Ha saputo riconoscere la sua esistenza nelle dita e nella voce di Roberto Vecchioni, Lucio Dalla e di alcuni pionieri del cantautorato moderno, come Mannarino e Brunori Sars, avendo l’opportunità di conoscere entrambi anche lontano dai riflettori. Vive di musica e parole, e con tono inguaribilmente romantico si cimenta nella scrittura di canzoni, romanzi e poesie, mai dimentico di quel sentimento di gratitudine verso tutto ciò che lo circonda. Perché dalla vita ha imparato a non dare nulla per scontato: a volte un gesto, un sorriso, uno sguardo possono fare tanto rumore nel cuore di chi li riceve.
Come se stesse riavvolgendo il nastro di una vecchia cassetta, Luca Mele ricorda ancora quel folgorante incontro con la letteratura avvenuto tra i banchi di scuola. Non era certamente uno studente modello ma, al contempo, era ben conscio di quanti validi spunti di riflessione avrebbe potuto offrirgli quel mondo misterioso. Abbandonata la frivolezza degli anni giovanili, si innamora della scrittura leggendo L’Antologia di Spoon River di E. Lee Masters, una raccolta di storie rese note grazie a Fabrizio de Andrè che narra l’epopea di alcuni personaggi.

Se il cantautore genovese fa crescere il desiderio di comporre in rima, è Rino Gaetano che lo spinge ad imbracciare la chitarra e a strimpellare i primi accordi. Ma un ruolo decisivo in questa prima fase di iniziazione alla musica spetta ad Adriano Celentano. Per quest’ultimo grande artista, in realtà, il merito va soprattutto ai suoi genitori che consideravano i suoi brani un elemento fondamentale della quotidianità: ascoltarlo diventava una bella abitudine.
A smuovere la sua ‘coscienza’ musicale ci ha pensato però Fabrizio Moro, di cui ammira lo spessore umano ancor maggiore rispetto al suo profilo artistico di altissimo rilievo. Luca ha avuto la fortuna di aprire molti suoi concerti durante i quali il cantautore romano lo incoraggiava, come solo lui riusciva, a salire sul palco con sicurezza e tranquillità. Le sue occhiate di conforto cancellavano o, per meglio dire, mitigavano tutta la tensione accumulata negli istanti precedenti all’esibizione.
Sono passati diversi anni da quando l’eclettico artista molfettese, prossimo ai 29 anni che compirà ad agosto, ha compreso l’importanza della curiosità nella formazione di una personale identità culturale. Ed è da questa straordinaria presa di coscienza che scaturisce la sua concezione di arte, intesa come ponte unificante tra due o più anime sensibili. “Penso che l’arte non abbia dei compiti specifici -spiega- ma crea empatia: ci si riconosce in una frase, in una canzone, in un’opera artistica o cinematografica. Forse l’arte ci aiuta a sentirci meno soli. A volte prendiamo ciò che ci serve da una canzone per cucirci addosso quell’idea, quel sentimento o semplicemente per proteggerci. Mi è capitato di ascoltare delle frasi e di pensare: se De Andrè ha provato le stesse emozioni che sto provando io, non sono solo allora, non sono sbagliato. Ecco, la musica e l’arte in genere secondo me hanno questa finalità”.

Dunque per Luca non c’è alcun momento giusto da dedicare alla composizione dei suoi pezzi. Esiste invece un momento particolarmente “vivo”, in cui si accorge di dover tirar fuori qualcosa, una frase, un’idea, una sensazione: “ho le note del telefono piene di frasi che a volte diventano canzoni, altre restano lì. Lo stesso vale per i miei brani musicali. Non riesco a dire se nasca prima la musica o il testo. Credo che maturino insieme”, afferma. “Si solito ho già in mente il tema su cui desidero concentrarmi –chiarisce- ma può capitare che il testo sia l’immediato prodotto di ciò che una melodia è capace di trasmettermi”.
Oscillando tra l’istintività e la precisione, confeziona testi dai significati talvolta espliciti talaltra carichi di un lessico più squisitamente metaforico. E con entusiasmo aderisce ad un filone musicale moderno colmo di immagini, ravvisabile nelle canzoni di Calcutta e dei Pinguini Tattici Nucleari, pur non distaccandosi mai dai brani del repertorio tradizionale.

