In una società dilaniata dai conflitti, attraversata dalla violenza e da un materialismo che sembra divorare ogni slancio spirituale, l’umanità appare sempre più smarrita, incapace di riconoscere i valori essenziali. Eppure, tra coloro che ancora credono nella speranza e nella bellezza, riaffiora come una luce nella nebbia una frase che risuona profetica: «Gli uomini non guardano il cielo». È il titolo del film di Umberto Scarpelli dedicato alla vita di San Pio X, ma è anche un monito che attraversa il tempo.

Quella frase racchiude il senso di un’epoca – le soglie della Prima guerra mondiale – in cui il pontefice visse e operò, cercando di restituire all’uomo la capacità di elevarsi oltre le contingenze del presente. Oggi, come allora, il mondo è lacerato da tensioni politiche, conflitti e divisioni che sembrano soffocare il desiderio di pace, di bellezza e di speranza. Guardare il cielo, oggi come ieri, significa ritrovare un orientamento interiore.
Lo spirito pastorale e la profonda religiosità di Pio X lo portarono a riflettere sul rapporto tra arte, musica e liturgia. Con il motu proprio Tra le sollecitudini, promulgato il 22 novembre 1903, il pontefice definì la musica sacra come parte integrante della liturgia solenne, promuovendo il canto gregoriano e la polifonia palestriniana in contrapposizione allo stile operistico allora dominante. Tre erano le qualità imprescindibili: santità, bontà delle forme e universalità. Tre parole che non descrivono solo un’estetica, ma una visione: la musica come via per elevare l’anima e restituire bellezza al culto.

È proprio da queste tre parole che ha preso forma il concerto di musica sacra ospitato nella suggestiva cornice della chiesa di San Leone Magno a Bitonto, impreziosita dagli affreschi dell’abside. Una Via Crucis musicale composta da padre Serafino Marinosci sui versi di Pietro Metastasio, interpretata dal tenore Sebastiano Giotta, dal baritono Gianluca Borreggine e dall’organista Pierluigi Mazzoni. Un appuntamento che, alla vigilia della Pasqua, ha offerto ai fedeli un tempo di meditazione intensa e di profonda preghiera.
Le quattordici stazioni hanno scandito il cammino di Cristo verso il Calvario. A ciascuna è seguita la lettura del passo evangelico e una meditazione, affidate alle voci alternate di Nunzia Mastronicola e Fabio Agostinacchio. Le parole si sono intrecciate alle note evocative dell’organo, capaci di sottolineare la drammaticità delle ultime ore del Signore e di trasformare ogni stazione in un momento di ascolto interiore. La musica, con le sue variazioni di tono e di colore, ha saputo tradurre in suono le sofferenze di Cristo, invitando i presenti a vivere ogni passo del cammino con partecipazione profonda. Le melodie, ora solenni ora inquietanti, hanno evocato emozioni intime, rendendo percepibile la funzione meditativa della composizione.

Questa singolare Via Crucis ha espresso tutto il dolore, il sacrificio e la speranza che attraversano non solo la Passione, ma anche la vita di ciascuno. È questo che la serata ha donato: prospettiva, ascolto e bellezza, capaci di toccare ogni fedele, indipendentemente dalla sensibilità personale. Uscendo dalla chiesa, con quelle note ancora vive nel cuore, ognuno ha portato con sé un invito silenzioso: tornare a guardare il cielo. Anche in un tempo particolarmente difficile e incerto, come quello in cui viviamo, la bellezza della fede continua a indicare una direzione, a rischiarare nuovi orizzonti di speranza.





