Il sipario del Teatro Curci si alza restituendo un’immagine sorprendente: un palcoscenico ricco, gremito, variegato, inedito. Solitamente dal buio, che avvolge il magico rettangolo su cui prende vita lo spettacolo, passi leggeri emergono lentamente, fino a raggiungere il centro, dove la luce rivela chi, fissando un punto preciso nella platea per non dimenticare il copione, ha il compito di aprire “le danze”. Stavolta, invece, sono già lì. Tutti. Fermi. Pronti a cantare.
Cento nomi, cento volti, cento cuori che pulsano insieme, ognuno col proprio ritmo. Cento menti diverse, tutte parti di un unico, straordinario coro. Cento persone davvero speciali che hanno messo in scena un’esplosione di energia per sostenere una causa nobile: le attività dell’Osservatorio Giulia e Rossella e del Centro per la Famiglia di Barletta, entrambi impegnati nella lotta contro la violenza sulle donne. Una lotta che, in realtà, va oltre il concetto di genere, perché oggi la violenza travolge l’umanità intera. Popoli e comunità soccombono a una brutalità senza precedenti, che non guarda più età, sesso, salute e miseria. Una mina vagante che ruba il sonno e vince la morte. Luci brillano deboli nel cielo, illuminate da un giorno che non c’è più, nonostante il sole sorga ogni mattina.

Con le parole di un brano potente, I’m a survivor, il concerto ha inizio: “Io sono un sopravvissuto”, recita il testo, un innno a sopravvivere ad ogni dolore, ad ogni rifiuto, ad ogni ferita. La sofferenza – ci dice il brano – è una scelta. E possiamo scegliere di eliminarla per vivere positivamente. Così, il teatro intero – dal loggione alla platea – viene travolto dal primo accordo, assorbito da quel cuore umano collettivo sul palco.
Cento voci guidate dal maestro Domenico Dario Di Palo, mente creativa e ideatore dello spettacolo dal titolo eloquente Non il solito concerto. Un repertorio ampio e aperto a ogni genere musicale: gospel, pop, dance, rock, classica e soul. Il maestro Di Palo sembra un tessitore nell’aria, le mani danzanti a cucire insieme frammenti di note in un unico battito corale, forte, che supera distanze, differenze, paure. Il filo rosso che lega i tre cori del progetto Music & More, in cui confluiscono tre diverse realtà geografiche del paese: Voces of Freedom (Barletta), True Colors (Roma), Fritto Vocale Coro (Bassano del Grappa). Tutto nasce nel 2022 da un’idea del Maestro Di Palo: “I Voces of Freedom stavano per debuttare col loro primo concerto. Vista l’inesperienza, proposi ai cori di Roma e Bassano del Grappa di unirsi. All’epoca eravamo poco più di quaranta. Oggi, a distanza di tre anni, siamo diventati cento. Music & More è ormai un format annuale sempre più prestigioso.”

Nel brano I Think di Aretha Franklin, riecheggia un’interessante riflessione: “Io penso che dobbiamo considerare la libertà come un profumo meraviglioso con cui lavare i nostri panni feriti, curarci a piccole dosi d’amore, per riprendere in mano la nostra vita.” Ricominciare è difficile, certo. Ma non impossibile. A te, che canti sotto la doccia con le lacrime confuse tra le gocce d’acqua: fermati. Ascolta. La musica può salvarti, anche se non sai suonarla. È un’eco che risuona dentro l’anima.
“La musica è catartica. La voce, in particolare, consente un’esplorazione profonda del sé. Da giovane, mi ha aiutato a esprimere la mia personalità, che fuori dal palco è timida. La musica – spiega il maestro – mi ha sostenuto nei momenti difficili, mi ha fatto incontrare persone straordinarie. Spesso i miei allievi mi raccontano come, grazie al canto, abbiano riscoperto la gioia dello stare insieme e la leggerezza della vita. Sarebbe bellissimo se questa scoperta avvenisse più spesso già da giovani. L’arte può educare dove oggi l’educazione è carente.”
Everybody: tutti insieme, nella condivisione delle emozioni, nel superamento dei pregiudizi, nel lasciare spazio all’altro e all’amore, che è sempre la vera cura.
Amare sé stessi porta ad amare gli altri. Essere amati dà sapore alla vita, finché esiste l’amore, esiste qualcosa in cui credere. Un messaggio musicale che si rivolge a chi vive oggi schiacciato da culture frammentate, svuotate di dialogo. Cosa ci resta da raccontare? Cosa dobbiamo tornare a dirci? Oggi la paura ci rende aggressivi, incapaci di credere, di esprimerci liberamente, come nell’epoca in cui un ragazzo suonava la chitarra in un parco per il solo gusto di cantare attorno a un falò la prima sera d’estate.

Oggi ci sono sigle sterili, rap, trap e i tik tok, brani vuoti recitati sottovoce, spinti da un timer e non da un sentimento. Non si parla più d’amore. Solo pensieri rabbiosi, amari, privi di senso. In un mondo così, l’unica ancora è la musica di ieri, quella di chi la difende, la canta, la protegge. “Il coro è per tutti. Bisogna provare, senza arrendersi con il solito ‘non ci riesco’. Con la passione, tutto è superabile,” conclude Di Palo. E con Somebody to love – Trovateci qualcuno da amare, come urlava Freddie Mercury, che riecheggia in tutto il teatro, con l’energia e l’emozione di cento voci, il sipario cala sullo spettacolo.


