Le elezioni, che coinvolgono tre milioni e mezzo di cittadini in Puglia, rappresentano un passaggio politico cruciale, non tanto per il risultato che appare scontato, al netto di improvvisi e imprevedibili capovolgimenti dell’ultima ora: i sondaggi, dai primi ai più recenti, danno infatti la coalizione che fa capo a Decaro (centrosinistra) al doppio dei consensi rispetto a quella capitanata da Lobuono (centrodestra). Quanto, piuttosto, per la capacità che avrà il cavallo dato per vincente (Antonio Decaro), nella corsa alla presidenza della Regione, di portare il maggior numero numero di cittadini alle urne.
Ancor più che in passato, il centrosinistra giunge a questa competizione con un candidato che incarna, in maniera del tutto palese, un profondo radicamento territoriale. Ex sindaco di Bari e figura di spicco in tutta la regione (oltre che nel paese ed oltre, come presidente dell’Anci e parlamentare europeo, presidente della commissione ambiente a Strasburgo), Antonio Decaro guida una coalizione molto ampia, un “campo largo” formato da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Verdi-Sinistra e diverse liste civiche. In continuità, almeno nelle intenzioni, con la formula vincente del 2020, quando Michele Emiliano riuscì a prevalere con il 46,8% dei voti, superando il centrodestra di Raffaele Fitto fermo al 38,9%. Forte di un consenso personale radicato soprattutto nell’area metropolitana di Bari, Emiliano riuscì ad attrarre voti in ambiti trasversali, confermando quella tradizione di compattezza che in Puglia caratterizza l’elettorato di centrosinistra. È proprio questo livello di riconoscibilità e radicamento che Decaro deve ora confermare e superare per consolidare la propria leadership.

Il quadro del centrodestra mostra una certa nebulosità che ricorda le fragilità già viste nelle elezioni precedenti. Nel 2020 la coalizione schierò Raffaele Fitto, ex presidente della Regione, ottenendo un risultato significativo ma ben al di sotto della coalizione rivale. Oggi la scelta di Luigi Lobuono, imprenditore barese dalla forte impostazione civica, rappresenta un tentativo di cambiamento rispetto a figure politiche più tradizionali. La coalizione che lo sostiene riunisce Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e altre sigle minori, ma non appare come un profilo capace di competere con l’ampio consenso personale che i candidati del centrosinistra hanno saputo costruire, grazie anche ad una così lunga stagione di governo del parlamento regionale, dalla giunta Vendola nel 2005 sino ai giorni nostri con Emiliano.
Il confronto con il 2020 è particolarmente utile per interpretare il peso dell’area metropolitana di Bari. All’epoca, Bari e la sua provincia furono decisive nel consolidare il vantaggio di Emiliano: il centrosinistra ottenne proprio qui uno dei risultati più ampi rispetto al resto della regione. Oggi la situazione sembra ancora più favorevole: la candidatura di Decaro è, infatti, strettamente legata all’immagine dell’amministrazione barese, percepita come efficace, moderna e ben radicata nel territorio. L’area metropolitana rappresenta un bacino elettorale determinante e difficilmente contendibile per il centrodestra, nonostante la scelta di un candidato, anch’egli espressione di quest’area e, comunque, preceduto da una larga popolarità.
Tutte le previsioni indicano uno scenario postelettorale destinato a segnare una continuità con le elezioni precedenti, ma con margini persino più marcati rispetto al 2020. I sondaggi accreditano alla coalizione capeggiata da Decaro una percentuale di voti tra il 60 e 64%, mentre il centrodestra oscillerebbe attorno al 33-38%. Risultati di questa portata rifletterebbero non solo un vantaggio politico, ma anche la forza personale del candidato, che appare più trasversale rispetto ai suoi predecessori.

