Dalla “cicala” alle “farfalle”, i progetti che riaprono i cancelli

Da Bari ad Adelfia a Ruvo di Puglia, le iniziative di carattere sociale realizzate con i fondi di "Puglia Beni Comuni", destinati alla valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata

C’è un’idea di Puglia che prende forma nei luoghi dove un tempo si esercitava il potere criminale: un’idea fatta di comunità, di attenzione, di spazi restituiti alla vita civile e destinati alla funzione sociale. È dentro questa visione che la Regione Puglia ha scelto di investire 11 milioni di euro del Programma Regionale 2021‑2027, priorità Welfare e Salute, per dare nuova destinazione ai beni immobili confiscati alle mafie. Non un semplice programma di lavori pubblici, ma un’azione in cui s’intrecciano tre leve fondamentali del benessere e dello sviluppo sociale: welfare, rigenerazione urbana e giustizia sociale.

L’Avviso Pubblico Puglia Beni Comuni seleziona interventi capaci di trasformare immobili sottratti alla criminalità in spazi di comunità: luoghi aperti, inclusivi, accessibili, dove tornano a circolare relazioni, servizi, opportunità. Ogni progetto può essere sostenuto con un contributo fino a 1 milione di euro, a condizione che sappia restituire agli edifici una funzione sociale concreta e misurabile.

La sede dell’associazione “I Marinai della Traslazione”

L’obiettivo è chiaro: immettere nell’economia legale nuovi presìdi pubblici dedicati a donne, bambini, anziani, persone con disabilità, migranti, soggetti vulnerabili, nel rispetto dei principi di uguaglianza sostanziale e non discriminazione. Ma c’è anche qualcosa di più profondo: la volontà di ribaltare il significato dei luoghi, di trasformare ciò che era simbolo di dominio e chiusura in spazi di protezione, cultura, partecipazione.

I progetti finanziati sono in totale 19, distribuiti in tutte le province pugliesi, e compongono una geografia sociale estremamente frastagliata. 

Accoglienza e supporto ai soggetti vulnerabili

In questo ambito sono compresi interventi dedicati a donne vittime di violenza, minori, persone in emergenza abitativa, lavoratori stagionali. A Taurisano i fondi della Regione serviranno a realizzare un centro di accoglienza temporanea; a Foggia, uno spazio polifunzionale per giovani e donne in pre‑autonomia; ad Adelfia, gruppi appartamento per gestanti e madri con minori; a Ruvo di Puglia, per offrire accoglienza dignitosa per lavoratori stagionali.

Inclusione, disabilità e vita indipendente

Si tratta di progetti che puntano sull’autonomia e sull’inclusione socio‑lavorativa: a Melendugno, è prevista la realizzazione di una casa-vacanze domotica per persone con disabilità; a Trepuzzi, un centro per Interventi Assistiti con Animali; a Brindisi, laboratori permanenti per empowerment e inclusione lavorativa.

Hub culturali e innovazione sociale

In questo ambito sono ricompresi interventi che riguardano spazi civici, coworking, centri culturali e luoghi di produzione creativa. A Bari sono stati finanziati interventi per uno spazio civico multifunzionale e coworking, a Martina Franca per un hub destinato alle arti performative, a Trani per un centro finalizzato al supporto alla genitorialità.

Rigenerazione urbana e integrazione territoriale

Si tratta di interventi che uniscono riuso sociale e valorizzazione del territorio. A Monteroni si avvia alla nascita un laboratorio sociale dedicato alla cultura della bicicletta; ad Ostuni, un centro sociale per anziani con orti urbani; a Fasano, il progetto “A‑Mare” tra inclusione e scuola del mare.

In questo quadro, analizziamo più nel dettaglioi tre progetti che interesseranno il territorio dell’area metropolitana barese: oltre allo stesso capoluogo i comuni di Adelfia e Ruvo di Puglia. Progetti che assumono un valore altamente simbolico, testimoniando come il riutilizzo dei beni confiscati possa declinarsi in forme diverse – cultura, accoglienza, inclusione lavorativa — rispondendo ai bisogni reali delle comunità.

