Nel museo civico l’identità vera di Barletta

Victor Rivera Magos spiega come per un'effettiva e duratura crescita culturale, la città deve ripartire dal volume scritto con Luisa Derosa e Francesco Picca

La storia di un museo, nato alla fine dell’Ottocento, che nel corso del tempo, grazie a molteplici e considerevoli donazioni, come quelle De Nittis, Gabbiani e Cafiero, diviene uno dei più ricchi della Puglia. Sono le numerose vicende legate a personaggi, monumenti, opere e contesti particolari a caratterizzare da oltre un secolo, in una dimensione culturale di respiro europeo, la vita di questo luogo. A partire dalle prime raccolte di reperti archeologici, cimeli storici e opere d’arte, il museo ha assunto nel corso del Novecento e fino ai giorni nostri il ruolo fondamentale di espressione dell’identità cittadina e di autentico scrigno di tesori d’arte.

Il Museo civico di Barletta presso il Castello svevo (Panstudio)

È la storia raccontata dal volume Le collezioni del Museo Civico di Barletta – Arte, storia e percorsi di memoria tra Europa e Mezzogiorno d’Italia, edito nel 2022 da Claudio Grenzi Editore e scritto da Luisa Derosa, Francesco Picca e Victor Rivera Magos. Un lavoro ampio e complesso, perfettamente articolato in oltre trecento pagine ricche di immagini, saggi e schede. Un’opera, recentemente insignita del premio Città di Conversano – Maria Marangelli, preziosa e fondamentale per la conoscenza e valorizzazione del patrimonio storico-artistico della città. Un testo in cui le collezioni, i donatori e le opere conservate nel museo civico sono protagonisti di una vicenda che unisce secoli di storia. Di questo notevole patrimonio i saggi che compongono il volume analizzano i dettagli, approfondendo le relazioni che, tra Europa e Italia meridionale, hanno fatto di questo contenitore una delle più importanti istituzioni nel panorama culturale del mezzogiorno. Abbiamo chiesto a Victor Rivera Magos di illustrare gli aspetti più significativi del volume, partendo dall’idea di fondo che ha ispirato questo pregevole e originale lavoro di ricerca e approfondimento, che merita di essere riportato all’attenzione del pubblico e della critica. Perchè sia linfa vitale di un’ulteriore e consistente crescita culturale della città.

Da cosa è nata l’idea di analizzare la storia e la ricchezza del museo civico di Barletta?

Dal 2016 l’associazione Centro Studi Normanno-Svevi cura, con il contributo del Comune di Barletta, un programma di ricerca sulla storia della città. Una ricerca che si sviluppa su più fronti: dalla vicenda politica a quella ecclesiastica, dalla famosa Disfida a tutto il Novecento. Quando nel 2018 abbiamo proposto al sindaco Cannito di rinnovare la collaborazione con un’indagine sul museo civico, abbiamo incontrato grande entusiasmo e disponibilità. Barletta da anni privilegia De Nittis rispetto alle altre testimonianze artistiche che compongono il patrimonio museale della città: una scelta ovvia, considerata la grandezza del personaggio. Ma noi eravamo convinti che anche le altre collezioni cittadine meritassero attenzione ed avevamo ragione. Studiando, riordinando e catalogando il vasto e ricco repertorio di opere d’arte, sono venute fuori cose incredibili: rovistando nei depositi del museo Francesco Picca, per esempio, ha scoperto un dipinto di Massimo D’Azeglio di cui si ignorava l’esistenza.

Il lapidario (Panstudio)

Quanto lavoro e studio ci sono dietro un volume così ricco e complesso?

Il lavoro è durato tre anni, più uno per l’edizione del testo che ha goduto di un finanziamento del Ministero della cultura. Anni in cui abbiamo dovuto far fronte anche all’emergenza pandemia. Al volume hanno lavorato quasi ottanta studiosi tra docenti, ricercatori e studenti tirocinanti, per una mole di circa dodicimila pezzi catalogati e studiati tra quadreria, documenti scritti ed oggettistica varia, sotto la direzione di Luisa Derosa e Francesco Picca. A questi vanno aggiunti i circa milleseicento reperti catalogati da Marco Campese per la sezione archeologia. Il risultato è imponente: possiamo dire che il volume è l’ultimo atto di un percorso di studio sulla straordinaria dotazione del museo, oggi tra i più conosciuti della regione.

Unimmagine della quadreria (Panstudio)

Come ha accolto la città questo importante contributo alla conoscenza delle proprie ricchezze culturali?

Questa è una comunità che spesso fatica a riconoscere il valore del lavoro svolto dai suoi cittadini, anche quando è d’eccellenza. Questo volume è pensato come un pungolo alla conoscenza della storia di Barletta e del suo davvero cospicuo patrimonio culturale e artistico, considerato nello scenario europeo e mediterraneo, come recita il sottotitolo del nostro volume. L’auspicio è che i giovani possano raccogliere questa eredità e farne strumento per valorizzare nel modo più opportuno questo ricco giacimento culturale, soprattutto quello meno noto, perché è in esso che si leggono le storie dei barlettani del passato, la loro cultura e i loro interessi.

Un’altra immagine del museo

Quali sono le ricadute positive del vostro lavoro, in relazione all’intera attività culturale della città?

Barletta è una realtà complessa, dal patrimonio ricchissimo e variegato. L’amministrazione comunale da anni sta lavorando per collocare alcuni “brand” sul mercato nazionale: penso a De Nittis e alla Disfida. Ma la storia della città risale nel tempo fino all’età daunia. Dunque, è complicato riuscire a star dietro a tutto, soprattutto in tempi in cui i bilanci comunali sono sempre più ristretti e le amministrazioni non hanno possibilità di spendere come vorrebbero. Progetti come quello del libro hanno convogliato sul territorio valore aggiunto in termini di visibilità scientifica ed ulteriore progettazione: le università di Bari e Foggia, insieme alla Direzione Musei e alla Soprintendenza, anche quest’estate apriranno un cantiere di scavi a Canne della Battaglia. Ci sarà anche il Centro Studi Normanno-Svevi. Va sicuramente riconosciuto il merito all’amministrazione che ha ben compreso l’importanza del lavoro che stiamo svolgendo. Sono stati raggiunti importanti risultati, in termini di diffusione e valorizzazione di tanti e così pregevoli beni, i cui effetti spesso non sono immediati ma vanno valutati nel tempo.

Un altro ambiente della quadreria (Panstudio)

Quali sono i nuovi progetti a cui il Centro Studi sta lavorando?

Con il sindaco e l’assessore alla cultura Oronzo Cilli abbiamo concordato il rinnovo della collaborazione con il nostro Centro Studi su un programma di ricerca che porterà alla pubblicazione del Libro Rosso della città. Barletta è una delle poche grandi città della Puglia a non avere un’edizione dei suoi privilegi e delle scritture più antiche. Eppure, la storia di queste carte è antichissima e tra le più importanti del Mezzogiorno. Lavoreremo con grande responsabilità per consegnare alla città un volume all’altezza delle sue grandi tradizioni.

Una collezione di porcellane finemente dipinte (Panstudio)