La vera incognita riguarda l’affluenza: un dato che, tuttavia, tende a premiare i blocchi politici con un elettorato più fidelizzato, come appunto quello del centrosinistra pugliese. Guardando alle ultime tornate elettorali, si nota come proprio la partecipazione al voto sia progressivamente calata, accentuando il peso delle aree urbanizzate e dei loro nuclei più mobilitati. Bari e i comuni vicini, anche in questa competizione, sembrano orientati a confermare la tendenza già emersa nel 2015 e nel 2020: il candidato percepito come più vicino al territorio, più riconoscibile e più presente ottiene un vantaggio decisivo. In questo senso, la Terra di Bari – come si direbbe con espressione d’altri tempi – appare oggi non solo una roccaforte del centrosinistra, ma anche il motore di una possibile vittoria larga.
Negli ultimi vent’anni la Puglia ha rappresentato un laboratorio politico particolare, capace di offrire al centrosinistra una continuità che altrove è spesso mancata. Nel 2020 Michele Emiliano riuscì a confermare la sua leadership superando nettamente Raffaele Fitto. Fu una vittoria significativa, maturata in un contesto nazionale sfavorevole, e resa possibile soprattutto dalla grande popolarità del presidente uscente e ad una miriade di liste civiche a sostegno. Per quanto i 5 Stelle non fossero nella cordata. Emiliano incarnava un modello di resistenza: la capacità di difendere la roccaforte pugliese anche quando il vento politico soffiava contro.
Decaro guida una coalizione ancora più ampia, della quale fa parte anche il Movimento 5 Stelle, Verdi-Sinistra e numerose liste civiche. Con i sondaggi che gli accreditano un vantaggio ben oltre la soglia raggiunta da Emiliano. Ma torniamo al tema dell’affluenza alle urne.

Nelle ultime tornate regionali la partecipazione in Puglia è progressivamente calata, passando dal 61% del 2015 al 56% del 2020. Una tendenza che rischia di ridurre la legittimazione politica dei vincitori. Per Decaro, dunque, sarà fondamentale portare più cittadini alle urne, mobilitare un elettorato che negli ultimi anni ha mostrato evidenti segni di disaffezione. Una vittoria larga, accompagnata da un’affluenza significativa avrebbe un valore doppio: consoliderebbe la supremazia del centrosinistra in Puglia e rafforzerebbe la sua voce nel ghota del PD, dimostrando che il “modello pugliese” non è solo un’idea di coalizione, ma anche di partecipazione popolare.
Se il “modello Emiliano” fu soprattutto una vittoria di radicamento locale, utile a consolidare la tenuta del centrosinistra in Puglia, il “modello Decaro”, se confermato dalle urne e sostenuto da una mobilitazione più ampia, può diventare invece un punto di forza nazionale. In un partito spesso diviso tra correnti, Decaro potrebbe rivendicare la sua esperienza come paradigma da replicare altrove. Ma sopratuto significherebbe mettere una solida ipoteca sul futuro del partito.
Sino ad oggi Decaro ha smentito una sua candidatura alla segreteria del PD, ribadendo che la segretaria è Elly Schlein e che “il suo mandato deve essere portato avanti”. Ma in politica mai dire mai è più che un mantra. Basti pensare ai rinnovati dinieghi, rispetto all’ipotesi di una candidatura alla presidenza della Regione Puglia, scioltisi come neve al sole quando Decaro, ancora in forza al parlamento europeo, ha avuto la certezza di poter dare le carte nella difficile partita degli accordi e delle nomine, aprendo di fatto la campagna elettorale alla guida del centrosinistra.

Alle Europee del 2024, l’ex sindaco di Bari aveva ottenuto 500.921 preferenze, risultando il candidato più votato del Partito Democratico e uno dei leader più suffragati in assoluto. Questo giacimento di consensi unito alla nuova miniera che l’ex sindaco di Bari si appresta a scavare, come tutti i sondaggi riportano, non potrà rimanere un dato regionale senza alcun riflesso in ambito nazionale. Vista così, la strada verso la segreteria del partito appare meno angusta e più plausibile di quanto si possa credere.
In realtà, davanti al candidato presidente si apre non solo un sentiero, ma forse una vera e propria autostrada. Nel 2027 l’Italia tornerà alle urne e, in un parterre democratico affollato da voci, candidature e autocandidature spesso fragili e poco autorevoli – con la stessa Schlein che negli ultimi tempi sembra perdere slancio – il centrosinistra potrebbe trovare in Decaro la novità più rilevante. Certo, la sfida non sarebbe semplice: Giorgia Meloni e il suo governo continuano a raccogliere un consenso ampio nel paese, rendendo la campagna elettorale un terreno accidentato e competitivo. Ma proprio per questo, la candidatura di Decaro potrebbe rappresentare l’occasione per il centrosinistra di rimettersi in gioco e, chissà, di tornare alla guida del paese.
Uno scenario del genere può apparire, certo, troppo fantasioso, soprattutto se si considerano i contraccolpi che avrebbe inevitabilmente sul governo della Regione Puglia. Ma se i pronostici dovessero rivelarsi corretti e Decaro fosse davvero capace di portare alle urne un numero superlativo di voti, la prospettiva di un impegno nazionale – dalla segreteria del Partito Democratico fino alle sorti complessive del paese – apparirebbe concretamente in pista.
Le immagini sono tratte dalla pagina fb di Antonio Decaro




