L’aspirante alieno che difende la bellezza contro il caos della poesia

Ospite di Palazzo Gentile a Bitonto, Silvio Raffo spiega come la letteratura sia strumento di sopravvivenza spirituale, dialogo con la tradizione e argine contro l’omologazione culturale

La lezione di Silvio Raffo, poeta, narratore e traduttore, è molto più di un semplice evento culturale. Ha costituito un’immersione profonda nella storia e nella critica della poesia del Novecento, filtrata attraverso lo sguardo di un autore che ha fatto del rapporto con la tradizione e della sua personale identità di “custode”, i pilastri della propria opera. Ciò che si traduce in un’autentica dichiarazione d’amore alla poesia come strumento vivo di comprensione del mondo. In un’epoca in cui la letteratura rischia di ridursi a sterile esercizio retorico per pochi addetti ai lavori, Raffo riafferma con forza la sua funzione originaria: essere voce autentica dell’anima, lente critica sul presente, ponte tra sensibilità diverse e tempo storico.

Figura poliedrica, direttore del centro di cultura creativa La Piccola Fenice di Varese, Raffo nella sua produzione spazia dalla poesia e dalla narrativa a una vasta attività di traduzione, con un focus particolare su autrici anglofone come Emily Dickinson, di cui ha curato l’opera omnia per i Meridiani Mondadori, ed Edna St. Vincent Millay. Questa propensione a tessere legami tra epoche e culture diverse lo configura come mediatore, “ponte” vivente tra il passato e il presente.

Silvio Raffo con, a destra, Carolina Abbaticchio, con cui ha dialogato nel corso dell’incontro, e a sinistra Grazia Ventafridda, presidente della locale sezione della Fidapa, che ha patrocinato l’evento

La cifra distintiva del pensiero di Raffo emerge dalla sua autodefinizione di aspirante alieno, un’identità esplorata nel docufilm a lui dedicato di Iolanda La Carrubba. L’alienismo di cui parla non è un’evasione dalla realtà, ma una presa di posizione etica e artistica che lo colloca in un ruolo “diverso” e anomalo rispetto al panorama letterario contemporaneo. La sua poesia si pone come “un sublime moderno e una melodia come contravveleno al caos favorito dalle avanguardie”. Questo posizionamento di “gentile fantasma” o “isolato cultore” riflette una profonda percezione di disagio nei confronti di una poesia “mediocre” in cui “regna semplicemente il nulla in un’indegna monotona asfissia di sentimenti”. Il suo rifiuto di partecipare alla polemica letteraria si traduce in una scelta di resistenza: pur umiliata e offesa, la “bellezza” deve essere difesa, anche a costo di un isolamento che diventa la sua forza. Questo paradosso del poeta contemporaneo, costretto alla solitudine per salvaguardare la purezza della sua arte, si manifesta come un atto di coraggio e di profonda coerenza.

Nella sua lezione Raffo traccia un percorso critico attraverso le principali correnti poetiche del Novecento italiano, mostrando come ognuna abbia reagito alla tradizione in modi diametralmente opposti. La disamina parte dal Crepuscolarismo, un movimento che rappresenta un “mite e lunghissimo crepuscolo” della poesia italiana, in netto contrasto con l’esasperato estetismo di D’Annunzio e la poetica celebrativa di Carducci. I poeti crepuscolari esprimono un “male di vivere” e una malinconia esistenziale che li conduce a preferire un linguaggio intimo e quotidiano, espressione di un’interiorità inquieta. Raffo stesso, con la sua sensibilità, si chiede se non vi sia una vena crepuscolare in tutti i poeti.

In opposizione al Crepuscolarismo, il Futurismo, fondato da Filippo Tommaso Marinetti con il suo Manifesto, si definisce come “violento assalto contro le forze ignote” e un inno alla ribellione e all’aggressività. Una rottura che, pur avendo il merito di liberare la poesia dai vecchi schemi, ha creato un vuoto e uno “squilibrio”. L’Ermetismo, sviluppatosi in un clima di crisi spirituale e morale, è caratterizzato da un linguaggio “oscuro e simbolico”. La poesia ermetica è introspettiva e tende a catturare realtà che vanno oltre il visibile, concentrandosi su temi come la solitudine, la “difficoltà di vivere” e la ricerca di una dimensione trascendente. Questa poetica elitaria si rivolge a un “numero ristretto di persone” che ne condividono l’impostazione e viene accusata dalla critica letteraria di oscurità e significati incomprensibili.

