Se c’è la Galleria Nazionale in Puglia è merito (anche) delle donne

Primo piano rende omaggio alla figura e all'opera di Rosaria Devanna, appena scomparsa, riproponendo un articolo a lei dedicato, pubblicato nell'agosto del 2018

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Isabel Allende ne La casa degli spiriti scrive che l’importanza della famiglia si tramanda per via femminile, come le storie delle nonne e delle zie, come le coperte. Molto si deve alle donne se esiste la collezione d’arte di Girolamo e Rosaria Devanna, patrimonio in donazione continua allo stato e, quindi, a tutti noi.

Una collezione impressionante, per numero e qualità delle opere, raccolta sotto le volte della Galleria Nazionale di Puglia, a Bitonto, nei suoi depositi, e, ancora, nelle sale e nei corridoi del palazzo di famiglia, in piazza Cattedrale, sempre a Bitonto. Un patrimonio di oltre 400 dipinti, oltre a vasellame, monili, anfore, sculture, ceramiche, statue e libri. Un autentico tesoro che si deve alla passione per l’arte del prof. Girolamo Devanna. Ma il ruolo di sua sorella Rosaria non è stato secondario.

Rosaria ci accoglie con cortesia e discrezione, in un caldo pomeriggio di agosto, sulla terrazza di casa, con strepitoso affaccio su piazza Cattedrale. Al centro della nostra conversazione, la famosa collezione d’arte, frutto di una straordinaria combinazione di cause e concause, a cui è stato Girolamo a dare inizio ma che ha visto coinvolte tante donne di questa famiglia. A cominciare da Maria Tumolo – la mamma di Girolamo – che stravede per lui unitamente a suo padre Vito e ad alcuni zii di Milano, che tante volte lo aiutano e lo finanziano.

Mino ha l’animo confinato nell’arte. A sette anni già traffica e commercia con monete antiche: acquista, vende, scambia con un generale bitontino che a volte lo imbroglia anche un po’. Più grandicello diventa amico di mons. Aurelio Marena, l’ultimo vescovo di Bitonto, grande intenditore e cultore d’arte, che gli permette, quando marina la scuola, di rifugiarsi nella chiesa di San Leucio Vecchio.

A 13 anni, nel giorno di pasquetta, Girolamo parte per Napoli per visitare una mostra di un pittore moderno. Porta con se panini e uova sode. A 17 anni si iscrive alla facoltà di Lingue e consegue la laurea. Successivamente, insegnerà Storia della letteratura americana ad Urbino.

Intanto viaggia, visita mostre, si reca in Germania e in Inghilterra, dove conosce e frequenta il direttore della “National Gallery” che gli propone di lavorare per lui. Acquisisce una notevole perizia artistica sul campo. A New York diventa amico dei più famosi critici d’arte. Acquista quadri, alcuni li tiene per se, altri li vende.

Lavora per conto di famiglie nobili di Roma e Genova, come i Colonna e i Doria, alla catalogazione di dipinti, scrivendo expertise sugli stessi. Spesso non chiede un compenso in denaro ma sceglie di essere pagato con tele lasciate nei depositi. Un modus operandi che gli permetterà di conseguire una competenza unica nel campo dell’arte ma, soprattutto, di creare, in neanche 60 anni, una collezione “monstre”, che abbraccia un arco temporale di otto secoli, dal Trecento ai giorni nostri.

Girolamo contagia con la sua passione per l’arte tutta la famiglia e, in particolare, sua sorella Rosaria: la porta con se in alcuni dei suoi viaggi per visitare mostre, le chiede pareri su quadri da vendere o acquistare, la impegna nell’accoglienza di critici e di gente d’arte che ospita a casa, “costringendola” ai fornelli sino a notte. Vittorio Sgarbi ne sa qualcosa.

Rosaria, che è stata insegnante nelle scuole medie di Ruvo, è la sua consigliera ma anche la vera custode del patrimonio, su cui vigila con zelo e amore. Corre allarmata e si affanna quando, un giorno, si accorge che la muffa di alcune stanze sta aggredendo i quadri. Rimuove tutti i dipinti dalle pareti assassine e li mette in sicurezza. Così come provvede alla loro pulizia, con tanto di pennellino delicato per non rovinare le tele.

