Quando nelle redazioni di Grumo e Bitonto nasceva il “primo numero” dell’Avanti

Il settimanale, fondato nel 1883, riferimento per intellettuali e lavoratori di Terra di Bari, fu l'antesignano del più famoso organo ufficiale del Partito Socialista Italiano

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L’Avanti, storico giornale e organo ufficiale del Partito Socialista Italiano, fu fondato a Roma nel dicembre 1896, sotto la guida di Leonida Bissolati. Vi collaborò il primo Mussolini che, tuttavia, nel 1926 fu l’artefice della sua chiusura. Riapparve in Italia clandestinamente nel 1943 e dal 1947 divenne l’organo del PSI. La sua storia, le cui origini coincidono con quelle del movimento socialista in Italia, fondato per la difesa della classe operaia, si è conclusa nel 1993 anche a seguito delle note vicende che hanno interessato la politica italiana di quegli anni e, in particolare, il Partito Socialista guidato da Bettino Craxi.

Si vuole che la testata abbia preso il nome dal quotidiano tedesco Vorwärts, organo del Partito Socialdemocratico di Germania, fondato nell’ottobre del 1876. Ma, in realtà, anche in Italia ci sono stati giornali della sinistra che prima del 1896 s’intitolavano Avanti

Nel 1893 l’Unione tipografica socialista di Milano, sezione del Partito dei lavoratori italiani, pubblicava un mensile dal titolo L’Avanti; stesso titolo fu dato ad un periodico della democrazia radicale di Palermo, il cui primo numero vide la luce nel maggio 1890. Periodici dello stesso titolo sorsero nel 1895 a Napoli e a Prato: Avanti!, il grido dei socialisti.

Il primo numero dell’Avanti!, pubblicato a Roma nel 1896

Il diritto di primogenitura del periodico socialista però bisogna assegnarlo ad un settimanale che nasce proprio dalle nostre parti, a Grumo e a Bitonto. La testata è AVANTI, il sottotitolo è Giornale popolare. Il primo numero, che data 23 settembre 1883, ben 13 anni prima della nascita dell’organo ufficiale del Partito Socialista Italiano, è stampato a Grumo presso la tipografia dei fratelli Binetti. Il giornale nasce come settimanale di quattro pagine, con gerente Giuseppe Mitarotonda. Subito dopo ne diventa direttore responsabile Pietro Speranza, bitontino. Costa 5 centesimi. Il suo orientamento è chiaramente repubblicano-socialista, con influenze massoniche, e ben si inserisce in una dialettica serrata che vede coinvolti i periodici del tempo in Terra di Bari. Giornali che con molta passione difendono le loro posizioni ideologiche e con altrettanta disinvoltura attaccano persone e idee avversarie. 

L’Avanti pubblicato a Grumo e Bitonto nel 1883

Il giornale Avanti, col numero 7 vede una redazione divisa tra Grumo e Bitonto; dal 3 novembre ne è gerente Giovanni Ancona Martucci, presente già nel primo numero con un’attenta analisi sui Difetti sociali delle Province meridionali. L’Ancona Martucci fu una delle anime più nobili del socialismo pugliese assieme al bitettese Giovanni Colella;  partecipò nel 1892 al Congresso socialista di Genova che vide la fondazione del Partito dei lavoratori italiani. Il 26 febbraio 1893, con un gruppo di intellettuali tra cui Guglielmo Schiralli, anche lui reduce da Genova, e Canio Musacchio, diede vita in Bari alla costituzione della Federazione Socialista Pugliese, in linea col Partito dei Lavoratori Italiani, primo nucleo di quello che sarà il Partito Socialista Italiano nato nel 1895.

Molti sono i giornali di sinistra a metà degli anni ’80 del secolo XIX, dal Il Democratico stampato a Trani, a L’operaio barese, di Bari, Spartaco, organo della democrazia pugliese, sempre di Bari, diretto da Pietro Amodeo, La rondine Bitontina del Circolo “Giuseppe Garibaldi”, Barion, giornale politico della sera.

In campo socialista, a fine ‘800 dalle nostre parti furono ancora in edicola Il Vessillo (1892), La Lotta (1897) e Il Buonsenso (1894), quest’ultimo diretto dal già citato Giovanni Ancona Martucci. Sempre socialista fu La Puglia del popolo, attento alla difesa dei diritti dei lavoratori e organo ufficiale della Federazione Socialista Pugliese. Spartaco, richiamando il personaggio storico che guidò la grande rivolta degli schiavi nella Roma del I secolo, si proponeva di dar voce alle classi più umili; il Fascio dei Lavoratori (1903) faceva proprie le istanze dei fasci siciliani e, ancor prima, dei fasci operai dell’Italia centro-settentrionale, movimenti ancora di ispirazione socialista che puntavano al riscatto delle classi meno abbienti. E, ancora, La Vespa (1906), La Vedetta Bitontina (1906), Bitonto in Avvenire (1909).

Legato agli anarchici del Circolo “Carlo Cafiero” fu Pane e Alfabeto, numero unico che si propose di contribuire ad elevare le masse dallo stato di indigenza culturale e materiale, mentre espressione dei partiti popolari fu La Verità (1900).

La Rondine Bitontina, giornale d’ispirazione socialista

Il programma del settimanale Avanti è ben illustrato dalla redazione nel primo numero, con chiari riferimenti al manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels: “Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo […] È ormai tempo che i comunisti espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze”. Avanti esordisce cosi:”L’aria è putrida, l’ambiente è corrotto, la stagione è intollerabile, questi tempi sono pericolosi, vogliamo stare in guardia, ci fa bisogno di  andare avanti. Avanti!”. E di lì ad illustrare la condizione triste degli operai, le ineguaglianze sociali, le sofferenze per guadagnarsi il pane, le discrepanze tra i poveri e ricchi.

