Quando l’arte sale sul palco raddoppia il suo fascino

Con la mostra "Le seduzioni della pittura nella Nuova Maniera di Carlo Fusca", un’esplosione di luci e forme che accende il dialogo tra sacro e profano, sogno e realtà, la Galleria Kalòs inaugura la sua attività a Bari

Una macchina teatrale sapientemente orchestrata, capace di imprimere vigore a una creazione artistica che si fa spettacolo, in cui l’atto performativo assume pari importanza rispetto alla fruizione visiva: il teatro che entra nell’arte, l’arte che si apre al teatro. L’interconnessione tra i due mondi, vicini per natura, si manifesta nel ruolo cruciale che entrambi assumono nella genesi di un’opera e nel loro apporto reciproco, tale che l’uno diventi la conditio sine qua non per il compimento dell’altro. Se il teatro bussa alla porta dell’arte, quest’ultima ne subisce il fascino rimanendo tanto ammaliata da servirsi dei suoi espedienti per accostarsi al reale attraverso narrazioni verosimili. Le singole scene ricadono allora sotto la lente del pittore, che le fissa in un fermo immagine, ne osserva i tratti distintivi e le rende immortali grazie alla sua opera.

È così che il racconto di miti, battaglie, visioni sacre, paesaggi sospesi tra realtà e idealizzazione onirica non scaturisce dal ricordo diretto dell’evento da parte dell’autore, ma si offre come il prodotto di un artificioso congegno scenico, che dispone davanti agli occhi dell’artista un intrecciarsi di vite e di corpi, chiamati a mimare l’istante, dove la luce diviene un elemento vitale e drammatico che modella le sinuosità e dona energia alla composizione. In questa dimensione, la scena si tramuta in un palco dove ogni figura assume una duplice facies, teatrale e al contempo eterna. Se riconoscere il valore dell’atto performativo e l’apporto che esso fornisce resta imprescindibile per fruire appieno delle peculiarità di ciascuna tela, altrettanto necessario è non recidere in modo netto il legame con il passato e con l’enorme eredità che esso ha lasciato, cogliendone tutte le sfaccettature.

Cronaca di Taverna

Con la mostra Le seduzioni della pittura nella Nuova Maniera di Carlo Fusca, il dibattito culturale sull’arte e sugli spazi ad essa dedicati si amplia grazie alla neonata Galleria Kalòs, pronta a dare alla città un segnale forte sulla gestione degli ambienti culturali nel territorio barese, noto per la commistione di linguaggi artistici e architettonici, in cui il passato – avvertito come presenza forte e radicata sul territorio – si pone in costante dialogo con il presente, elevando la città a crocevia di arte contemporanea senza dimenticare la sua storia. La sala espositiva, in via Andrea da Bari 92/96, nel capoluogo pugliese, si trasforma in un microcosmo di bellezza, come suggerisce il nome della galleria, costellato di quadri di piccole e grandi dimensioni. In essi si colgono reminiscenze classiche omaggio all’armonica compostezza della grecità, echi della pittura tardo-rinascimentale e barocca, nonché influssi del caravaggismo. La Galleria Kalòs diventa un laboratorio di riflessione, ricerca e confronto, che celebra il bello non attraverso sterili esercizi di stile o pedisseque citazioni pittoriche, ma mediante una costante rivisitazione di stilemi espressivi già noti.

La mostra inaugura il programma figurativo della cosiddetta Nuova Maniera Italiana, di cui Fusca può considerarsi uno dei pionieri, una corrente neomanierista che recupera il rapporto con la tradizione pur mantenendo un’autonomia espressiva fatta di colori intensi, plasticità dei corpi, movimenti impetuosi, tensione drammatica della gestualità e la marcata definizione delle volumetrie, rese ancora più vivide dai giochi chiaroscurali della luce, che permea le tele conferendo ai movimenti dei soggetti una vibrante dinamicità. In questo Fusca si rivela maestro, dimostrando di padroneggiare un’arte figurativa spesso dimenticata e talvolta soppiantata da un crescente interesse per l’astrattismo, in cui la sfera umana sembra soccombere al predominio geometrico di linee, schizzi e pennellate, apparentemente privi di un criterio estetico ma in realtà specchio del disordine e dello smarrimento dell’età contemporanea.

