Leggere è un atto rivoluzionario!

Farci sognare un mondo più bello e più giusto è la virtù dei libri e dei giornali, come ci mostra Steve McCurry nelle sue foto in mostra al Margherita di Bari

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Ci sarebbe molto da imparare da Steve McCurry, da questo grande fotografo statunitense, che un giorno comprese la sua vera vocazione, la sua missione e lasciò tutto per seguirla. Nel 1978, infatti, disse addio al quotidiano di Filadelfia per cui collaborava come fotografo e partì con in mano un biglietto di sola andata per l’India e nello zaino un centinaio di rullini fotografici. Era esaurito il tempo delle riflessioni, dell’esitazione, dei temporeggiamenti. Steve, in realtà, ha più volte spiegato che non serve viaggiare per il mondo, andare in posti lontani per fare delle buone fotografie e lasciare ai contemporanei dei report interessanti. Di foto belle e significative se ne possono fare a miriadi, pur restando a pochi chilometri da casa. Ma quando McCurry decise di lasciare la comoda routin della vita a Filadelfia aveva avvertito il bisogno disperato di esplorare e di fotografare luoghi ancora intonsi, gustarne la bellezza non ancora intaccata dal progresso.

Vola in India e un anno dopo è in Afghanistan, senza bagagli. Con solo la sua preziosa macchina fotografica, un coltellino svizzero e uno zaino colmo di rullini. Poi sale sul Tibet, e il viaggio prosegue, senza mai interrompersi. Il risultato sono scatti straordinari, molti dei quali in attesa di pubblicazione oppure destinati a restare nascosti. L’ormai settantenne Steve McCurry scrive nella prefazione del suo libro Le storie dietro le fotografie: “Ogni viaggio, ogni incarico e ogni persona che ho conosciuto e fotografato rappresentano una tappa del percorso che va dalle mie prime esperienze a oggi. La macchina fotografica consente di fissare un luogo e un momento particolari, e ogni foto che scatto può essere vista come un’immagine indipendente e memorabile, ma allo stesso tempo è una parte di una storia più ampia”. E quella di McCurry è una grande storia, da vivere e rivivere in ogni scatto.

Al Margherita, lo splendido centro culturale sorto a Bari sulle ceneri del glorioso teatro intitolato alla regina vedova di Umberto I, è possibile visitare una mostra temporanea dedicata a questo straordinario fotografo viaggiatore. La rassegna, intitolata Leggere, terminerà il 25 agosto, ma sino ad allora sarà possibile vedere molte delle più famose fotografie di McCurry, la maggior parte tratte dal suo viaggio in India. Tra queste, impossibile non notare la più celebre: Sharbat Gula (la ragazza afgana), scattata nel 1984 nel campo profughi di Nasir Bagh, presso Pershawar in Pakistan. È incredibile trovarsi con gli occhi in occhi così profondi, carichi di una disperata vitalità e del peso di una vita durissima, consumata ai margini del mondo. Uno sguardo tenero e intenso, brillante, dinamico che contrasta con i vestiti logori. Una foto sistemata in alto, quasi a dominare sugli altri ritratti, su un’impalcatura assai spartana che quasi sparisce sotto il peso delle foto.

Straordinari i ritratti e le scene di vita quotidiana che si avvicendano sulle pareti. I monaci al lavoro, scolari a scuola, pescatori che si approssimano alla riva. Immagini indimenticabili, che fanno solo da accompagnamento al reale tema della mostra barese, che è la lettura. Si trovano bambini che leggono, maestri, gente comune con in mano un libro o un giornale. Donne e uomini, totalmente immersi nella lettura. I libri sono spesso logori, i muri delle case anneriti. L’immagine posta centralmente attira lo spettatore e lo spinge a mirare, a fissare, senza accorgersi delle pareti distrutte, dei piedi scalzi dei bambini nelle aule spoglie, senza sedie o banchi su cui sedersi, dove a mala pena c’è una lavagna, da cui possono leggere.

Ma lo spettatore quasi non si accorge di tutto questo, preso dall’ammirazione per le persone comunissime, povere oltre misura, dimentiche di se stesse, perché immerse nella lettura del libro o del giornale. Vede dei ragazzi che fissano il compagno mentre legge in quella classe spoglia, senza dare peso ad altro. Steve McCurry ci fa essere lì, in quel momento, insieme a loro. In un attimo, siamo su una panchina a leggere il giornale; siamo in mezzo alla strada a leggere, immersi nella polvere e nelle pietre. Siamo in una discarica, circondati da automobili e rifiuti; siamo tra i resti sacri, magari durante la costruzione di un tempio, su una lastra di marmo, sulle fondamenta, a leggere un giornale. E così dimentichiamo tutto quello che circonda questi lettori e perfino noi stessi.

La lettura diviene occasione di leggerezza, evasione, sana amnesia. Per noi spettatori e per le persone che ammiriamo. Un atto semplice, ma fondamentale che Steve McCurry ha immortalato in tutte le possibili varianti. Un atto rivoluzionario, che dona speranza a quelle anime che non ce l’hanno. Settanta immagini attendono lo spettatore curioso, che voglia semplicemente immergersi in un altro mondo, pur restando nella sua città. Un cammino necessario, per provare a uscire dalle proprie certezze.

Le foto di Steve McCurry fanno parte della mostra in corso al Margherita