“Desueto non vuol dire inutile”

Anche a Bari la “zona a lessico illimitato”, promossa da Zanichelli per riscoprire la bellezza e la ricchezza della lingua italiana e salvare le parole a rischio

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La lingua italiana, come tutte le lingue del mondo, è un organismo in costante evoluzione, che si modifica di continuo per adattarsi alle esigenze dei cittadini e del mondo in cui viviamo. E così, ogni anno, si arricchisce di nuovi lemmi: nel 2019, per esempio, sono circa quattrocento i neologismi inseriti nel Devoto-Oli – terrapiattismo, antivaccinista, antibufale, fastistometro, foodmania, trap, binge watching, spoilerare, ecoscettico per citarne solo alcuni – perlopiù parole gergali, entrate nell’uso comune, oppure prestiti dall’inglese, di cui non si è voluta adottare la traduzione.

Per ogni parola che “nasce”, però, ve n’è un’altra che semplicemente “muore”, ovvero viene dimenticata dalla comunità dei parlanti e degli scriventi i quali smettono di usarla,
sostituendola con parole generalmente più comuni.

Attualmente, i lemmi della lingua italiana che stanno andando incontro a questo triste destino di oblio sono 3.126: bisboccia, bisbetica, desueto, leccornìa, laconico, nababbo, bislacco, adombrarsi, indefesso, salace e tanti, tanti altri. Ormai queste parole suonano al nostro orecchio antiquate e superate eppure ciascuna di esse è portatrice di una sfumatura di significato unica, destinata irrimediabilmente a perdersi nel momento in cui smettiamo di utilizzarle.

Il grande vocabolario Zanichelli in piazza Diaz a Bari

Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema, la casa editrice Zanichelli ha lanciato la campagna #paroledasalvare con la quale ha girato alcune delle principali città italiane, tra cui anche Bari (20-26 ottobre). Qui, come a Milano (21-28 settembre), Torino (29 settembre-5 ottobre), Bologna (6-11 ottobre), Firenze (12-19 ottobre) e Palermo (28 ottobre-2 novembre), è stata ospitata l’#areaZ, ovvero una “zona a lessico illimitato” dominata da un vocabolario gigante, grazie a cui chiunque ha potuto trovare la parola in via d’estinzione da far propria e diffondere.

La grande installazione, infatti, è dotata di un monitor touch-screen che propone, a rotazione e in gruppi di cinque, i 3.126 lemmi sulla via del tramonto: ciascuno può, dunque, selezionare il preferito (di cui in una schermata successiva è anche spiegato il significato e l’etimologia) e pubblicarlo sui social network accompagnato dagli hastag “areaZ” e “paroledasalvare”. Per i più nostalgici vi è anche un altro modo di rimettere in circolo queste parole, ovvero l’acquisto di cartoline contenenti la definizione del termine scelto che possono essere spedite per posta.

La Zanichelli, però, non si ferma qui: a partire dell’edizione 2020, i vocabolari presenteranno un nuovo simbolo: un trifoglio che andrà ad accompagnare quelle voci il cui impiego nello scritto e nel parlato sta calando pericolosamente e che, quindi, vanno incontro al disuso completo.

Ultimo tassello dell’iniziativa è stata la creazione di una serie di cinque T-shirt nate, in occasione della Settimana della Moda di Milano, dalla collaborazione tra Zanichelli e il brand di moda MSGM: ciascuna di esse raffigura, con colori sgargianti e texture accattivante, uno dei famosi 3.126 lemmi (radioso, illogico, impavido, impetuoso, vivido) in via di estinzione.

La celebre casa editrice, dunque, ha messo in piedi una campagna poderosa, il cui obiettivo principale è rivolgersi ai giovani e ai giovanissimi; per farlo, essa sceglie di giocare la sua partita proprio attraverso quei mezzi che mostrano di saperne catturare l’attenzione: la moda, ma soprattutto i social, additati da sempre come causa primaria dell’impoverimento linguistico delle nuove generazioni che, però, se usati in maniera costruttiva rappresentano una portentosa cassa di risonanza per il diffondersi di giuste cause (si pensi al caso Greta Thunberg).

E questa è una giusta causa: alcuni, certamente, potranno storcere il naso, pensando che l’estinzione di qualche migliaio di parole sia una questione di pochissimo conto che riguarda solo professori e accademici e che non può trovare spazio tra le preoccupazioni vere di un mondo che va sempre più veloce.

E invece no, perché le parole contano e anche tanto. Le parole danno forma al mondo, sia quello interiore che quello esterno. Siamo in grado di conoscere, e dunque, di far proprio, solo quello che possiamo esprimere in parole. Il nostro mondo finisce dove si esauriscono le parole che abbiamo per raccontarlo. E quindi, in conclusione, quante più parole costituiscono il nostro vocabolario personale, tanto più la nostra esperienza di vita sarà di ampio respiro, ricca e variegata.

Prestiamo, dunque, attenzione ai termini che usiamo e cerchiamo di “adottare” quelli in via d’estinzione: fra 3.126 parole, la scelta è piuttosto ampia.