesso Quirico, “siamo al ritorno dei Krupp”: i fabbricanti di cannoni, i signori dell’acciaio (bellico), gli alchimisti della guerra industriale. Ed è per questo che è fondamentale oggi, attraverso la guida di persone come Domenico Quirico, ci si possa orientare in questo mondo che abbiamo sciaguratamente contribuito a plasmare, dall’Ucraina a Gaza, dal Sudan alla Siria e all’Afghanistan: “un mondo dove si fabbrica e sperimenta senza intralci e limiti una umanità denaturata, sottratta al riconoscere il simile con il simile, quindi la possibilità stessa della identificazione”.

Davdide Sette (a sin.) dialoga con Gianni Svaldi e Domenico Quirico

Spazio invece alla narrativa nella seconda serata, che ha visto protagonisti Antonio Lillo, scrittore, poeta ed editore pugliese, con il suo ultimo libro Le mani dell’altro, edito da Les Flâneurs Edizioni, e Anna Pavignano, nota ai più come la sceneggiatrice di tutti i film dell’attore e regista napoletano Massimo Troisi, da Ricomincio da tre a Il Postino, per cui è stata candidata all’Oscar, e per aver scritto insieme a Mario Martone lo splendido documentario Laggiù qualcuno mi ama, vincitore del David di Donatello nel 2023. Pavignano è però ormai anche scrittrice di lungo corso e il suo ultimo romanzo, Come sale sulla pelle, edito da Piemme è forse la sua opera più riuscita e compiuta. Siamo ad Alba, alla fine dell’Ottocento, quando, in una notte squassata da tuoni e fulmini, la piccola Camilla si avventura fuori casa alla disperata ricerca dei genitori e dei fratelli. Nel mezzo della tempesta, un omnibus trainato da cavalli, in gran ritardo, la travolge. Sopravvive, ma l’infezione avanza e i medici chiedono il consenso per amputarle una gamba. La madre inizialmente si oppone, perché teme che la figlia diventi una donna a metà. Il padre, invece, autorizza l’operazione.

Camilla, crescendo, deve così imparare a sopportare l’ignoranza paesana e il peso del soprannome che le hanno cucito addosso: quello della “zoppa”. Sarà l’incontro con Felice, studente di medicina a Torino, dotato d’intelligenza acuta e animo gentile, a cambiarle la vita. Il ragazzo sarà infatti il primo a scorgere la bellezza e la forza della ragazza con la gamba di legno. Tra i due nascerà un amore ardente e ostinato, capace di sfidare le convenzioni e la diffidenza delle famiglie, ma la loro storia sarà anche destinata a misurarsi con prove dure: per amore, Felice dovrà rinunciare agli studi e cercherà lavoro nelle saline di Aigues-Mortes, in Francia. Ed è qui che la storia d’amore inventata dalla scrittrice si mescola con la cronaca e con quei violenti fatti che nel 1893 videro gli italiani emigrati, prevalentemente piemontesi, sgraditi ai locali, travolti dalla furia della violenza e massacrati: linciati, bastonati, affogati o colpiti da armi da fuoco. Un modo, come dichiarato dalla stessa autrice, di ricordare che tutti, ad un certo punto della nostra vita, siamo stati “emigrati” e vittime di quella diffidenza – quando non proprio odio – che oggi riserviamo agli altri.

Il giornalista Antonio Lillo

La chiusura del festival è stata affidata a un’anteprima nazionale: la presentazione del libro-intervista scritto da Toni Mira, in cui don Luigi Ciotti, in occasione del suo ottantesimo compleanno, ripercorre le battaglie del passato e riflette sulle difficoltà del presente. Vi auguro di essere eretici è il titolo del volume edito da Edizioni San Paolo, ma anche l’augurio che don Ciotti da anni rivolge a tutti noi, ricordandoci che non possiamo smettere di interrogarci su quello che ci accade intorno. Tutti abbiamo la tentazione di cedere alle letture preconfezionate e alle “parole d’ordine” del momento, che ci appaiono rassicuranti. Bisogna avere il coraggio non soltanto di essere scomodi nella denuncia delle ingiustizie, ma anche di “stare scomodi”, noi stessi, in quello che diciamo e che facciamo. Una degna chiusura per un festival che cerca, in un paese di appena seimila abitanti, di proporre un nuovo modo di dialogare attorno alla letteratura e, attraverso la letteratura, delle questioni più urgenti che caratterizzano il nostro presente. L’appuntamento, già annunciato, è per la quinta edizione de Il Castello di Libri a sette

Nella foto in alto, tutti gli autori partecipanti a “Il Castello dei libri”