Pietra e vento, grotte e trulli, torri e cattedrali, magia di Puglia

Il volume di Michele Cristallo, presentato a Barletta, racconta una terra che intreccia tradizione e modernità, fede e superstizione, restituendo un mosaico di vivacità e complessità

Ci sono terre che non si lasciano spiegare facilmente. La Puglia appartiene a questa categoria di luoghi magnetici, attraversati da una luce che sembra nascondere e svelare insieme, forse anzi più nascondere. È una regione di pietra e di vento, di grotte, torri, trulli e cattedrali che conservano una memoria antichissima. Dietro la sua bellezza luminosa, qualcosa continua a pulsare: un soffio arcaico, un’eco di mistero.

Da sempre la Puglia è crocevia di popoli e di simboli. Le sue coste hanno accolto Greci, Bizantini, Normanni, Arabi (Saraceni, per dir meglio), ognuno dei quali ha lasciato parole, riti e segni incisi nella pietra. Gli ulivi nodosi, i muretti a secco, i santuari scavati nella roccia sono le pagine di un racconto che mescola storia, religione e mito.

Nel Gargano, il Pizzomunno di Vieste domina il mare. La leggenda racconta di un giovane pescatore pietrificato dal dolore per la scomparsa dell’amata Cristalda, rapita dalle sirene. Ogni cento anni, dicono, le onde concedono ai due amanti di ritrovarsi per una notte soltanto. Pensa un po’. A Monte Sant’Angelo, la grotta di San Michele Arcangelo conserva ancora il respiro dell’invisibile. Qui, l’Arcangelo apparve più volte e indicò il luogo in cui voleva fosse costruito il suo santuario. Le pareti umide della cavità sotterranea trasmettono un senso di forza arcaica.

Nel cuore della Murgia si erge Castel del Monte, il capolavoro di Federico II. Medioevo purissimo. Passa il tempo, passa la storia. La sua forma ottagonale, le proporzioni perfette, la posizione solitaria hanno alimentato secoli di ipotesi. Alcuni lo considerano un tempio della conoscenza, altri un codice in pietra. È ‘solo’ un castello medievale. Un bellissimo castello medievale. Più a sud, a Calimera, Salento profondo, una pietra forata accoglie le donne che, la mattina di Pasqua, vi passano ancora attraverso come rito di fecondità e rinascita. A Noha, sotto una casa privata, si apre un ipogeo che custodisce affreschi e incisioni, tracce di antichi culti sepolti dal tempo. Nelle campagne di Tricase, una quercia immensa, la “Vallonea”, continua a crescere da secoli: chi si ferma sotto le sue fronde dice di percepire un silenzio profondo, quasi sacro.

Il Salento conserva anche un repertorio di figure leggendarie. Le “stiare”, streghe dai poteri inquieti, si insinuano nei sogni dei dormienti; il “monaciello”, piccolo spirito dispettoso, abita i vicoli di Bari vecchia e si diverte a nascondere oggetti o a fare scherzi ai distratti. Sono frammenti di un folklore che riflette le paure e le speranze di un popolo da sempre in dialogo con l’invisibile.

Questa lunghissima premessa per dire e per arrivare a dire che, proprio dentro questa Puglia di pietra e di silenzi, si muove Michele Cristallo, apprezzatissimo giornalista e divulgatore, con il volume Puglia, storie e misteri, pubblicato da Adda Edizioni con prefazione di Santa Fizzarotti Selvaggi e illustrazioni di Pompeo De Vito. Il libro è un viaggio attraverso la memoria altrettanto profonda della regione, un itinerario tra mito e storia, tra fede e curiosità.

La prefazione di Santa Fizzarotti Selvaggi offre una chiave psicoanalitica e simbolica, invitando il lettore ad ascoltare i segni del sacro nel quotidiano. Le illustrazioni di Pompeo De Vito, raffinate e sospese, amplificano la dimensione poetica del testo, trasformando i luoghi narrati in visioni interiori. Cristallo esplora i misteri pugliesi con uno sguardo lucido, curioso, partecipe. Evita il folklore da cartolina e la suggestione facile. Si muove come un viaggiatore che interroga le pietre, non per raccogliere leggende, ma per capire l’animo di chi le ha tramandate. Tutti, esattamente tutti i luoghi citati ad attacco pezzo sono presenti in questa pubblicazione. Citati, dunque, non a caso.

Il percorso di Cristallo, infatti, attraversa castelli, dolmen, ipogei, chiese rupestri, apparizioni e fantasmi, sempre con la discrezione di chi sa che ogni mito è anche una forma di conoscenza. Nel libro si incontrano la contessa di Talsano, che ancora si aggira tra le sale del suo castello; la danzatrice di Lucera, che seduce i passanti nelle notti di vento; Giangiacomo dell’Acaya, l’architetto guerriero avvolto da un destino enigmatico. Ci sono gli ulivi monumentali della Valle d’Itria con i loro tronchi simili a corpi in torsione e i pinnacoli dei trulli, scolpiti con segni che richiamano antiche simbologie.

La scrittura di Cristallo è limpida e meditativa insieme. Ogni frase sembra pesata. Nel suo stile convivono la curiosità del giornalista e la sensibilità del lirico dicitore, quasi poeta. L’autore non rincorre il mistero per stupire, ma per comprenderlo, restituendo ad ogni storia o leggenda la sua dignità di pieno racconto umano.

Il libro si legge come un attraversamento. Pagina dopo pagina, la Puglia si rivela come una terra stratificata, dove la fede convive con la superstizione, la memoria con la modernità. Alla fine del percorso, ciò che resta non è solo la scoperta di una regione ricca di storie ma la consapevolezza che il mistero abita ogni luogo. Michele Cristallo ci accompagna in questo viaggio che unisce cultura, emozione e pensiero critico. La Puglia che ne emerge è viva, complessa, diremmo magnetica. Una terra che non smette di raccontarsi a chi ha ancora – vogliamo sperarlo, circondati da svagati “cittadini” come siamo – voglia di ascoltare.