Chiari sono gli influssi dell’ideologia marxista nel linguaggio adoperato dai redattori: “Il nostro ideale rappresenta la lotta che tutti i diseredati del lavoro combattono giornalmente contro la codardia di un dispotismo immorale e corruttore”. E ancora: “Vogliamo assicurata per voi, operai, la paga relativa al lucro che i capitalisti ricavano dal vostro lavoro, vogliamo che vi sia dato nella vecchiaia quel tanto che vi basti per non morire negli ospedali o mendicando per le strade”. “Mercé la rivendicazione materiale e morale sconfiggeremo gli sfruttatori, i parassiti, questi Tersiti che vivendo di rapina e astuzia, ingrasciano a spese del popolo, e ripeteremo più forte il nostro grido: Avanti, sempre Avanti! Si legge nel numero 2. Non è solo un giornale di lotta, ma anche di proposta. Al sindaco di Bitonto, Pasquale Martucci Zecca, si chiede, ad esempio, di aprire una biblioteca popolare che “eleverebbe Bitonto al livello delle grandi città e più la metterebbe nel registro della civiltà”. Lo stesso Ancora (pseudonimo di Giovanni Ancona, insieme a quello di Leonida, nome che è tutto un programma) aprì una sottoscrizione pubblica.

Allo stesso sindaco si rimprovera (nel numero 7 del giornale) di aver intitolato una strada a un avvocato come tanti altri e di non volerne dedicare un’altra a Francesco Saracini, un vecchio agricoltore, ora dimenticato e in povertà, che da giovane seppe vivere bene i suoi giorni combattendo con il X reggimento napoletano nel 1848 a Curtatone e Montanara contro gli Austriaci, attuali infidi alleati del governo italiano.

Il giornale si occupa di politica generale, ma è vicino alle vicende di Bitonto, di Grumo e di Noicattaro in particolare; si considera la voce del popolo e difende gli ideali repubblicani professandosi apertamente antimonarchico. “Il monarchico è uno spuderato aristocratico, autore delle caste sociali, superbo; il repubblicano un democratico per eccellenza, propugnatore della uguaglianza degli uomini, umile”, scrive Bruzio sul numero 10, lo stesso che fa un bel profilo di Andrea Costa, anarchico e socialista, partecipe della prima Internazionale dei Lavoratori nel 1872 a l’Aia (n.5). Ai Savoia sono addebitate le sconfitte di Lissa e Custoza.

Nella seconda pagina del numero 2 sono ricordati i patrioti Morelli e Silvati, tra i martiri dei primi moti carbonari a Napoli del 1820-1, “che fecero tremare un tiranno” e che furono ospiti per due lunghi anni presso Giovanni Scippa, padre di uno degli articolisti, a Grumo, prima di essere catturati e giustiziati. Giovanni Ancona è qui presente con un articolo polemico nei confronti de Il Campidoglio e del suo redattore Ragni. Come, pur non avendo nulla a ridire sul sentimento religioso dei veri credenti, polemico è il richiamo alle festività religiose che scadono nella superstizione, nel profano, nell’apparato esterno, nel consumo inutile di denaro spesso maldestramente raccolto.

Il numero 5 del 21 ottobre 1883 si apre con un’ode di Giosuè Carducci, Canto dell’Italia che va in Campidoglio, introdotta in maniera ironica da una dedica rivolta al nuovo giornale che si inizia a stampare a Bitonto, Il Campidoglio, di orientamento monarchico. Il poeta, che nel 1886, come componente della commissione ministeriale della Pubblica Istruzione elogerà gli elaborati in italiano degli studenti che avevano affrontato gli esami della licenza liceale di Bitonto, con ironia e sarcasmo fa una satira dei nuovi governanti, Lanza prima di tutti, che sembrano timorosi di realizzare il sogno di tutti gli italiani che auspicavano Roma capitale d’Italia. 

Il Campidoglio, giornale filomonarchico stampato a Bitonto nel 1883

Lo stesso numero ospita un articolo a firma g.c. (Giovanni Colella) “Cronaca della reazione” sugli interventi della polizia in varie regioni di Italia per limitare la libertà di stampa e bloccare iniziative editoriali di stampo democratico-repubblicano. Nel numero 7 dell’Avanti si biasima a chiare lettere il trasformismo di De Pretis, che Domenico Giusto considera ironicamente un rivoluzionario, nel senso che è capace di far generare una rivoluzione. Egli scrive: “Il Giovine De Pretis fu repubblicano: anch’egli sospirò il giusto, la libertà, il vero. Il potere stravolge il cervello putrefatto del vecchio e podagroso De Pretis, ed allora il ministro, l’eminente uomo di stato in un’aberrazione mentale diviene monarchico e carnefice, preferendo vigliaccamente morire servo spudorato, anziché vittima illustre”.

L’Avanti non avrà vita lunga: già nel 1884 non si hanno più riscontri della sua presenza. Nonostante il successo, a dire dei redattori, conseguito presso alcuni intellettuali e lavoratori, fece grande fatica ad affermarsi. Ebbe come avversari non solo i monarchici e i circoli organizzati, ma anche gli studenti a cui spesso furono rivolti inviti ad uscire dagli schemi facili e conformistici, imposti dai professori e da tutta la classe dominante.

Il giornale rappresentò, tuttavia, uno spazio prezioso che incoraggiò alcuni intellettuali, spingendoli a osare, a intraprendere strade nuove che si svolgeranno in nuovi percorsi. L’Avanti bitontino e grumese può essere considerato una delle prime pietre miliari, lungo il percorso che vide riuniti uomini e idee intorno agli ideali del socialismo.