La legge è più giusta se lo dice Salvini

Il ministro dell'Interno da campione della disobbedienza a guardiano della norma, contro i sindaci che si oppongono al decreto sicurezza

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Dario Nardella, Luigi De Magistris, Nicola Zingaretti, Federico Pizzarotti, Beppe Sala, oltre a Mimmo Lucano e ai sindaci di Pescara, Fiumicino e Reggio Calabria. La disobbedienza nei confronti del decreto sicurezza si va allargando, e in queste ore si è estesa alle regioni: dopo la Toscana, anche l’Emilia Romagna, mentre Sergio Chiamparino, presidente del Piemonte, ha annunciato che sta valutando “se esistono i fondamenti giuridici per un ricorso alla Corte Costituzionale. Se ci sono le condizioni giuridiche, non perderemo tempo”.

Questa ondata di disobbedienza arriva in un momento cruciale. Il decreto è, sotto molti aspetti (sostenuti, tra l’altro, da illustri giuristi, tra cui, nelle scorse ore, Luigi Ferrajoli), lesivo dei diritti fondamentali delle persone. Per questo potrebbero esserci gli estremi per porre la questione dell’illegittimità di fronte alla Corte Costituzionale. Secondo Ferrajoli, “è indubbio che il decreto cosiddetto «sicurezza», sopprimendo il permesso di soggiorno per motivi umanitari, ha trasformato decine di migliaia di migranti in clandestini irregolari, privandoli di fatto delle garanzie dei loro diritti fondamentali, a cominciare dai diritti alla salute e all’istruzione”.

L’approvazione del decreto avviene in concomitanza con una serie di scelte politiche che hanno del disumano. Le navi ong “Sea Watch” e “Sea Eye” sono in attesa di un porto che le accolga da oltre due settimane. Molti giorni sono stati trascorsi in balia del mare in tempesta, con i migranti malnutriti e a rischio ipotermia, con temperature attorno allo zero. Nonostante l’invito quasi caritatevole di Di Maio ad aiutare almeno donne e bambini – evidentemente persino nel suo movimento qualcuno comincia a presentare qualche segno di perplessità – Salvini non sembra essere disposto a fare passi indietro.

La litania è sempre la stessa: fare la voce grossa con l’Europa, con i poteri forti e con chi ha sacrificato i diritti del popolo italiano a favore degli interessi delle banche, ecc… Il disco sembra essersi rotto. Intanto, però, dopo aver ceduto ai “poteri forti” europei sulla quasi totalità della manovra finanziaria (con il deficit fatto rientrare, tra l’altro, dal 2,4 al 2,04) a pagare questo braccio di ferro tutto propagandistico e inconsistente sono, ancora una volta, i migranti. Sì, perché cambiare l’Europa non significa ritagliarsi il proprio orticello impermeabile al mondo e agli altri.

Questo è, in realtà, solo uno slogan che non fa i conti con il carattere trans-nazionale del mercato: in questo scenario, come abbiamo sostenuto di recente (https://www.primopiano.info/2018/12/19/dalla-manovra-del-cambiamento-al-cambiamento-della-manovra/), è necessario immaginare nuove istituzioni politiche che sfuggano al perimetro dello stato nazione e che assumano l’Europa come terreno di conflitto e di sfida per affermare diritti e democrazia.

L’intento di questo governo sembra ben altro. Le azioni messe in campo hanno il carattere della propaganda giocata sulla vita delle persone, al di là di qualsiasi intento concreto. Le politiche di Salvini e alleati stanno segnando uno spartiacque decisivo. E lui, che il diritto alla disobbedienza lo ha sostenuto in svariate occasioni (dai primi motti sulla disobbedienza della Lega, in vista dell’indipendenza, alla disobbedienza dei sindaci nei confronti delle unioni civili) adesso esclama: “Chi aiuta i clandestini odia gli Italiani, ne risponderà davanti alla Legge e alla Storia. Io non mollo”.

Insomma gli “italiani” corrispondono, nell’immaginario di Salvini, alla cerchia dei propri sostenitori: il “popolo italiano” è quello che non disobbedisce alla legge quando lo dice lui, mentre disobbedisce quando il capo chiama tutti all’adunata. È una concezione familiare della sovranità, che abbiamo avuto modo di sperimentare, in Italia, nel recente passato. Anche l’assonanza di frasi, modi e toni dovrebbe essere un campanello d’allarme.

Per fortuna sono in tanti, in queste ore, a rifiutare questa equazione ridicola e strumentale, per cui la legge coincide necessariamente con la giustizia. E c’è chi preferisce rischiare, pur di salvare l’umanità non solo nel migrante o nel poveraccio, ma in ognuno di noi. Perché in queste ore siamo tutti chiamati a prendere una posizione: non ci sono vie di mezzo, e le scuse, nel corso della storia, non hanno mai assolto nessuno