Il diritto come la tavolozza dell’artista

Con una conversazione tra arte e diritto, prende il via "vernissage giuridico", una serie di eventi promossi dai giovani avvocati di Bitonto per dialogare con i cittadini

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Siamo proprio sicuri che la giurisprudenza sia solo un elenco infinito di articoli e leggi da imparare a memoria, come le formule matematiche o le litanie di un rosario? Che il diritto abbia una retorica ridondante e astratta? E’ vero, insomma, che la professione legale appartiene alla casta, ai cosiddetti “professoroni” che amano guardare il mondo dal loro piedistallo, senza alcun contatto con la realtà e le difficoltà della gente comune? Ebbene, l’incontro che l’Associazione giovani avvocati A.G.Avv ha organizzato al comune di Bitonto ha dimostrato l’infondatezza dei luoghi comuni che circolano attorno alla figura degli specialisti del diritto.

L’evento, intitolato Vernissage giuridico, è stato il primo di una lunga serie in programma nei mesi a venire. Ad introdurre l’iniziativa l’avv. Romina Centrone, presidentessa dell’associazione, la quale, dopo i saluti alla comunità cittadina e ai colleghi, ha presentato i quattro ospiti: gli avvocati Nuccia Capriglione, membro del direttivo A.G.Avv., Serena Triggiani, vicepresidente del consiglio dell’ordine degli avvocati di Bari, Gabriella Panaro, consigliera, e Antonio Benegiamo, segretario dello stesso ordine. La cornice dell’evento è stata affidata alle suggestioni dei dipinti di Cecilia Mangini, premiata in numerosi concorsi nazionali e internazionali nonché autrice di opere esposte in molte gallerie europee.

Per l’occasione, sono state selezionate sei tele sulle paure dell’uomo: opere di media grandezza realizzate in bianco e nero, che simboleggiano alcune delle angosce più segrete e ricorrenti: quella di non essere amati in Anima persa o la paura dell’estraneo in L’inferno respira, in cui un uomo incappucciato e senza volto domina la realtà che lo circonda e sembra pronto a fare del male; la paura di sé stessi in Ombre, il timore di essere aggrediti, dell’abbandono e della morte in Respirami, vincitore di un premio internazionale a Mosca, e infine la paura del vuoto in Vortici, in cui la realtà è ridotta a una serie di cerchi concentrici che si disperdono nel nulla, come in un buco nero.

“L’avvocato è un creativo – ha spiegato Serena Triggiani – e come un artista deve assumere la realtà dei fatti riportata dal proprio cliente e farne un ‘quadro’. Il diritto è il pennello di cui l’avvocato si serve per dipingere la sua tela. Queste manifestazioni dimostrano come il diritto entri nella società e possa esprimersi nelle forme più diverse, dalla musica all’arte.”

L’opera di Cecicilia Mangini “L’inferno respira”

A questa dichiarazione introduttiva è seguito il convegno vero e proprio, che i tre professionisti hanno preferito chiamare “conversazione”: l’obiettivo non è stato, infatti, istruire bensì informare il pubblico, presentando alcune delle questioni cruciali della deontologia forense. Triggiani ha disquisito di patrocinio a spese dello stato: il servizio di difesa giuridica garantito ai cittadini meno abbienti, in ottemperanza all’articolo 24 della Costituzione. In particolare, ha messo in evidenza le notevoli differenze di retribuzione, pari al 50% per i procedimenti penali e ai ⅔ per quelli civili, tra normali avvocati e quanti sono iscritti alle liste del patrocinio a spese dello stato, nonostante gli stessi doveri e gli obblighi disciplinari. Una questione molto seria, come testimonia il caso di Lecce, dove ben cento avvocati hanno minacciato di cancellarsi dalle apposite liste qualora non dovessero essere applicate modifiche alla normativa vigente, che non si esprime nemmeno sui lunghi tempi di liquidazione dei compensi. L’avvocatessa ha, dunque, riportato la proposta di legge che interviene in questa materia, ribadendo la funzione sociale dell’avvocato, il cui riconoscimento è testimonianza della vitalità della democrazia liberale.

L’avv. Gabriella Panaro ha messo a fuoco i rapporti tra colleghi secondo il codice deontologico forense: ai fini della tutela delle prerogative dell’avvocato, quali autonomia e indipendenza, nonché della difesa del suo assistito, si rivela necessario regolare i rapporti di colleganza e sanzionare i numerosi casi di infrazione delle norme etiche. A questo aspetto sono destinati due articoli del codice deontologico: l’art. 42, che vieta di esprimere atteggiamenti denigratori verso un proprio collega, e l’art. 45, che riguarda gli atteggiamenti da tenere in caso di subentro di un collega nell’assistenza del cliente. Nonostante la normativa vigente, sono ancora molto frequenti i casi in cui la cassazione respinge accuse mosse contro chi ha realmente commesso infrazioni perché il concetto espresso nella legge resta molto vago.

“Anima persa”, tela di Cecilia Mangini

A concludere la conversazione l’avv. Antonio Benegiamo, cui è stato affidato un focus sul conflitto d’interessi. Con grande precisione, il legale ha tracciato un quadro completo, partendo dall’emotività dell’avvocato, che deve saper governare le proprie passioni e valutare in maniera fondata se l’accoglimento dell’istanza del cliente possa nuocere all’assistito, a sé stesso, alla propria mansione o al rapporto tra colleghi. Benegiamo ha illustrato il grande passo avanti nella legislazione in materia di conflitto d’interesse, introdotto dalla teorizzazione del conflitto potenziale, non determinato, con l’emendamento del 2014 all’art. 68 del codice deontologico. “E’ sufficiente il rischio di un serio conflitto – ha spiegato l’avv. Benegiamo – per dar luogo a un conflitto d’interessi. Fondamentale è garantire l’imparzialità dell’avvocato è il rapporto di colleganza tra soci”.

La conoscenza del diritto si riconferma un utile antidoto alle derive autoritarie e antidemocratiche che le più recenti inchieste hanno messo in evidenza, tra casi di corruzione internazionale e crisi diplomatiche varie, ed è ancora più stimolante vedere le nozioni giuridiche indossare gli abiti di arti e mestieri, i più vari, perché dimostra come il diritto sia in grado di uscire dalle mura dei tribunali, degli studi professionali e delle università e possa vedere rappresentata la sua azione a favore dell’uomo nelle modalità espressive più diverse. Non ci resta che attendere il prossimo appuntamento con il vernissage giuridico per scoprire quali altre relazioni sia in grado di intessere la giurisprudenza con le numerose realtà del nostro vivere quotidiano.

Nella foto in alto, gli avvocati Gabriella Panaro, Romina Centrone, Nuccia Capriglione, Serena Triggiani, Antonio Benegiamo