Il pubblico nella sala degli specchi di Palazzo Gentile, sede del Comune di Bitonto

All’interno dell’Ermetismo, Giuseppe Ungaretti, il suo massimo esponente, punta a penetrare il mistero attraverso la parola essenziale e concisa, nel tentativo di trovare il senso di un’armonia superiore in un mondo lacerato.

Il riferimento di Raffo a Ungaretti lo si coglie in una poesia dedicata a Bitonto. Il motto latino Quis ut Deus? (Chi è come Dio?) è la traduzione letterale del nome Michele e si associa tradizionalmente all’Arcangelo Michele, che rivolto a Satana pone questo motto come una domanda retorica e sprezzante. Si tratta, in realtà, di una domanda che il poeta, di fronte al caos e alla distruzione del mondo, pone alla vita stessa. La ricerca di armonia come atto di resistenza al nulla. I versi de L’alba della partenza di Raffo consentono di instaurare un dialogo critico tra le due poetiche. Ungaretti compie un viaggio dal dolore e dalla distruzione verso una riscoperta del senso della vita. Raffo, al contrario, parla nella sua lirica di una partenza come uno “svanire… come la rugiada”, un “passo delicato” che si allontana dal “turbine dei vivi”. Se il viaggio di Ungaretti è un ritorno alla vita, quello di Raffo è una ricerca di una dimensione “altra”, una fuga dalla “inadeguatezza” a vivere il caos del mondo. Le due “partenze” riflettono visioni esistenziali opposte: l’una cerca l’essenza nella carne del mondo, l’altra nella rarefazione dello spirito.

Un punto focale della lezione di Raffo sta nel concetto di “classicismo moderno” incarnato da Vincenzo Cardarelli come reazione agli “squilibri del Futurismo” a favore di un approccio ad una “poesia che ragiona, come un lungo colloquio dell’anima”. Si tratta della “poesia melodica”, tema che unisce Cardarelli a Umberto Saba. La “melodia” in Saba e Cardarelli non è una mera scelta estetica, ma un atto etico e una forma di resistenza, per ristabilire un’armonia interiore e per comunicare le “verità profonde e comuni degli uomini”, “contravveleno al caos” delle avanguardie e creazione di “nuove eleganze”.

Raffo identifica in alcuni poeti del Novecento i veri “eredi della tradizione”. Tra questi Alda Merini, Alfonso Gatto, Libero de Libero e Maria Luisa Spaziani, figura di spicco, autrice di opere che il nostro ha analizzato. Il legame che Raffo riconosce in questi autori non è di natura stilistica. Piuttosto, un legame etico, una continuità nella lirica pura e nell’espressione onesta dell’interiorità. Questi poeti, secondo Raffo, rappresentano il cuore di una tradizione che, al di là delle mode e delle avanguardie, ha continuato a esplorare l’animo umano in modo sincero e profondo, senza “maschere” o compiacimenti.

La lezione tocca, quindi, un tema di grande attualità: la funzione della poesia nel mondo contemporaneo e la poesia come mezzo per vivere. Raffo fa riferimento ai versi del suo Exodus, un titolo che evoca l’idea di uscita. In realtà, non si tratta di un “esodo” dalla vita, ma di un processo interiore che permette di “annullare del corpo la barriera del tempo” per “valicare la frontiera”. La poesia, dunque, come mezzo per affrontare le difficoltà della quotidianità, un atto di resistenza attiva e non una semplice evasione.

Questa visione della poesia come strumento di sopravvivenza spirituale è strettamente connessa all’importanza della traduzione dei classici, un’attività in cui Raffo eccelle. Il professore sottolinea quanto sia cruciale rendere fruibile a tutti la produzione poetica classica: non mera trasposizione linguistica, ma “ascolto dell’altro”, “dialogo” e convivenza tra culture diverse, col fine di promuovere una “mente multiculturale” e una “mobilitazione intellettuale straordinaria” rivolta a cogliere “i silenzi del testo”, i significati celati tra le parole, il contatto con un’esperienza umana universale.