Rosaria è la spalla ideale e reale di Girolamo, che, in segno di riconoscenza, le regala un ritratto di nobildonna del 1800, del pittore tedesco Franz Von Lenbac.

E che le donne abbiano avuto e continuino ad avere un ruolo determinante nella storia della collezione d’arte, lo testimonia anche Valentina Leccese, nipote dei fratelli Devanna, laureata in storia dell’arte: l’erede designata a custodire e ampliare il famoso patrimonio artistico.

Valentina ci racconta di quanto interessanti fossero i viaggi con zio Mino, bellissimi percorsi alla scoperta, tra gli altri, di Van Dyck a Londra, del museo Guggenheim a Venezia, o di De Ribera a Napoli. Sua nonna, pur avendo solo la terza elementare aveva un grande gusto estetico e a volte, fermando le vendite del figlio, le chiedeva di farle i massaggi dinanzi a un quadro con al centro un cane dolcissimo che la guardava.

Emozioni, conoscenze, valori che Valentina ha impressi nel cuore. Ha ereditato una passione che si porterà insieme per tutta la vita, alimentandola con lo studio e la ricerca. È lei che ha catalogato, per conto della Soprintendenza, tutte le opere della Galleria Nazionale, sottolineando l’impegno profuso da zia Rosaria.

Girolamo e Rosaria Devanna hanno deciso di donare la loro collezione allo stato, a tutti noi e a quelli che verranno dopo di noi. Lo hanno fatto per lasciare intatta la collezione, in accordo con gli altri fratelli e sorelle: Carmen, Luisito, Gioacchino, Concetta e Anna. Un progetto nato a tavolino, voluto dalla Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Puglia, in particolare dal suo funzionario, Ugo Soragni, direttore regionale, che s’impegna con coraggio e tenacia, vincendo le resistenze dello stato per i costi di mantenimento e gestione. Un progetto a cui ha dato un impulso decisivo anche Nicola Pice, il sindaco di Bitonto del tempo, interfacciandosi con gli enti e le autorità competenti e destinando a sede della collezione Palazzo Sylos Calò, nel rispetto della volontà degli stessi donatori.

Nasce così la Galleria nazionale della Puglia “Girolamo e Rosaria Devanna”. Il suo lancio viene affidato a Claudio Strinati, storico dell’arte nonchè soprintendente del polo museale romano, che nel 2005 seleziona quarantacinque opere della collezione e le espone a Palazzo Venezia a Roma.

La donazione non è ancora terminata. Ci sono ancora decine e decine di opere nel palazzo di piazza Cattedrale che attendono di seguire la sorte delle altre alla Galleria nazionale. Ogni stanza è piena di dipinti, specie ritratti. Cento occhi che ti seguono dappertutto.

Un viaggio fantastico dal Trecento ai giorni nostri. In ogni dipinto vedi il personaggio ritratto ma immagini anche il pittore mentre disegna e poi colora, o l’aiutante che lo assiste e la gente intorno che guarda estasiata. Valentina mi mostra un libro del 1600 chiuso in un comodino. Contiene i contratti artistici a stampa di un tale che si chiama Michelangelo Buonarroti. E ancora, in una teca di vetro un servizio da the del 1700 della scuola di Capodimonte, con ogni tazzina dipinta con una immagine diversa e con tanto di marchio reale.

Attraversi le stanze e il tempo si dilata: trovi monili dei fenici e un’anfora greca, perfettamente conservata e straordinariamente bella. E Madonne e Santi e Cristi in Croce. La storia dell’umanità, la storia dell’arte.

Nella stanza del prof. Girolamo, sulla parete difronte al letto, un solo magnifico quadro: un bozzetto di Papa Innocenzo X. L’opera compiuta è alla galleria Doria Pamphili di Roma. Uno dei pochi dipinti eseguiti in Italia. È del 1650. A realizzarlo è stato Diego Velasquez. E allora ti tremano le gambe e puoi dire solo: grazie Girolamo e Rosaria!

 

Nella foto in alto, Rosaria Devanna sul terrazzo del palazzo in piazza Cattedrale a Bitonto, dove viveva col fratello Mino. Nelle altre foto, alcune delle tante opere custodite in casa Devanna