Quattro pattuglie della polizia sfrecciano nella zona pedonale di via Argiro, interrompendo la quiete del primo pomeriggio. Hanno appena arrestato un ragazzo di origini straniere, nel pieno del rutilante movimento turistico di queste ancora caldissime giornate di metà settembre.
Nel quadrilatero, cuore della città, è frequente sentire il suono delle sirene, preludio agli interventi delle forze dell’ordine rivolti ad intercettare persone di nazionalità straniera, e non solo, in pieno giorno. Il maggiore dispiegamento di vigili, polizia, carabinieri e camionette dell’esercito, soprattutto nelle zone off limits – le piazze Umberto, Aldo Moro e Cesare Battisti – tra il via vai dei pendolari dalla o verso la stazione, le comitive sciamanti dei turisti, il movimento degli studenti intorno all’ateneo, oltre a creare una sensazione di allerta tra la gente, certamente non offre un’immagine confortante della città di San Nicola.

Sono ormai alcuni mesi che la cronaca descrive episodi di aggressioni e di risse, che vedono contrapposti gruppi di migranti, dediti allo spaccio o alla gestione abusiva dei parcheggi, in rivalità con i “locali”, in piazza Moro, piazza Massari (a due passi dalla questura), piazza Libertà (sotto il palazzo del Governo) e in vari tratti del lungomare, a cominciare dal molo San Nicola (vicino il celebre Chiringuito). Qui i parcheggiatori abusivi sbucano all’improvviso, costringendo chi ha acquistato regolarmente il ticket, a pagare l’amaro “caffè”.
Non si può dimenticare, d’altra parte, ciò che accade nella nuova piazza delle Belle Arti (nei pressi dell’ex Caserma Rossani), teatro di episodi di bullismo, spesso da parte di baby gang, o la complicata gestione della movida nella zona dell’Umbertino, adiacente il quartiere Madonnella, in cui si deve combattere non solo con il caos della vita notturna, nelle strade a ridosso del lungomare, ma anche col ben più grave fenomeno del traffico di droga.

Negli ultimi mesi la città è stata scossa da un’ondata senza precedenti di risse e aggressioni, che hanno visto protagonisti gruppi di extracomunitari, causando un clima di grave tensione e forte allarme sociale. In piazza Cesare Battisti un uomo è stato ferito alla gola con un coccio di bottiglia da un gruppo di giovani, di origine straniera, in un tentativo di rapina. In piazza Umberto, una lite tra quattro stranieri è degenerata in un accoltellamento in pieno giorno. In Piazza Risorgimento, una rissa ha coinvolto cittadini egiziani, maghrebini e bengalesi.
Nei giorni successivi alla riunione del comitato per la sicurezza, il sindaco Vito Leccese ha firmato una disposizione indirizzata al Municipio I, alla Polizia Locale e alla ripartizione comunale Governo del Territorio, con l’obiettivo di incentivare l’occupazione degli spazi pubblici – comprese le piazza Umberto e Cesare Battisti con le stradine adiacenti – da parte delle attività di ristorazione delle zone circostanti. La misura, pensata per rendere questi luoghi più vivibili e rafforzare la percezione di sicurezza, ha portato a un maggior controllo del territorio. La tensione tuttavia resta alta, e passeggiare nel centro continua a evocare un senso di allerta.

Una passeggiata in tarda serata in piazza Umberto, mostra un ragazzo che custodisce tra le braccia un “pacchetto” ben imballato. Forse è in attesa di qualche cliente interessato ad acquistare droga. Altri due giovani, accovacciati tra i cespugli di piazza Umberto, maneggiano e setacciano altro “materiale”. Come contraltare spicca la luce di qualche lampione in più, rispetto al passato, in piazza Cesare Battisti. Intanto il progetto di posizionare tavoli e sedie nelle piazze da parte delle attività commerciali e di pianificare una serie di iniziative culturali per disinnescare la violenza e lo spaccio tarda a materializzarsi, forse a causa anche delle lungaggini burocratiche e dei permessi necessari.
Insomma il degrado e il pericolo sono in piazza a Bari. Già da alcuni mesi i comitati dei cittadini dei diversi quartieri denunciano episodi di violenza e di grave degrado con gruppi di persone, prevalentemente extracomunitari, che hanno preso possesso di luoghi pubblici. Piazza Umberto, sprovvista momentaneamente anche delle giostrine per i bambini a causa dei lavori di ristrutturazione della porzione di giardino attorno alla statua del re a cavallo, somiglia a un grande campeggio con migranti che addirittura stendono ad asciugare i propri vestiti sui cespugli.

