Le voci di tutto il mondo sul palco del Traetta

Sono oltre cento i giovani cantanti giunti a Bitonto per mettersi alla prova nei concorsi “Caffarelli” e “Tommaso Traetta”, confermando il prestigio internazionale della rassegna e il suo impegno nella promozione dei nuovi talenti della lirica

Ci sono dei momenti, nelle giornate o nelle ore che precedono la finale di un concorso, in cui il Traetta è quasi vuoto. Pochissime e selezionatissime persone si aggirano per i corridoi, mentre i concorrenti si esercitano nei camerini e tendono l’orecchio, in attesa del loro turno. La giuria è raccolta in fondo alla sala, dietro le ultime file, china sui fogli mentre sul palco si esibisce, da sola, una voce che ha attraversato mezzo mondo per arrivare qui. Uno dei privilegi di questo mestiere è poter stare in teatro in questo momento, in second’ordine, e avere la musica tutta per sé. Avvertire le ansie di chi si sta per salire sul palco, notare lo strano tremolio della mano destra, la commozione al termine del brano. Se c’è un lavoro più bello di quello del giornalista, in questi momenti, fatico a immaginarlo.

Nei corridoi, tra un’audizione e l’altra, scambio qualche parola con i concorrenti che hanno appena finito di cantare. Artisti diversissimi tra loro, provenienti da ogni parte del mondo. Dal Canada alla Corea del Sud, dalla Grecia al Sud America, tutti e tutte col sogno di potersi ritrovare su questo magico palco e ottenere l’assenso della commissione. Alcuni, appena sentono che vorrei fare un’intervista, si affrettano a tornare nei camerini; altri mi raccontano le loro vite. L’esperienza del conservatorio in Germania o a Venezia, la difficoltà che hanno riscontrato con l’italiano, i pomeriggi trascorsi a studiare le musiche di Traetta. Qualcuno di questi giovani è appena arrivato in teatro dopo un lungo viaggio e desidera solo stendersi e riposare un po’. Altri vogliono girare Bitonto e si stupiscono di quanto possa essere bella questa cittadina, così lontana da casa loro, dal conservatorio, dagli amici, da tutto quello che conoscono.

Una volta che si sono esibiti, molti di loro escono dal teatro e si immergono nella luce del giorno o del pomeriggio, restando in attesa dei risultati. Il primo verdetto riguarda il Concorso di canto barocco “Caffarelli”. La competizione vuol ricordare proprio Gaetano Majorano, in arte Caffarelli, uno dei più celebri cantanti castrati del Settecento. Nato a Bitonto nel 1710 e figlio di un contadino, aveva sin da bambino espresso il desiderio di diventare un cantante. E, per questa ragione, studiò a Napoli con Nicola Porpora, lo stesso maestro di quello che sarà il suo più celebre rivale, Farinelli. Diversamente da quest’ultimo, che si ritirò dalle scene a soli trentadue anni, Caffarelli continuò a cantare fin oltre i cinquanta, esibendosi nei maggiori teatri d’Europa, da Londra a Vienna, da Parigi a Madrid.

Dei 37 candidati iscritti, solo 14 raggiungono la finale. E siamo alla serata di gala, quando il pubblico gremisce il teatro in ogni ordine e grado, e i giovani cantanti sfilano sul palco, accompagnati al pianoforte dal maestro Ettore Papadia. A vincere è la soprano georgiana Nino Jachvadze, seguita dalla soprano Anna Vigori e dalla mezzosoprano Valeria Girardello. Il Premio Speciale “Tommaso Traetta”, assegnato ex aequo, va ai soprani Maria Tortorelli e Anna Vigori, mentre il Premio del Pubblico è assegnato al controtenore cinese Wenbo Shuai. Inoltre, Maria Tortorelli ottiene l’ammissione ai corsi dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” di Martina Franca, mentre ad Anna Vigori e Margherita Scaramuzzino è offerta la straordinaria opportunità di un’incisione discografica con l’orchestra di Vienna. Al contralto Antonia Fino va invece la scrittura per l’edizione 2027 del Traetta Opera Festival.

A giudicare i finalisti è una commissione di tutto rispetto, presieduta da Vito Clemente, direttore artistico dell’Orchestra Metropolitana di Bari, Cornelia Blanche, Pasqual Cabanes, Giamaria Fantato Pontini, Gennaro Carrieri e Maurizio Pellegrini, segretario del Traetta Opera Festival.

Due sere dopo, il Traetta ospita la finale della XII edizione del Concorso internazionale di canto lirico “Tommaso Traetta”, in onore del compositore bitontino protagonista, nel Settecento, di una stagione di profondo rinnovamento del melodramma. I numeri, questa volta, sono ancora più imponenti, contando ben 95 concorrenti da 23 paesi, dall’Italia al Giappone, dalla Corea all’Albania, dal Cile alla Georgia, un vero atlante geografico della lirica di domani.

A trionfare è il baritono sudcoreano Yoonho Jeong, ventotto anni, per qualità vocali e interpretative che hanno convinto la giuria fin dalle prime battute. Il secondo premio va al soprano ucraino Evelina Liubonko, trent’anni, che si aggiudica anche il Premio del pubblico, segno che la sua voce ha conquistato non solo la commissione, ma l’intera sala. Ancora la Corea del Sud sul podio con il terzo premio, per il soprano Suji Kwon, ventinove anni. Il Premio speciale “Tommaso Traetta” è stato assegnato ex aequo al soprano giapponese Futaeda Yui e al mezzosoprano Valeria Girardello, già vincitrice, pochi giorni prima, del Concorso Caffarelli.

A valutare i concorrenti, una giuria presieduta ancora una volta da Vito Clemente, dal direttore d’orchestra Maurizio Colasanti, Juan José Navarro Hernandez dell’Universidad de Almería, Barbara Andreini della Fondazione Renata Tebaldi di San Marino e Maurizio Pellegrini. Anche in questa occasione il maestro Ettore Papadia accompagna al pianoforte i concorrenti lungo tutte le fasi della competizione.

Restano, di queste giornate, le voci ascoltate in un teatro semivuoto nella mattina e da uno gremito la sera, i pochi minuti rubati ai concorrenti più timidi nei corridoi e fuori dal teatro, nel sole del pomeriggio, e la sensazione, che ogni volta si rinnova, che il valore di un festival come questo non risieda soltanto nei nomi dei vincitori, ma anche nelle storie di chi, per arrivare fin qui, ha attraversato le regioni italiane o addirittura i continenti, con una sola valigia e una voce da mettere alla prova.

Bitonto, per alcuni giorni, è il luogo dove le emozioni, le speranze, i sogni di persone diversissime tra loro si sono intrecciati. Dove voci straordinarie, frutto di talento e di tantissimo studio, si sono incontrate. Dove è cambiata la sorte di molti straordinari cantanti, che intendono vivere di musica per tutta la vita. Questo festival ha compiuto una magia, consentendo a persone così diverse, provenienti da così lontano, di illuminare il palco dedicato a Traetta. E chissà quanti giovani artisti sono stati protetti e spinti al successo da un nume tutelare tanto importante come quello del nostro compositore.