La discussione sulla “melodia” è estesa a Sandro Penna, che Raffo definisce “il più melodico” dei poeti del Novecento. L’affinità di Penna con gli antichi, in particolare Saffo e Anacreonte, risiede in un lirismo mediterraneo che canta un “eros” e un “candore ingenuo”, che sono veicolo di un “lirismo cosmico”. Il recupero della metrica classica da parte della poesia moderna è analizzato attraverso la figura di Giosuè Carducci. La relazione tra Carducci e Anacreonte non è ripresa della canzonetta, ma operazione di trasposizione metrica che ha permesso a un poeta come Penna di attingere liberamente alla “melodia” degli antichi attraverso lo spirito del frammento e la musicalità intrinseca.

La serata raggiunge uno dei suoi punti culminanti nel confronto tra Arthur Rimbaud e lo stesso Silvio Raffo, due figure che, pur distanti, si muovono lungo assi tematici paralleli. Rimbaud, il poeta della “visione” che ha teorizzato il “disordine dei sensi” come opportunità per diventare un “veggente” e superare i limiti della realtà. Il suo capolavoro, Il battello ebbro (Le bateau ivre), è metafora di un viaggio interiore, un abbandono al caos sensoriale. Raffo, con la sua poesia Il delfino saggio (Le Dauphin sage), instaura un dialogo con Rimbaud. Laddove Rimbaud cerca l’ebbrezza e la perdita di controllo per accedere a una conoscenza assoluta, Raffo propone un percorso diverso. Il delfino, animale noto per la sua intelligenza e per essere guida in mare, rappresenta la navigazione verso la saggezza, una via di lucidità interiore, un’ascesa spirituale verso una condizione di saggezza. Due visioni radicalmente diverse del viaggio poetico e della funzione stessa dell’arte.

Il pensiero di Raffo trova una sua amara sintesi nella poesia Il destino dei poeti, in cui si sottolinea come la notorietà sia spesso appannaggio dei poeti “mediocri”, la cui opera appare segnata da “asfissia di sentimenti”. Il “vero poeta”, al contrario, “dona” il suo canto nell’ombra; un “sublime moderno” che si pone al di fuori del mainstream. Questa riflessione riconduce Raffo alla sua identità di “aspirante alieno” e al senso del docufilm a lui ispirato. Il film, infatti, esplora la figura di Raffo in tutta la sua complessità: l’allievo, l’insegnante, l’autore, la cui “stravaganza” e “istrionismo autoironico” sono solo la facciata di un pensiero profondo. Concepito come un “epistolario immaginario” il docufilm ha il merito di catturare l’essenza della sua poetica: la relazione. Anche nella sua solitudine, Raffo è in costante dialogo con i poeti del passato, con i suoi studenti e con i lettori. Il suo alienismo è scelta di purezza, un “limite” autoimposto per poter avere una relazione più autentica con la Poesia stessa, lontana dalla competizione e dalla mondanità.

Raffo dipinge un quadro complesso e coerente della poesia del Novecento, mettendo in luce come le diverse correnti, dalle più aggressive alle più intimiste, abbiano cercato ciascuna una risposta alla crisi del mondo moderno. In questo scenario, il nostro si staglia non come antiquario della letteratura, ma come “aspirante alieno” che ha scelto di abitare una dimensione “altra” per salvare l’essenza stessa della poesia. Il suo classicismo non è sterile nostalgia, ma eredità viva, “contravveleno al caos” che si manifesta nel recupero della “melodia” di Saba e Cardarelli, nello spirito lirico di Penna e nel dialogo con l’eredità visionaria di Rimbaud. La sua opera, intrisa di classicismo moderno e di una visione etica della bellezza, si distingue per un coraggio raro: resistere al conformismo culturale, abitare una dimensione “altra”, dove la poesia non è ornamento, ma necessità. Raffo ci invita a riscoprire la letteratura come spazio di relazione, di ascolto e di verità, capace di parlare al cuore e alla mente, e di offrire strumenti per orientarsi nel caos del mondo contemporaneo. La sua opera, come dimostra Exodus, non è una fuga, ma un atto di resistenza che usa la poesia come mezzo per “trasumanare” per affrontare la vita attraverso l’annullamento delle barriere fisiche e temporali.