Il Beat Onto Jazz Festival sulle rotte del sax, tra radici e contaminazioni

Da Chico Freeman a Seamus Blake a Roberto Ottaviano, torna in piazza Cattedrale a Bitonto la celebre rassegna, che quest'anno rende omaggio alla "voce" della musica afroamericana

Rieccolo capitan Dimundo, mentre scruta l’orizzonte, con le ciglia aggrottate e i piedi ben piantati sulla tolda del suo magnifico veliero, il Beat Onto Jazz Festival. Testardo, impavido, visionario ha deciso, anche quest’anno, di riprendere il mare, solcando in lungo e in largo il frastagliato arcipelago del jazz, sino a mollare gli ormeggi dove l’hanno portato istinto ed esperienza.

Se l’anno scorso per la sua “pesca miracolosa”, il direttore artistico si è rivolto alle profondità del pianoforte, quest’anno sarà il sax a dominare la scena: lo strumento, tra quelli a fiato, più iconico nel panorama del jazz, con la sua voce roca e suadente al tempo stesso. Una regalità non meno degna del suo predecessore sulla ribalta del festival.

Antonio Faraò

“Da Charlie Parker a Jhon Coltrane, da Sonny Rollins a Coleman Hawkins, il sax è l’anima del jazz”, proclama Dimundo, con la potenza carezzevole dell’inconfondibile timbro da baritono. “Lo strumento che più di ogni altro sa fondere grinta, virtuosismo ed emozione. Una voce in grado di sussurrare malinconie e incendiare entusiasmi, di dialogare con la mente e con l’irrazionale che abita nel profondo di noi tutti; di raccontare storie meglio di mille parole. Le sue sonorità hanno modellato epoche e stili, facendone la bussola che orienta il navigante nelle rotte policrome e talvolta burrascose del jazz”, spiega.

Un omaggio al “re” sax, ma all’interno di un progetto. Che poi, è proprio la cifra stilistica di questo festival, che si celebra ormai ininterrottamente da 24 anni a Bitonto, nella consueta, suggestiva cornice di piazza cattedrale nelle prime quattro giornate di agosto. Un festival a cui quest’anno, per la seconda volta, presterà voce e competenza il conduttore Marco Losavio, fondatore della webzine Jazzitalia, tra le principali testate nazionali del settore.

“Sì perché il Beat Onto Jazz – riparte Dimundo – è una ribalta matura, riconosciuta ovunque, in Puglia e in tutt’Italia. L’idea di mettere sulla scena ‘solo’ grandi nomi e della buona musica è troppo poco. Servono idee, progetti, visioni che possano illustrare una storia, raccontare una certa stagione; fili e trame che possano riunire gli artisti di una scuola; idee utili a spiegare la genesi e gli sviluppi di un pensiero, di una corrente; atmosfere, suggestioni da evocare con l’energia e la freschezza di proposte innovative. Solo così si può riuscire a meritare l’attenzione di un pubblico esigente: ecco, serve un file rouge che leghi un gruppo all’altro, una performance alla successiva. Come mille gocce riunite in un’unica fragorosa, spumeggiante, vitalissima onda sonora”.

Vincent Garcia

E, dunque, se il sassofono è la corda più giusta per far vibrare l’anima, il suono che ne esprime meglio intensità e sfumature, ecco un programma in grado di raccontare un mondo, di mettere insieme tradizione e sperimentazione, le luci ipnotiche di New York e le sonorità sensuali dei Caraibi, il jazz più ortodosso e le contaminazioni più fantasiose.

E così, a dare il via alla traversata, nella solita modalità dei due set a serata, ci penseranno, venerdì 1° agosto, due fuoriclasse: Chico Freeman, sassofonista tra i più celebri, dal suono caldo e spirituale, e Antonio Faraò, pianista dal tocco energico e lirico, uniti per rendere omaggio a John Coltrane. Un tributo che promette di essere più di una semplice celebrazione: sarà infatti un viaggio, un’immersione profonda, un transfert emotivo dell’essenza più vera e originale del jazz.

Subito dopo, la LJP Big Band incrocia le sue rotte con Seamus Blake, sassofonista canadese dal fraseggio affilato e moderno, sotto la direzione di Dino Plasmati. Un’esplosione orchestrale che mescola swing, groove e fusion, con il sax che guida la carica. Sabato 2 agosto Francesco Schepisi porta sulla scena Elevation, un progetto che mira in alto, tra composizioni originali e atmosfere rarefatte. Un jazz che respira, che cerca la luce, che invita alla meditazione. A seguire, Vincent Garcia, bassista dalla forte impronta ritmica, guida un quintetto che mescola jazz contemporaneo e influenze latine. Il sax, qui, non è solo protagonista, ma anche il partner di un dialogo serrato con basso e batteria, in un gustoso contrappunto tra melodia e pulsazione.

Seamus Blake

Il 3 agosto sarà la volta di Gianfranco Menzella col suo quartetto, che rende omaggio a Bob Berg, sassofonista energico e versatile, tra i più amati della scena fusion. Un set adrenalinico, dove il sax si fa voce potente e vibrante. “Con Plasmati, Menzella e Schepisi, e successivamente con Lisa Manosperti e Roberto Ottaviano, prosegue l’omaggio ai musicisti pugliesi: anche questa una caratteristica della rassegna, che vuole arricchire la dimensione internazionale del jazz con le inflessioni musicali del nostro sud, così prodigo di giovani talenti ma anche consolidata palestra di nomi ormai celebri”, prosegue Dimundo.

