La periferia è un racconto per immagini della città

Ospite d'onore della rassegna "Ignoti alla città", alla Contessa di Bitonto, il regista Luca Capponi con il suo "Looking for Odisseo", documentario sui migranti

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A quanti la ricordano come villa abbandonata, teatro di riti misterici e culla del degrado, sembra improbabile immaginarla oggi come scenografico cinema all’aperto nonché museo visuale.

“La Contessa”, questo il nome con cui Villa Sylos, edificio storico alla periferia di Bitonto, è nota a chiunque, è testimonianza di come un’area ai margini della città possa illuminare una periferia su cui per molto tempo i riflettori erano rimasti spenti. Citando, infatti, una celebre poesia di Pier Paolo Pasolini, “In periferia: un’altra Roma”, il quartiere periferico ha recentemente regalato alla città il racconto di un un’altra Bitonto.

L’antica dimora, oggetto di un recente e accurato restauro, ospita dallo scorso anno una rassegna dedicata al cinema documentario che omaggia la regista pugliese Cecilia Mangini, madre di questo particolare genere cinematografico. “Ignoti alla città. La periferia si fa racconto” è il titolo dell’iniziativa tornata ad animare La Contessa con quattro giornate dedicate a giovani registi italiani che, attraverso le loro opere, hanno dato un volto alla periferia.

Una periferia intesa non solo come territorio decentrato, ma anche come condizione di marginalità di chi vive quotidianamente lungo confini, talvolta tracciati e imposti da società ingiuste.

“Questa è l’edizione con il programma più ricco da quando è cominciata l’avventura di Ignoti alla città” ha dichiarato Gianluca Sciannimeo, direttore artistico, insieme a Donatella Sparapano, della rassegna avviata il 2002, che per il secondo anno ha trovato dimora presso Villa Sylos.

Ignoti ala città

Numerose sono state, infatti, le iniziative che hanno raccontato la periferia nelle sue mille sfaccettature, a partire da una mostra di fotografi under 35 che ritraggono le “Periferie Urbane”. L’interno della villa è divenuto, invece, sede di un museo visuale di quartiere, un’installazione a cura di un gruppo di artisti che hanno vissuto per un mese nella zona 167 ricostruendo, attraverso video e fotografie, la vita, i colori e i suoni dell’ ‘altra città’ di pasoliniana memoria.

Iniziative collaterali hanno fatto da sfondo alle proiezioni che ogni sera hanno aperto un dibattito sul concetto di periferia in quanto metafora di quella marginalità che affligge spesso il sud del mondo. In questo ambito, particolarmente interessante l’evento speciale dedicato al documentarista Luca Capponi, protagonista, insieme all’antropologa africanista Mariana De Carlo, di una delle due spedizioni a bordo dell’Aquarius, imbarcazione noleggiata dall’associazione umanitaria SOS Méditerranée e Medici Senza Frontiere.

Un viaggio non convenzionale durante il quale è inevitabile l’incontro e il confronto fra chi migra e chi soccorre i rifugiati,  raccontato dalle immagini di “LOOKING FOR ODISSEO – journey to the invisible frontier”, mini documentario firmato dallo stesso Capponi e proiettato alla Contessa.

Qui, il pubblico seduto all’ombra di alberi secolari, è stato coinvolto, prima attraverso le immagini filmate e poi dalle parole del regista, in un’indagine che ha portato quest’ultimo ad analizzare e comprendere le varie problematiche legate al tema delle migrazioni attraverso il mediterraneo. La periferia del mondo raccontata, dunque, in un luogo come Villa Sylos, che quella condizione di marginalità l’ha vissuta per anni prima di rinascere conquistandosi finalmente un ruolo centrale nella città.