Ecco le tristi quarantane che portano una ventata di allegria

Appese sulle strade di Ruvo di Puglia, le pupattole in gramaglia sono una tradizione che risale alla mitologia greca e che quest'anno si arricchisce dei colori della pace

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A vederla così, sospesa a mezz’aria lungo le strade e i crocicchi, immobile ed enigmatica, dallo sguardo vitreo e la pelle color alabastro, cela un nonsoché di macabro, oscuro, indicibile, destando una certa ritrosia in chi la osserva. Parliamo della quarantana, un fantoccio imbottito di paglia, dall’aspetto di vecchia, posto penzoloni per le vie del paese tra la mezzanotte del martedì grasso e il mercoledì delle ceneri, dopo la morte di suo marito Carnevale, identificato nell’immaginario ruvese dalla maschera di Mba’ Rocchetidde Cape de Rafanidde. La cui dipartita viene accompagnata dal motto popolare “è mùrte Carnevole e na’nze chjange chiue” (è morto Carnevale e non si piange più), che pone fine ad un anno difficile per dare il benvenuto a un periodo di rinascita.

Ma qual è la storia di questa misteriosa figura? Quali il significato? Cominciamo col dire che le origini della Quarantana si perdono nella notte dei tempi; risalgono ai riti in onore di Dioniso (il dio greco del vino e della fertilità), durante i quali venivano appesi agli alberi dischi decorati, chiamati “oscilla” (menzionati nel secondo libro delle Georgiche di Virgilio), che mossi dal vento svolgevano una funzione apotropaica allontanando gli spiriti malefici.

Nel corso del tempo questa cerimonia sacra si è fusa con tradizioni carnevalesche e quaresimali locali, dando vita a nuove e fascinose modalità di rappresentazione, riassunte nelle sembianze di un’anziana signora in gramaglie (la quarantana), che indossa una veste nera (simbolo di penitenza) e regge nelle mani un fuso, un’aringa (simbolo di astinenza nel periodo quaresimale) e una conocchia (allegoria del tempo che passa e del lavoro femminile, con riferimento alle parche della mitologia greca). Non manca il melograno, rievocante la resurrezione di Dioniso, oggi sostituito da un’arancia (emblema dell’inverno che fugge via), nella quale sono inserite sette penne di gallina che, rappresentando le settimane di Quaresima, vengono tolte una ogni sette giorni fino a pasqua. Giorno in cui, dopo il passaggio della processione del Cristo risorto, avviene il consueto scoppio della Quarantana arricchito da spettacoli pirotecnici, lancio di palloni aerostatici e fuochi d’artificio, a decretare il trionfo della vita sulla morte, della liberazione dal peccato e dal male. Dal modo in cui le fiamme lambiscono il fantoccio si traggono pronostici sulla prossima annata agraria.

Il desiderio di rinascita, colmo di speranza e buoni auspici, che contraddistingue la pasqua ruvese quest’anno assume più che mai un significato particolare. Suggella, infatti, la ripresa dei tradizionali riti religiosi dopo lo stop imposto dalla pandemia. A propiziare, inoltre, il desiderio di rinnovamento e serenità sono le bandiere della pace che affiancano la quarantana di piazza Dante allestita dalla famiglia Miccoli: un accorato invito a restare umani e a non dimenticare chi, come il popolo ucraini, si batte strenuamente per la libertà e per la patria. La città di Ruvo in questi ultimi mesi oltre a salire agli onori della cronaca per l’iniziativa Apriti cuore, che inneggia all’amore universale senza distinzioni di razza o di sesso, si è mostrata molto sensibile in tema di accoglienza, aprendo le porte a numerose famiglie ucraine scampate alla guerra, per le quali ha già avviato un programma di integrazione con corsi di italiano svolti da interpreti madrelingua o traduttori locali. Quasi a ricalcare quel famoso discorso pronunciato da don Tonino Bello nel 1989 a Verona durante il raduno di Pax Cristi, modellato sulle parole del vangelo di Matteo (Mt 5,9): “in piedi costruttori di pace“.

Tradizionali e senza distintivi ma parimenti solidali al bisogno di pace che campeggia qua e là sui balconi o sulle porte di qualche associazione politica e culturale, sono invece le pupattole che fluttuano all’incrocio di corso Gramsci e corso Carafa realizzate dal gruppo folklorico Lapecheronza, quella di via Vittorio Veneto, nella piazzetta antistante l’infopoint, a cura della Pro Loco e l’altra della famiglia Caldarola in piazza Bovio.

Una nota di colore e di calore nel grigiore quotidiano in cui siamo abituati a navigare, appesantito dallo scenario di guerra e dall’andamento in risalita dei contagi. Si respira, dunque, aria di primavera a Ruvo, ben visibile non solo nel fiorire degli Alberi di Giuda, che si apprestano a fare da cornice al passaggio degli antichi simulacri nella Settimana Santa, ma anche negli animi dei cittadini pronti a salutare con cauto ottimismo l’arrivo della bella stagione.

In alto e nelle altre foto le Quarantene appese sulle vie di Ruvo di Puglia