E poi, un trio da sogno: Rachel Z al piano, Omar Hakim alla batteria e Jonathan Toscano al contrabbasso. Tre fuoriclasse che, pur senza sax, ne evocano lo spirito, lo spazio, il respiro. Un set che unisce tecnica e passione, tra interplay e improvvisazione.

Il gran finale, il 4 agosto, sarà un’esplosione di colori e di ritmi. L’Afrocuban Reunion porta in piazza, con l’energia e il colore del pianista e cantante Meddy Gerville, la diaspora africana del jazz, con percussioni, fiati e melodie caraibiche che si intrecciano in un vortice festoso, in una danza fluida e coinvolgente tra clave e montuno, tra tradizione e modernità. A chiudere il sipario, Lisa Manosperti con Uncaged Bird, un singolare tributo ad Abbey Lincoln, icona di libertà e resistenza. La voce di Lisa è un fiume in piena, e il sax di Roberto Ottaviano le fa da contrappunto: consola, provoca, accompagna.

Omar Hakim, Jonathan Toscano e Rachel Z

“Il sax è il nostro faro quest’anno”, spiega con piglio deciso il comandante. “Il programma in cartellone vuole esplorare le sue mille sfumature: dal lirismo di Coltrane alla potenza di Bob Berg, dalla modernità di Seamus Blake alla sensualità afrocubana”, dichiara soddisfatto.

E dunque, venerdì sera i riflettori della ventiquattresima edizione della rassegna torneranno ad illuminare la splendida agorà del centro antico, con i suoi raffinati ricami di pietra e le sue ombre metafisiche in cui si stemperano le luci spavalde del palco. Per quattro serate, tutte rigorosamente gratuite.

Il Beat Onto Jazz Festival non è, tuttavia, solo musica: continua a intrecciare arte e territorio, bellezza e cultura, in un dialogo che si rinnova e si arricchisce di anno in anno. Ecco allora che, nel corso delle serate, si apre un’interessante finestra sul patrimonio cittadino: dal Museo Diocesano al Museo Archeologico De Palo-Ungaro alla Galleria Nazionale “Girolamo e Rosaria Devanna” previsti sconti, visite gratuite e orari prolungati, nell’ambito di una bella e feconda collaborazione tra istituzioni culturali. Un’occasione preziosa per quanti giungeranno in città di lasciarsi incantare non solo dalle note che risuonano in piazza, ma anche da tanti capolavori, in un itinerario che unisce il jazz alla pittura e alla storia, l’improvvisazione alla contemplazione.

Il quartetto di Gianfranco Menzella

“La scelta di lasciare libero l’ingresso caratterizza il festival sin dalla nascita, con il fine di avvicinare il pubblico che ancora non lo conosce al jazz. Ma non meno importante è l’obiettivo di portare nel cuore della città gli sguardi attenti di un pubblico sempre più numeroso, gli appassionati di jazz ma anche centinaia turisti, per offrire a questa città lo smalto che merita, al di là di troppi giudizi ingannevolmente sommari”, spiega Dimundo. Un traguardo pienamente centrato, come testimoniano le piazze, le strade, i b&b, i locali che, ogni anno e sempre più si riempiono di una folla curiosa e festosa nei giorni del jazz.

“È proprio per questo che invochiamo dall’amministrazione, che in realtà ci è già vicina, un ulteriore segnale concreto. Questo festival non è una manifestazione fra le tante: è un simbolo radicato, capace di risvegliare entusiasmo, cultura e partecipazione. Porta migliaia di persone a vivere la città, a conoscerla, ad amarla. E non si può pensare che un progetto di questa portata possa reggersi ancor più sugli sponsor, per quanto continuino a credere nel nostro sogno e a sostenerlo con generosità. Il Beat Onto Jazz Festival deve diventare una voce nel bilancio del comune. Solo così se ne potrà garantire il futuro, nelle mani di nuove generazioni di appassionati”, chiarisce Emanule Dimundo.

Lisa Manosperti

Ma questo non è il momento delle lamentazioni ma dei peana vittoriosi. Il veliero è ormai in porto, un risultato che è anche frutto di una rete di alleanze con altri cinque festival del mezzogiorno: dal Peperoncino Jazz di Cosenza al Corinaldo Jazz, dall’ECO Jazz Festival di Reggio Calabria alla rassegna di Laurino fino al festival di Teramo. Una piccola federazione del jazz che si scambia ospiti, progetti, visioni. Un piccolo miracolo fatto di relazioni, di passioni condivise, di fiducia reciproca, come osserva Dimundo mentre incede lento sulla passerella che lo conduce sul palco, seguito dai suoi fidi e inseparabili compagni di viaggio: Carmine De Renzio, Leo Di Nunno, Franco Rossiello, Pierfrancesco Uva, Pasquale Garofalo, Franco Aresta, Mariangela Montaruli, Arcangelo Mundo. Una fiera e infaticabile stirpe di marinai, raccolti sotto le insegne gloriose dell’associazione Injazz, a cui si deve il prodigio di questo festival.

L’Afrocuban Reunion

Intanto, per scaldare i motori, questa sera alle 19 in Largo Teatro, un prologo gustoso: la presentazione del libro di Alceste Ayroldi intitolato The Big Band Theory: la fascinosa storia delle orchestre jazz in Italia con il contributo di maestri come Corvini, Jodice, Intra e Nunzi. Il battito del festival che si ode in lontananza.

Nella foto in alto, Chico Freeman