Adora divagare, sperimentare, perdersi dietro qualche attraente e suggestiva creazione, ma non smarrisce mai la bussola della quotidianità. Il confronto diretto con la vita di tutti i giorni ha permesso a Luca di comporre il suo nuovo singolo intitolato “La tazza di Sara” (https://www.youtube.com/watch?v=uMgo0IQz60I), nato in un momento preciso della giornata. Proprio nel ritornello, infatti, si condensano quegli attimi trasformati in canzone: “mentre bevevo un caffè con la tazza regalatami a Natale dalla mia migliore amica Sara, avendo la mente altrove, non mi accorsi di aver mischiato lo zucchero al sale. Quell’atto sbadato era dettato da altri pensieri che mi riempivano la mente e ho cercato di scavare un po’ per trovare il giusto nome a quei turbamenti”, rivela.
Impavido dinanzi ad eventuali o possibili difficoltà interpretative, Luca ha cantato amori vissuti (Stringimi ancora), amori sognati e mai realizzati (Eternità), ingiustizie sociali come il caso Cucchi (Il passo di Stefano), momenti di follia (Diventerò pazzo) e di spensieratezza (Canzone Cattolica). Luna invece è stato il suo primo biglietto da visita, con il quale ha cominciato a viaggiare nelle orecchie e negli occhi della gente.

Ma il turbinio di emozioni che finora ha avvolto Luca in una dimensione esclusivamente musicale ha lambito anche sentieri sconosciuti. La scrittura è diventata, infatti, un’altra irrinunciabile espressione del proprio frastagliato universo emotivo, come testimonia la pubblicazione del suo secondo romanzo intitolato Verrà ancora il vento, dove il destino diviene il motore principale della vicenda di Fabio, un ragazzo di Bologna che ha visto la sua quotidianità improvvisamente cambiare, del quale spera di raccontare la storia girando un po’ in compagnia della sua chitarra. “Sono contento di essere così e di credere che in fondo tutto accade per una ragione. Ritengo che ognuno di noi abbia la possibilità di seguire una strada e che il destino offra delle corsie alternative, ma siamo sempre noi a scegliere quale direzione prendere. Diceva Cristicchi, altro cantautore che amo: non cercare un senso a tutto, perché tutto ha senso. Ecco, sposo a pieno questo pensiero. Alla fine probabilmente ognuno di noi, vedrà il puzzle della propria vita e capirà perché alcuni pezzi si sono incastrati in quel modo e in quel momento”, dichiara.
Prima di congedarsi Luca ci confessa di avere in cantiere un nuovo singolo che, assieme alla sua etichetta discografica, Edamame Records, deciderà quando pubblicare. Attualmente sta collaborando alla realizzazione del primo EP del modello, attore e cantante Stefano Sala, conosciuto ad agosto dopo la sua collaborazione con l’ex tronista di Uomini e Donne, nonché modello, Francesco Monte nella stesura del singolo della scorsa estate Siamo già domani. Infine ringrazia Alex Grasso, suo amico e fidato collaboratore da quasi dieci anni che, con il supporto del suo Four Walls Studio, ha cucito addosso ai suoi brani abiti bellissimi, adatti alle sue idee e ai suoi gusti. Esprime poi riconoscenza anche per la casa editrice Albatros Edizioni che ha accolto benevolmente il suo romanzo e la sopracitata etichetta discografica Edamame Records, sempre aperta ad ogni sua nuova proposta.
Nella foto in alto, il cantautore Luca Mele