Dalla metà di agosto i presìdi e i posti di blocco sono aumentati, con pattuglie che fanno la spola tra le piazze Cesare Battisti e Umberto, controllando persone spesso “nascoste” ai margini di queste aree. Alcuni, oltre ad osservare attentamente i movimenti della gente, si nascondono dietro i cespugli, nei giardini delle due piazze, maneggiando erba e utilizzando le panchine in pietra come tavoli su cui preparare la “roba” da distribuire ai clienti.
La piazza della stazione centrale è occupata da gruppi di diverse etnie, che rivaleggiano tra loro per il controllo del territorio, dove si gestisce un florido mercato della droga e del parcheggio abusivo. Ad agosto, dopo la rissa tra gruppi di stranieri, il primo cittadino ha chiesto al Viminale, rivolgendosi direttamente al ministro Piantedosi, un intervento straordinario delle forze dell’ordine. “È evidente che esiste un problema legato alla gestione dei flussi migratori. Un tema determinante, perché quando il sistema si blocca sui tempi di rilascio dei permessi di soggiorno e sulla capacità di garantire la prima e la seconda accoglienza il fenomeno va fuori controllo. Questa è la ragione per cui quanto accade nelle nostre piazze spesso diventa difficile da gestire”, spiega il sindaco. Si susseguono, intanto, gli interventi delle forze dell’ordine con arresti di parcheggiatori abusivi, daspo per i borseggiatori e i protagonisti di risse e aggressioni: ben undici nei soli ultimi venti giorni.

Alcuni video mostrano la rissa tra gruppi di migranti andata in scena in via Sagarriga Visconti, con decine e decine di feriti, nel quadrilatero in cui vivono molte comunità straniere, all’inizio del quartiere Libertà, molte delle quali ben integrate in città con le loro attività commerciali. Non a caso la comunità bengalese ha voluto manifestare per dissociarsi dalle vicende che hanno visto coinvolti anche propri connazionali.
La zona periferica tra il quartiere Murat e Libertà è abitata da molte comunità straniere. Ormai è consuetudine incontrare famiglie e persone con abiti orientali, passando sino tarda serata, davanti a tante attività commerciali, alimentari o sale da barba, gestite da immigrati. Ad ogni ora della notte s’incontrano ragazzi di diversa etnia agli angoli delle strade mentre parlano al telefono con i parenti in paesi lontani. E non è inusuale sentirsi inebriati dal profumo delle spezie provenienti dalle cucine.
A Bari esistono diverse facce dell’immigrazione. In pochi metri convivono, con non poche difficoltà, tanti e diversi micromondi. Si pone l’esigenza, dunque, non solo di garantire la sicurezza dei cittadini ma anche di favorire l’accoglienza degli stranieri. E’ lo stesso sindaco a sottolineare come le sole misure repressive non bastano: “Non credo che militarizzare possa essere risolutivo. Credo, invece che ridare vita alle piazze, facendo in modo che tornino ad essere spazi dedicati alla nostra comunità, alle famiglie, ai bambini e ai giovani, sia una risposta efficace”.

La città vive una stagione di splendore, ma sotto la superficie si agitano le ombre di una realtà più complessa, con gruppi di migranti non integrati, spinti ai margini, protagonisti e vittime di dinamiche di violenza, che si contendono spazi che dovrebbero appartenere a tutti.
Le sirene delle volanti continuano, intanto, a squarciare il silenzio del pomeriggio o della notte, oltre che le mattinate convulse degli affari, del lavoro e dello shopping: il sintomo di una ferita aperta, che si può rimarginare solo con la collaborazione di tutti.