A Bari isarà realizzato il Progetto Cicala, intervento finanziato con circa 980mila euro che porterà alla nascita di un presidio civico e culturale all’interno di una villa confiscata nel quartiere di San Girolamo. L’obiettivo è creare un nuovo punto di riferimento sociale per il territorio attraverso attività culturali, aggregative e partecipative.

Ad Adelfia, invece, sorgerà La stazione delle farfalle, progetto sostenuto con uno stanziamento di circa 400mila euro e destinato all’accoglienza di donne vittime di violenza e nuclei familiari in difficoltà. L’intervento prevede la realizzazione di due gruppi di appartamenti, destinati a donne con figli minori, offrendo un percorso di protezione, autonomia e reinserimento sociale. A Ruvo di Puglia sarà attivato, infine, un centro polifunzionale dedicato all’accoglienza e all’inclusione dei lavoratori stagionali. Il progetto, finanziato con un milione di euro, punta a contrastare marginalità e sfruttamento lavorativo attraverso servizi di supporto, orientamento e integrazione sociale.

Drop house amaranta, gestito dalla Cooperativa Sociale CAPS

Nel corso della presentazione delle iniziative finanziate, il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha sottolineato il forte valore simbolico del recupero dei beni confiscati, definendolo un atto di giustizia sociale capace di restituire alle comunità spazi un tempo controllati dalla criminalità. Decaro ha ricordato il significato della legge 109 del 1996, nata grazie all’impegno di Libera e delle associazioni antimafia, evidenziando come il riuso sociale dei patrimoni confiscati rappresenti una risposta concreta alla cultura mafiosa.

“Dove prima c’era controllo del territorio oggi c’è apertura, dove c’era esclusione oggi c’è inclusione”, ha dichiarato il presidente, spiegando come il recupero dei beni sottratti alle mafie sia il risultato di un lavoro condiviso tra magistratura, forze dell’ordine, amministrazioni locali, associazioni e cittadini. Il valore delle confische definitive eseguite in Puglia dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) di Bari nel 2025 ammonta a oltre 30 milioni di euro.

La Casa dei diritti delle donne, gestito da G.I.R.A.F.F.A.AH! Onlus

Soddisfazione è stata espressa anche dai rappresentanti di Anci Puglia e di Avviso Pubblico, che hanno definito il programma Puglia Beni Comuni un esempio concreto di collaborazione istituzionale per la promozione della legalità e della partecipazione civica. Sul valore culturale e sociale del recupero dei beni confiscati è intervenuto anche don Angelo Cassano, referente regionale di Libera, che ha sottolineato l’importanza di coinvolgere soprattutto i giovani in percorsi di conoscenza e responsabilità collettiva. Secondo Cassano, raccontare la storia di questi immobili e trasformarli in luoghi di aggregazione rappresenta uno strumento fondamentale per contrastare la cultura mafiosa e costruire nuove opportunità di crescita sociale nei territori.

Villa Artemisia a Santo Spirito è gestita dalla Cooperativa sociale C.A.P.S.

Dal 2002 è stata resa disponibile la prima mappa dei beni confiscati alla criminalità organizzata della città di Bari. L’iniziativa nasce dal progetto Legal Young City gestito da Coop Sociale CAPS, Coop Sociale Il Nuovo Fantarca, le Associazioni RadioKreattiva, Artes e Informa, cofinanziato dalla Regione Puglia con Fondi FESR FSE 2014 – 2020 attraverso il bando Cantieri Innovativi di Antimafia Sociale e con il contributo del Comune di Bari. Sono in tutto 35 gli immobili confiscati, tra quelli consegnati alle associazioni e quelli messi a disposizione della collettività attraverso le procedure di emergenza abitativa.

I beni sono consultabili sul sito www.mappabeniconfiscatibari.it, attraverso il quale è possibile anche visionare la scheda informativa dei singoli luoghi con le foto, i video e le interviste che raccontano la nuova vita dopo la confisca.

Nelle foto alcuni immobibili confiscati alla criminalità e dati in gestione a cooperative e associazione di carattere sociale a Bari. In alto, il Villaggio dell’accoglienza gestito da Agebeo e amici di Vincenzo ODV