Vi sono eventi che cambiano, inevitabilmente, la vita delle persone. O che, comunque, hanno il merito di modificare la percezione di quello che hanno intorno. Sono epifanici, in un certo senso, ed è difficile che, guardandosi indietro, non risultino vere e proprie svolte nelle nostre vite. C’è stata una mattina, in particolar modo, che ricordo bene. Ero al liceo, dovevo avere quindici o sedici anni, e mi aggiravo per le viuzze del centro storico di Bitonto con il vocabolario di greco in mano. E, a un tratto, nei pressi della Chiesa di San Domenico, mi sembrò di sentire una melodia proveniente da un balcone lì vicino.
In strada non c’era nessuno, se non una signora di una certa età, che stava rientrando in casa con un secchio pieno d’acqua. Si era fermata sulla soglia per qualche secondo e, poi, si era lasciata quella pesante porta alle spalle. Da una finestra proveniva una musica struggente, infelice. Poi, quasi a non volerla lasciar da sola quella melodia, si era aggiunta la voce di una donna, acuta, impossibile da dimenticare. Fu così che incontrai Puccini e la sua Madama Butterfly, e da lì cominciò il mio viaggio alla scoperta di un universo vasto e meraviglioso, che ha infiammato e fatto sognare tanti melomani e tanti musicisti.

Ci ripensavo sabato sera, mentre assistevo al favoloso concerto di un giovanissimo e talentuoso pianista. Pensavo che quella musica, che così sapientemente riproduceva al pianoforte, aveva attraversato i palchi e le corti, i teatri e le sale da concerto di tutta Europa. Le pagine di Franz Schubert, di Fryderyk Chopin, di Robert Schumann e di Enrique Granados avevano il potere di riportare il tempo indietro e di fermarlo per poche ore. A quante persone quel febbrile gioco di note avrà cambiato la vita? Raffaele D’Angelo, che si è esibito sul palco del Traetta Opera Festival con il cocerto Sogno per il ciclo Ri-Lettura, è considerato uno dei migliori pianisti della sua generazione.
Classe ’99, si è laureato con lode e menzione al Conservatorio Gesualdo da Venosa di Potenza, si è perfezionato all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola con maestri come Ingrid Fliter e Alessandro Taverna, e ha conseguito la laurea magistrale in Musicologia. Ha suonato in sale prestigiose come la Berliner Philharmonie, il Mozarteum, l’Auditorio Nacional di Madrid e il Rudolfinum, collaborando con direttori e solisti di fama internazionale. Nonostante la giovane età, è presidente e direttore artistico della Società dei Concerti della Basilicata.

Sul palco del Traetta il pubblico ha potuto ammirare il sensazionale talento di D’Angelo, insieme al rigore e alla disciplina. Erano evidenti dalla postura, dalla tensione delle dita; si notavano nel piede che, meticoloso, saliva e scendeva sui pedali. E lo stesso discorso vale per i ragazzi del Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari che hanno dato prova del loro talento ieri mattina, su quello stessopalco. Esempio lampante di quanta passione e di quanti sacrifici occorrano per diventare eccellenti.
Lo scriveva perfino Schubert nei suoi diari, che le sue opere erano frutto della conoscenza della musica e del dolore, in un’esistenza segnata dalla malattia, dalla solitudine, dalle difficoltà economiche. Quando si parla di arte, bisogna sempre fare i conti con questa dura realtà. Noi spettatori siamo fortunati. Compriamo un biglietto, ci sistemiamo in poltrona e di quello che significa fare musica poco ci interessa. Chiediamo solo di emozionarci su quelle note; di dare un senso più profondo alla nostra esperienza intellettuale e umana.

La XXI edizione del Traetta Opera Festival ha il merito di farci riscoprire non solo una nostra eccellenza, un compositore che ha portato il nome di Bitonto in giro per l’Europa e perfino nella remota Russia, ma anche quei fenomeni come D’Angelo che, nonostante la giovane età, hanno già mietuto significativi successi nel mondo della musica classica. Quegli indomabili talenti che, nella loro splendente carriera, daranno lustro alla nostra terra.
Ad aprire l’esibizione dei giovani del conservatorio è stato Cristian De Martino, giovane pianista pugliese originario di Gravina in Puglia, vincitore del Concorso Pianistico Nazionale “Vincenzo Scaramuzza”. Ha scelto due mondi lontanissimi: le fughe di Johann Sebastian Bach, dove la mano deve far cantare più voci indipendenti come se fossero strumenti diversi, e la Sonata n. 7 di Sergej Prokof’ev. Composta tra il 1939 e il 1942, è la seconda delle tre cosiddette “Sonate di guerra” (con la n. 6 e la n. 8) e uno degli esempi più drammatici e tecnicamente formidabili della letteratura pianistica del Novecento. Passare dall’architettura limpida di Bach alla violenza percussiva di Prokof’ev richiede una maturità che non ci si aspetterebbe da un musicista così giovane.

Dopo di lui Giulia Falzarano, nata a Napoli nel 2005. Ha iniziato lo studio del pianoforte da bambina con la madre, Anna Izzo, e a cinque anni ha vinto il suo primo concorso internazionale. Oggi si perfeziona sempre al Conservatorio Piccinni con Pasquale Iannone e ha già suonato con orchestra sotto la direzione artistica di Beatrice Rana. Ha proposto la Sonata n. 2 op. 35 in si bemolle minore di Fryderyk Chopin, quella con la celebre marcia funebre, che chiede al pianista di attraversare il dolore e di chiudere con un finale sussurrato, quasi spettrale. A questa ha accostato L’isle joyeuse di Claude Debussy: luce, colore, pura gioia del suono. Il contrasto tra i due spartiti è stato la prova più chiara della sua bravura.
Sul fronte dei fiati, altri due allievi del conservatorio barese: il trombonista Angelo Tiziano Buonpensiere, accompagnato al pianoforte da Rebecca Maria Brindicci, ha portato un repertorio che raramente si ascolta. Il Concertino di Ernst Sachse è un classico ottocentesco per trombone, che ne mette in luce il lato lirico e cantabile, lontano dallo stereotipo dello strumento “da banda”. Il Concerto n. 5 di Vladislav Blazevič, compositore russo e trombonista egli stesso, è una pagina virtuosistica e appassionata. In chiusura la Fantastic Polka di Arthur Pryor, già solista nella banda di Sousa, ha regalato un finale brillante e sorridente.

Il festival guarda ai giovani anche attraverso i suoi due premi internazionali. Il Concorso di Canto Barocco “Caffarelli”, dedicato ai cantanti fino a 38 anni, in programma oggi e domani, intitolato al celebre castrato bitontino Gaetano Majorano, e il Concorso di Canto Lirico “Tommaso Traetta” con i vincitori che che saranno proclamati il primo ottobre e che prevede un premio speciale con la possibilità di una scrittura nella prossima edizione del festival. Due appuntamenti per ricordarci che il talento, oltre che ascoltato, va coltivato e adeguatamente premiato. Perché la bellezza è in grado di cambiarci la vita.
Nella foto in alto, il pianista Raffaele D’Angelo