Deposizione

Il pittore barese non rinuncia alla potenza evocativa dell’immagine, elevandola a rappresentazione teatrale. Tra i sinuosi drappi azzurri del sipario – sorretti talvolta da una sirena seminuda e caudata o da un angelo con elmo che porge al pittore la tavolozza dei colori, come negli oli su tela Il teatro della pittura, La Battaglia per il teatro e Cronaca di taverna – si dipanano cruenti episodi di battaglia, fissati nell’istante che precede l’inflizione del colpo mortale. Ma c’è anche spazio per scene en plein air, dove il paesaggio funge da sfondo a duelli in cui cavalli rampanti, scudi, vessilli e lembi di mantelli fluttuanti nell’aria generano scompiglio nell’ambiente naturale che, da locus amoenus, come nell’azione quasi filmica de Il regista, in Battaglia a Montefeltro o in Battaglia al Castello di Conversano, si trasforma in presagio di morte.

Fusca non indulge nella rappresentazione di un paesaggio ferino, preludio all’orrido imminente. La malia che il mondo naturale esercita sul pittore non gli preclude, infatti, la possibilità di vagheggiare scenari idilliaci, dai quali resta sedotto per la loro incontaminata purezza. È il caso di Paesaggio con cascata, uno splendido affaccio su una cornice naturalistica mozzafiato, dove – tra  spuntoni di roccia erbosi – si intravedono i ruderi di un tempio con colonne scanalate e capitelli. Da lì scorre l’acqua argentea di una cascata che sembra riecheggiare il capolavoro impressionista di Courbet, Le ruisseau entre les rochers. I sentieri artistici percorsi da Fusca si snodano anche verso orizzonti religiosi, cui la sua pittura si apre interiorizzando la lezione chiaroscurale del caravaggismo. In Deposizione, il bagliore della luce divina, proveniente dal lato sinistro della tela, illumina il corpo di Cristo trafitto e segnato da rivoli di sangue. L’incastro delle braccia che lo sorreggono mette in risalto la tensione muscolare di chi ne sostiene il peso, accentuando il pathos della scena. Neppure l’ideale cristiano di pudicitia viene tralasciato: l’eleganza del sudario bianco, intriso di sangue, vela le membra esanimi del Cristo morente e contrasta con il manto azzurro della Madonna. Quell’azzurro, che nella pittura di Fusca si fa cifra peculiare, plasma sagome e figure senza mai stancare l’occhio. È un blu distensivo, che trova naturale armonia con le tonalità sfavillanti dell’oro e del porpora.

Il regista

Gli eleganti cromatismi delle opere rifulgono in tutta la piccola galleria, catturando lo sguardo dell’osservatore e inducendolo a soffermarsi sui particolari. La sollecitazione sensoriale, tuttavia, non si esaurisce nella vista ma coinvolge anche l’udito: nel salone espositivo risuonano celebri arie di musica classica, capaci di evocare fosche atmosfere di guerra e luci catartiche. Ed è proprio di quella catarsi che il pubblico sembra avere bisogno al termine della visita, maturando la consapevolezza che l’efferatezza umana possa trovare un contrappeso nel ristabilimento di un ordine precostituito. Che si tratti di un espediente teatrale ben calibrato, dove l’affastellarsi dei personaggi richiama i tableaux vivants, o di una manifestazione creativa autonoma, l’arte di Fusca brilla per un’originalità costruita su marche antitetiche, riprese e un’audacia sperimentale che si traduce nella ricerca minuziosa del dettaglio fisico e gestuale, reso con nitore dall’uso sapiente delle tonalità.

La Galleria Kalòs di via Andrea da Bari. Nella foto in alto, l’opera “Disputa per la bandiera”