Tre romanzi storici che esplorano le oscure connessioni tra simbolismo occulto e nazismo, il fenomeno più buio della storia del Novecento. Tre romanzi avvincenti, in cui realtà e mistero s’intrecciano, dando vita a una narrazione che non può lasciare indifferenti. Parliamo de La Trilogia del Male (Argento Vivo Edizioni) di Antonio Masullo, presentata dall’associazione RispettiAMO Trani, nell’ambito del Trilogy Tour 2025 organizzato dallo stesso autore dei romanzi.
Avvocato penalista, giornalista e scrittore napoletano, Masullo ha risposto alle domande, fitte di spunti interessanti, rivolte da Angela Mercorio presidente del sodalizio, in modo puntuale e con singolare chiarezza espositiva, attingendo all’approfondita conoscenza dell’argomento, frutto di anni di ricerche in Italia e all’estero, in particolare in Germania e Polonia.

Testimone della Memoria, l’autore della trilogia dà inizio alla presentazione evidenziando un’importante differenza: quella tra storia e memoria, appunto. La storia si legge sui libri. È il racconto ufficiale degli eventi così come si sono svolti. La memoria si legge nell’animo umano, spiega Masullo: appartiene alle esperienze dirette dei protagonisti, piccoli e grandi della storia. Sono le singole persone che hanno vissuto sulla propria pelle determinati eventi, che contribuiscono, con le loro testimonianze, a formare il tutto: tanti, piccoli tasselli di uno stesso, grande puzzle. Sono i loro racconti che fanno la storia. O meglio, che danno credito a una loro storia che, non necessariamente, si sovrappone o si concilia con la storia che si legge sui libri. La loro, tendenzialmente, è un’altra storia. Talvolta, pure tutta un’altra storia.
Il tema è accattivante, quanto complesso, e tocca, in particolare, i grandi uomini, ma anche tutti gli altri. Si chiede Ian Kershaw (L’uomo forte): Quanto incidono gli individui sulla formazione della storia? Gli individui sono in grado di cambiarne il corso in maniera sostanziale? La storia è sempre e comunque la storia dei grandi uomini? E se sì, come e perché questi leader furono in grado di agire nel modo in cui agirono? Quali i vincoli, quali le pressioni, quali le forme di sostegno o di opposizione? Dentro quali specifici contesti? E la loro personalità quanto ha contato?

Anche il tema del rapporto tra nazismo ed esoterismo, e occultismo, è tema complesso e assai accattivante. Masullo sa bene che questo rapporto non fu la causa principale dell’avvento al potere del nazismo, ma sa altrettanto bene che ebbe un ruolo significativo nell’offrire su un piatto d’argento miti, simboli e linguaggi che contribuirono non poco a edificare il tragico immaginario del regime. L’esoterismo alimentò l’immaginario nazista, mettendo a disposizione rituali, miti e simboli che cementarono la propaganda e la coesione del movimento; fu soprattutto Himmler, capo delle SS, e il suo apparato a spingerlo in chiave mistico-esoterica. Hitler, che diffidava di tutto e di tutti, compresi gli astrologi, gli spiritisti e gli occultisti, pensò bene di sfruttare a suo vantaggio il potere dei simboli che, nelle sue mani, divennero un portentoso strumento di azione politica. In Mein Kampf scrive che i simboli devono essere semplici, chiari e immediati per riuscire a colpire le masse. Un simbolo per essere efficace in termini politici deve colpire l’occhio e fissarsi nella memoria. Il simbolo è più efficace della parola scritta, giacché agisce su un piano emotivo e quasi religioso. Hitler è convinto che i simboli, se utilizzati efficacemente, posseggono la stessa forza della fede e possono dunque costituire uno straordinario strumento di mobilitazione.
Questo è un punto fondamentale e dà forse ragione del diversamente, difficilmente spiegabile effetto, paradossalmente catartico, di trascinamento che ha saputo imprimere alla sua azione: Hitler riuscì a trasformare la politica in una sorta di religione secolare, come osserva Masullo. Usò i simboli come strumenti di dominio, come leve per gestire il potere, certo, ma nel loro insieme, quei simboli, ebbero l’effetto di colonizzare sia lo spazio dei singoli che lo spazio pubblico. Entrarono dentro gli animi privati per poi, quando necessario, esplodere fuori. Divennero un segno di appartenenza, un collante identitario, un marchio di fede. La bandiera con la svastica era l’equivalente della croce, era un segno sacro, da venerare come una bandiera religiosa. Le adunate di Norimberga vennero concepite come riti collettivi dal grande impatto scenografico: la disposizione geometrica delle masse, le bandiere e le torce al vento e i fasci di luce verticali creavano un effetto quasi liturgico. Il culto dei caduti, dove i morti venivano elevati a martiri e il sacrificio personale si trasformava in collante spirituale per l’intera comunità. Il partito si trasformò in una sorta di chiesa politica, dove il capo supremo si presentava alle genti al pari di un messia.

Hitler aveva compreso che la politica moderna, per essere sul serio efficace, non poteva limitarsi ai soli programmi e all’uso della parola; occorreva qualcos’altro per trascinare i cuori e le menti, per mobilitare sensazioni, emozioni e rituali. I suoi discorsi, come spiega Masullo nella sua trilogia, erano studiati come un teatro politico: gesti e pause erano calibrati per suscitare un impatto viscerale. Il saluto romano era un rito quotidiano, un simbolo verbale e gestuale che disciplinava le relazioni inter-soggettive e la società nel suo complesso. I simboli avevano il potere di visualizzare l’ideologia, e attraverso il loro uso sistematico, il nazismo appariva non solo come movimento politico, ma come destino. Un destino storicamente inevitabile. Attraverso i simboli, Hitler non soltanto comunicava, ma orientava i comportamenti e costruiva il consenso: plasmava la realtà. Costruiva la realtà e determinava il futuro del popolo eletto.
La Trilogia del Male di Antonio Masullo non è solo un’opera storica: è un potente strumento di consapevolezza. In un’epoca in cui tornano a circolare ideologie pericolose, simboli ambigui e retoriche divisive, questo romanzo costituisce un potente monito a comprendere come il passato possa riaffiorare sotto nuove forme, ma con la stessa forza seduttiva e distruttiva. Non solo dunque un viaggio nella storia, ma un’esplorazione lucida e profonda dei meccanismi che trasformano l’ideologia in culto, il simbolo in strumento di dominio, le masse in fede cieca. Una lettura obbligatoria per chiunque abbia voglia di capire le dinamiche del potere, in tempi come gli attuali in cui, tra populismi e nazionalismi, le derive autoritarie sono sempre più concrete.




