La terza giornata del Bif&st insegue la memoria

Il ricordo di Morricone da parte di Piovani, la lezione sul cinema di Pier Paolo Pasolini e il documentario su Monica Vitti riempiono di pubblico i teatri baresi

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Intensissimo il terzo giorno del Bif&st, la rassegna del cinema del capoluogo barese giunta, quest’anno, alla sua tredicesima edizione. Una giornata con tanti ospiti nei teatri, presi d’assalto da un pubblico eterogeneo. “È incredibile – commenta Nicola Piovani – che vi siano tanti amanti del cinema persino di lunedì”. La platea reagisce con una risata. Uno spettatore commenta che per un barese ogni evento è “una scusa” per andare a teatro. E le poltrone gremite del Petruzzelli sono la dimostrazione di questo grande amore. Piovani ha ritirato nella serata di domenica il Premio Ennio Morricone come miglior compositore; riconoscimento del quale ha ringraziato svariate volte il presidente del festival Felice Laudadio.

Un onore grande, grandissimo. Non solo perché questo premio è la prova che impegnandosi si possono ottenere grandi risultati, ma anche per il fatto di sentirmi associato ad un compositore immenso, che ha dato tanto all’Italia, al mondo e a questo festival con le sue fantastiche musiche”, afferma Piovani con voce rotta dall’emozione. Le sue parole seguono la proiezione de I fratelli De Filippo, film di Sergio Rubini particolarmente apprezzato da critica e pubblico. “Questo film – osserva Piovani – riesce a raccontare molto bene una storia. Rubini ha un grande talento nel riequilibrare il cast, facendo in modo che nessuno emerga più di altri. È un lavoro corale. Credo sia il massimo pregio di un regista consentire che tutti lavorino bene sul set senza che nessuno sia messo in ombra. Il talento di ogni singolo attore emerge in armonia con gli altri più o meno grandi”.

U frame di Mamma Roma, il film di Pier Paolo Pasolini con Franco Citti e Anna Magnani

Mentre Piovani parla al pubblico del Petruzzelli, al teatro Piccinni il regista David Grieco e Angela Bianca Saponari, docente all’università di Bari, tengono una lezione su Pier Paolo Pasolini e il suo rapporto con il grande schermo. “Un regista che si approccia piuttosto tardi al cinema – commenta il regista de La macchinazione, che sarà proiettato sempre al Piccinni nei prossimi giorni – ma che riesce a mantenere una sua identità. Il ché non è mai facile, specie se la tua principale arma è la scrittura”. “Talento” corregge la professoressa, ritenendo che la penna di uno scrittore non possa rivelarsi un’arma. Eppure, così sembra, visto che con tutta probabilità l’omicidio di Pasolini coinciderebbe con la scrittura di un romanzo d’accusa: Petrolio, che lo scrittore, romano d’adozione, non riuscì a terminare in tempo e che ora appare come un insieme di terribili e incomprensibili annotazioni.

Il primo film di Pasolini è Accattone, che voleva essere un film di stampo neorealista. Attraverso questa nobilissima prova d’esordio, l’artista voleva cristallizzare nel tempo la vita delle borgate romane e l’integrità, la bellezza fuori dal tempo di chi ci viveva. “Pasolini amava gli abitanti delle borgate – spiega Roberto Chiesi, chiamato ad intervenire a questo primo incontro dedicato al regista – perché li considerava fuori dal tempo, per nulla sporcati dalla borghesia e dal progresso. Questo film, insieme a Mamma Roma, è un prezioso documento storico. Voleva rendere omaggio a qualcosa che era destinato a scomparire e che già stava pian piano tramutandosi in altro, sotto l’effetto della fiumana del progresso”. Mamma Roma, proprio per festeggiare il centenario della nascita di Pasolini, sarà proiettato nella giornata di sabato sempre al Piccinni.

Una delle scene migliori del cinema pasoliniano viene proprio da questo secondo film del regista. Quella, girata in piano sequenza: Anna Magnani percorre uno stradone e incontra clienti, altre prostitute, una serie di persone che vengono mostrate di spalle o di lato. Davvero una bella scena, tra le più belle e articolate del cinema di Pasolini”, commenta la prof.ssa Saponari. Un’altra scena maestosa, che riflette la poesia di questo magistrale regista – così apprezzato da tanti cineasti, primo tra tutti Martin Scorsese – è proprio presente in Accattone, film che i tre esperti hanno sviscerato, insieme a molti altri della sua vasta cinematografia, conclusasi con Salò o le 120 giornate di Sodoma.

Il protagonista (un delinquente incallito, interpretato da un maestoso Franco Citti) sogna di essere morto. Mentre il becchino scava la buca in un luogo ombroso, ai piedi delle mura cittadine, lo prega di non seppellirlo lì ma in un posto assolato. Questi si rifiuta per non sprecare il lavoro già fatto, ma poi finisce – dietro l’insistenza del defunto – per accontentarlo. Una scena che è un simbolo: non si può non perdonare un uomo sia pure così losco. Ognuno, persino un delinquente, possiede un’anima, una qualche dose di sensibilità. Anche questi personaggi, tenuti ai margini della società, abbandonati a se stessi sono “splendidi” esseri umani.

La giornata del Bif&st si conclude con un accorato omaggio a una grande diva, scomparsa recentemente: l’immensa Monica Vitti, regina del documentario di Fabrizio Corallo, Vitti d’arte, Vitti d’amore. Un meraviglioso affresco della carriera dell’attrice che più ha cambiato il volto del cinema italiano e che, forse, meritava qualcosa in più di un documentario alle cinque del pomeriggio, sia pure in una cornice così splendida come il Teatro Kursaal Santalucia sul lungomare di Bari.

Nella foto in alto (tratta dal sito del Bif&st) Nicola Piovani, vincitore del premio Ennio Morricone