Accediamo a ogni informazione in tempo reale. Quando dalla superficie, che non sempre è superficialità, passiamo alla riflessione interiore, precipitiamo nella preoccupazione del poco tempo disponibile e della noia grigia delle righe scritte. Ringrazio la redazione di Primo piano per lo spazio che, in passato e ancora oggi, offre per l’approfondimento.
Nella faticosa, vagabonda e felice vita professionale, ho assunto qualunque incarico con il passo pesante, con il senso profondo del servizio e della disciplina. Ancor più, da un mese, come assessora del Comune di Bitonto ai Servizi sociali e integrazione socio-sanitaria, alla Legalità e ai Diritti civili. Ho sperimentato come la sovraesposizione e la visibilità tendono a normalizzare l’omologazione del pensiero e a neutralizzare il processo critico. I linguaggi e il linguaggio del corpo diventano sostanza e accompagnano la trasformazione culturale. Il patriarcato, consolidato in ogni persona, con le sue abitudini, obsolete e prepotenti, pare immarcescibile e contamina ogni genere, ogni età e ruolo. Diviene indispensabile l’esercizio del pensiero opposto, laterale, più che oppositivo e sfidante.

L’impegno è apprendere a fare la differenza, senza ingaggiare contese in territori noti, aprendo, invece, a nuove possibilità e a nuove pratiche di relazione. Promuovere invece di reagire, educare Alla persona®, invece di allontanare, farci attraversare, nel ragionamento e nella carne, dal disturbo di prospettive inattese e invisibili.
La rinascita è rinascita collettiva, non si riduce soltanto alla testimonianza ostinata di una sola persona. L’informazione e la formazione sono gli esercizi fondamentali della democrazia. L’agire politico a favore del benessere prevede la categoria della collettività: la forza è utile insieme alle altre e agli altri. Sono numerosi, separati e trasversali, i livelli degli interventi intorno alle persone: politico, sociale, economico, psicologico. Per scelta professionale, mantengo la luce accesa a livello psicologico.
La convinzione nel bene comune prevede la partecipazione di persone risolte psicologicamente. Voglio dire, persone che, in ordine, siano capaci di sentire i sentimenti, di attivare il pensiero, di condividere, di decidere le azioni adeguate, di rideciderle. E di goderne e festeggiare assieme. L’uguaglianza dei diritti, però, non significa che tutte le opinioni e le visioni sull’essere umano abbiano lo stesso spessore di argomentazione e lo stesso valore.

Il dialogo, l’azione formativa, la scrittura, ritenute attività marginali rispetto all’azione immediata, contribuiscono alla costruzione di un senso. È di senso, soprattutto, che abbiamo necessità. L’approfondimento apre nuove categorie, incontra diversi livelli di letture, cambia la domanda, interrompe la risposta attesa dai dispositivi e dalle logiche di mercato. L’approfondimento modifica la prospettiva del tempo, dello spazio, del linguaggio e crea territori mentali di intese alternative. La trasformazione, il cambiamento del copione personale e collettivo, sono possibili quando accogliamo l’incomprensione, la resistenza psicologica, il corto circuito fastidioso.
Manteniamo lo scarto, il conflitto, la restanza come variabili preziose, a sospettare della condivisione e dell’accettazione immediata di un pensiero. Oltre lo schieramento scontato e l’iperproduzione di contenuti, oltre le notizie bruciate frettolosamente, è possibile praticare il processo sano, dal Sentire, al Pensare, all’Agire. Il movimento collettivo è fondamentale e coinvolge tutta la società, al fine di distrarci dalle idee fisse, dai vecchi metodi, dalla tradizione del pensiero ossessivo compulsivo che gira intorno alla riproposizione dell’uguale.

I due verbi, argomentare e problematizzare, richiamano la buona prassi di utilizzare assieme, non l’uno senza l’altro, il pensiero critico, complesso, astratto. Il ragionamento personale nel gruppo è gratuito e, al contempo, ha un valore enorme. E propone una configurazione concava e trasversale della comunità. Siamo eletti e condannati alla relazione, elette e condannate a vivere la noità e a nutrire con la pratica del noi l’identità sopravvivente dell’io.
Una postura politica che, attraverso un affinato lavoro psicologico individuale e gruppale, risolva alle origini lo schieramento dei sudditi che fanno domande e accampano pretese contro lo schieramento dei governanti che devono dare risposte e risoluzioni immediate, pena lo sbeffeggio immediato sui social. Oltre il tempo-orologio, il tempo, cioè, della partita di calcio, dell’emergenza che deve finire, del clic per l’invio del progetto, della selezione che scade, esiste il tempo-mèta, il tempo della partita a scacchi, della riflessione che può durare tutta la vita. Il lavoro invisibile e faticoso della semina consegna ogni professionista, in ogni settore, a governare la propria frustrazione: i risultati, infatti, non sono immediatamente visibili.

La diversità può diventare un sistema, come una categoria imprescindibile della stessa vita sociale. Modificare il proprio copione, con il lavoro di autocoscienza, può produrre un nuovo modo di abitare il mondo, può inaugurare una nuova società in cui abitiamo comodi tutte/i: è il lavoro oscuro di sovvertire le distorsioni cognitive, i linguaggi, i luoghi e gli spazi del dominio, trasformando la sostanza culturale.
Il pensiero politico offre la possibilità di superare proprio la distanza fra la teoria e la pratica, coniuga la realtà e il desiderio, non si accontenta di raggiungere gli obiettivi, cioè, cosa e come fare, ma costruisce un fine ultimo, il télos, si pone la domanda: che senso ha, a breve, medio, lungo termine?

È il cammino non di una persona soltanto, ma di persone consapevoli, non solo compiacenti. Altrimenti, l’altro, brutto, ignorante, cattivo, disobbediente, difettato, sta sempre dall’altra parte e possiamo tranquillamente proiettare su di lui l’angoscia di morte interiore. L’aiuto al diverso, spesso, può diventare un’altra struttura di potere culturale se i corpi, le menti, le anime fuori dagli schemi considerati normali vengono sottomessi al meccanismo di riduzione, meno spazi, meno tempo, meno presenza, meno parola, più tolleranza occasionale e ipocrita.
Gli incontri informativi e formativi, lo studio sistematico, la ricerca ampia, non si esauriscono e richiedono un nuovo stile di partecipazione, oltre la notizia e il fatto che invecchiano e bruciano velocemente. Auguriamoci buon lavoro.





