Un elogio alla bellezza tra castelli e musei di Puglia

Si è svolto al colonnato del Palazzo dell'ex Provincia di Bari il vernissage della collettiva, nella quale espongono Luigi Basile e Cataldo Mastrorilli, oltre al bitontino Enzo Morelli

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Un “elogio alla bellezza” è il fil rouge della collettiva di Enzo Morelli, Luigi Basile e Cataldo Mastrorilli, mostra itinerante tra castelli e musei di Puglia, dedicata alla memoria del giornalista Michele Campione e organizzata dall’associazione Porta d’Oriente, con la presidente Concetta Fazio Bonina.

Prima tappa della rassegna, il suggestivo colonnato della Provincia di Bari, dove si è svolto il vernissage.

Nella foto, con il pittore Enzo Morelli e Concetta Fazio Bonino, le figlie di Michele Campione e alcune socie dell’associazione Porta d’Oriente

La bellezza, dunque, il filo conduttore della collettiva: bellezza intesa come incanto, tentazione, carezza sublime, sollievo e tempesta.

I tre artisti si sono confrontati con il tema, realizzando opere dallo stile e dalla poetica differenti, pur seguendo un comune sentire.

Le composizioni di Mastrorilli racchiudono un delicato senso di sospensione, con un plasticismo classicheggiante che accorpa, penetra, diluisce un fondo sempre informale, da cui tutto sorge e a cui tutto ritorna.

Alle asprezze dei contorni si combina la dolcezza del vento che danza tra le fessure, turba i fiori abbarbicati, filtra nella trama dei tessuti. L’abbandono apparente è ingentilito dal tocco forte, con l’intersezione dei piani che crea euritmia cromatica e intrecci estetici in bilico tra figurazione e utopia. Un carattere ricercato, con echi cubisti che non scompongono ma narrano la serenità e le attitudini di un tempo atavico, ricostruito attraverso contorni diluiti, pretesti per azzardi tonali, con dettagli in primo piano indagati per puro godimento estetico.

Una presenza sinuosa e leggera la donna di Basile, colta nei suoi attimi di solitudine, meditazione, abbandono passionale. La donna è desiderio, adolescente idealista, compagna di vita o sfuggente presenza. Come ambizione archetipica, l’immagine è spesso sdoppiata, traslata in estensioni disgiunte, atemporali e siderali, con il colore che ha un ruolo notevole nei rimandi concettuali e formali.

Innesti sorprendenti quelli proposti da Morelli, abbagliato dall’imprevedibile intreccio-identificazione tra uomo e natura, vuoto e palpito vitale, da quei rimandi sommessi che non ti aspetti. Storia e poesia si ricongiungono così, istintivamente, con le tracce del passato che fu già presente e i soffi che ancora spirano e carezzano la pelle. Il punto di vista, spesso ribassato, sostiene tangenze emozionali immediate, nel punto esatto in cui si scopre quell’infinito celato tra le rughe del tempo, che leviga, penetra e intaglia. La trasposizione affettiva dell’immagine carica di vissuto il racconto, tessendo le fila di memorie germogliate e timidamente accennate.

Morelli dipinge il distacco e la rinascita, la fragilità e il vigore, in quella terra dove ogni incontro è traccia, ogni orizzonte è miraggio, il profumo inebria la caligine e il silenzio protegge e ammanta.

Nella foto in alto, da sin. Luigi Basile, Cataldo Mastrorilli, Enzo Morelli, Lucia Anelli e Concetta Fazio Bonina