Quando il suono della campanella ha preso a ridisegnare completamente le giornate di giovani e docenti, con le relative famiglie, il sipario appena dischiuso sul nuovo anno scolastico torna a mostrare una serie di problemi, la cui soluzione si rinvia di anno in anno e che per certi versi e per alcuni aspetti appare sempre più lontana. Edifici vecchi e poco sicuri, cantieri ancora aperti, aule insufficienti e impianti inadeguati. In molte realtà, soprattutto nel Sud, le lezioni sono iniziate tra turnazioni forzate e orari provvisori, mentre dirigenti e docenti cercano di mettere insieme un piano scolastico coerente, spesso con personale ancora da assegnare. Le cattedre vacanti sono una costante e il balletto delle supplenze non aiuta a garantire continuità didattica.
Nel frattempo, arrivano anche le novità normative, che ogni anno sembrano aggiungere un nuovo livello di complessità. Tra le più recenti, le disposizioni del ministro Valditara che vietano l’uso dei cellulari in classe, accendendo il dibattito tra chi invoca più disciplina e chi teme un approccio troppo rigido. E poi la riforma degli esami di stato, appena varata dal consiglio dei ministri, che cambia criteri e modalità di valutazione, lasciando studenti e insegnanti alle prese con nuove regole da interpretare.
In questo contesto già fragile, c’è un problema che pesa più di tutti e che continua a minacciare il futuro di migliaia di ragazzi: l’abbandono scolastico. Una delle principali criticità del sistema educativo italiano, con forti ripercussioni sociali ed economiche, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. Nonostante i segnali di miglioramento, il problema persiste in forme diverse: dalla dispersione esplicita (interruzione degli studi) a quella implicita (frequenza scolastica senza acquisizione di competenze adeguate).
Nel 2025, secondo i dati Invalsi (l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) il tasso di abbandono scolastico in Italia è sceso all’8,3%, superando in anticipo il target europeo del 9% fissato per il 2030. Un risultato incoraggiante, ma che non cancella le disparità territoriali e sociali. L’Italia resta tra i cinque paesi europei con il più alto tasso di abbandoni precoci, e la dispersione implicita continua a colpire duramente gli istituti tecnici e professionali, dove meno del 50% degli studenti raggiunge competenze adeguate in italiano e matematica.
La Puglia, storicamente tra le regioni più esposte al fenomeno, ha avviato nel 2025 una risposta concreta con l’approvazione della Legge Regionale 8/2025 contro il ritiro sociale e l’abbandono scolastico. La norma punta a intercettare precocemente i segnali di disagio, offrendo percorsi formativi personalizzati e supporto psicologico, in particolare per i giovani NEET (Not in Education, Employment or Training). Il piano regionale prevede anche progetti di inserimento lavorativo e un fondo dedicato di 230 mila euro per il monitoraggio e la realizzazione degli interventi. L’obiettivo è rompere l’isolamento dei ragazzi e rafforzare il legame tra scuola, territorio e famiglie.
L’abbandono scolastico non è solo una statistica: è il sintomo di un sistema che non riesce a rispondere ai bisogni di tutti. Dietro ogni ragazzo che lascia la scuola c’è una storia di fragilità, disorientamento o esclusione. Per questo, la lotta alla dispersione deve essere una priorità trasversale, che deve coinvolgere scuola, enti locali, servizi sociali e mondo del lavoro.
Nel cuore della Puglia, l’area metropolitana di Bari rappresenta un crocevia fondamentale per comprendere le dinamiche dell’abbandono scolastico. Se la regione ha avviato nel 2025 un piano ambizioso per contrastare il ritiro sociale e la dispersione educativa, è nei singoli comuni che si gioca la partita più delicata: quella tra fragilità territoriali e risposte istituzionali.
Nel capoluogo, il fenomeno dell’abbandono scolastico si concentra soprattutto nei quartieri periferici come San Paolo, Japigia e Libertà. Qui, il mix tra disagio socioeconomico, scarsa partecipazione familiare e carenza di servizi educativi alimenta storicamente la dispersione. Tuttavia, grazie ai fondi PNRR e ai progetti dell’“Agenda Sud”, diverse scuole hanno avviato percorsi di tutoraggio individuale, laboratori esperienziali e sportelli psicologici. Gli istituti del centro cittadino, come quelli del quartiere Murat e Poggiofranco, mostrano invece tassi di abbandono più contenuti, grazie a una maggiore stabilità del corpo docente e a una rete educativa più strutturata.
Altamura, con il suo alto numero di istituti superiori, è considerata una “città scolastica” che attrae studenti anche dai comuni limitrofi. Tuttavia, proprio questa centralità ha generato criticità: il sovraffollamento delle scuole, la carenza di spazi e la difficoltà nel garantire continuità didattica hanno portato a un aumento della dispersione implicita, soprattutto negli istituti professionali. Il Comune ha avviato nel 2025 un progetto di orientamento precoce, in collaborazione con le aziende del territorio, per favorire l’inserimento lavorativo e ridurre il rischio di abbandono.
Bitonto presenta una situazione mista: il centro storico e le frazioni di Palombaio e Mariotto registrano tassi di abbandono superiori alla media regionale. Nel 2025, il Comune ha aderito al programma regionale contro il ritiro sociale, attivando sportelli di ascolto e percorsi di reinserimento scolastico per ragazzi NEET. Alcuni istituti hanno sperimentato la “didattica di comunità”, coinvolgendo associazioni locali e famiglie.
A Molfetta, il fenomeno dell’abbandono esplicito è contenuto, ma preoccupa la dispersione implicita. Secondo i dati Invalsi, una quota significativa di studenti termina il ciclo scolastico senza competenze adeguate in italiano e matematica. Le scuole secondarie, in particolare gli istituti tecnici, hanno avviato nel 2025 percorsi di recupero pomeridiani e attività laboratoriali per rafforzare gli apprendimenti. Il Comune ha inoltre investito in progetti di educazione digitale e orientamento scolastico.
Monopoli e Conversano si distinguono per una rete scolastica più solida e una maggiore integrazione tra scuola e territorio. I tassi di abbandono sono tra i più bassi dell’area metropolitana, grazie a una forte collaborazione tra enti locali, istituti scolastici e associazioni. Nel 2025, entrambi i comuni hanno potenziato i servizi di supporto psicologico e introdotto percorsi di educazione civica e ambientale, con l’obiettivo di rafforzare il senso di appartenenza degli studenti. In comuni come Gravina e Gioia del Colle, il fenomeno dell’abbandono è in crescita, soprattutto tra gli adolescenti maschi e gli studenti degli istituti professionali. Le cause principali sono la disoccupazione giovanile, la scarsa attrattività dell’offerta formativa e la mancanza di prospettive post-diploma.
Nel 2025, sono stati attivati progetti di alternanza scuola-lavoro e percorsi di formazione tecnica in collaborazione con imprese locali, ma i risultati sono ancora da valutare pienamente. L’area metropolitana di Bari mostra un quadro variegato e complesso. Se alcuni comuni stanno costruendo modelli virtuosi, altri lottano contro fragilità strutturali e sociali. La dispersione scolastica, in tutte le sue forme, resta una sfida educativa e culturale che richiede interventi mirati, coordinati e sostenibili. La scuola, per essere davvero inclusiva, deve diventare un presidio di comunità: aperto, accogliente e capace di intercettare il disagio prima che diventi abbandono.




