Fili di parole per ricucire il presente e imbastire il futuro

Da Paola Laforgia a Bebo Guidetti, da Giulia De Rocco a Simone Alliva, voci autorevoli e indipendenti si intrecciano a Barletta per la seconda edizione del Festival Tessiture

Un vero e proprio laboratorio sociale, un esperimento collettivo che intreccia parole, pensiero critico e attivismo. Ritorna a Barletta il Festival TessitureIdee e letteratura indipendente, giunto alla sua seconda edizione e pronto a confermare il suo valore come spazio pubblico di riflessione, confronto e immaginazione.

In programma il 5 e 6 settembre (qui la pagina fb) presso i Giardini De Nittis, nei pressi della stazione centrale, la rassegna si distingue per la sua capacità di ospitare autori, giornalisti, ricercatori e pensatori provenienti dal panorama culturale e scientifico nazionale e internazionale, costruendo un percorso tematico che si sviluppa come un viaggio evolutivo, scandito da tappe precise.

Ad aprire le danze sarà, venerdì prossimo, una riflessione sull’influenza culturale e la sua capacità di generare trasformazioni sociali. Si parte dalla presentazione del libro Fattore K. – L’ascesa della cultura pop coreana di Paola Laforgia, che analizza il fenomeno globale della diffusione della cultura coreana e il suo impatto sull’immaginario occidentale. Un tema attuale, che tocca tutti e che si manifesta in forme accessibili e quotidiane, dalla musica alla moda, dal cinema alle serie TV.

A questa prima tappa segue una riflessione più intima e personale, legata alla presa di coscienza e alla necessità di scegliere chi vogliamo essere. Bebo Guidetti, con il suo libro Con rabbia e con amore, affronta il desiderio di conciliare affetti e lavoro in un’epoca segnata dalla precarietà e dal bricolage esistenziale. Il sentimento di volere tutto, di non rinunciare né all’amore né alla realizzazione personale, diventa il fulcro di una narrazione che interroga il nostro tempo.

Il viaggio prosegue verso il cambiamento, che si manifesta come apertura al nuovo. Giulia De Rocco, con Aboliamo il carcere – immaginare un futuro senza prigioni, propone una visione radicale e provocatoria, che invita a ripensare il sistema penale e a immaginare alternative fondate sulla giustizia riparativa e sulla responsabilità collettiva. Marta Tarantino, invece, ci porta nel mondo arabo con Uomini nuovi. Ripensare alla mascolinità nel mondo arabo, un’indagine sul patriarcato globale e sulle trasformazioni dell’identità maschile, che apre uno squarcio su una realtà spesso stereotipata e poco conosciuta.

La seconda giornata del festival, sabato, affronta le ferite aperte della discriminazione, che si manifesta in forme diverse ma sempre dolorose. Il genocidio in corso a Gaza, da mesi sotto gli occhi del mondo, sarà al centro dell’intervento di Caterina Pinto e Silvia Moresi, curatrici del progetto ArabPop, insieme a Mohammad Afaneh, presidente della comunità palestinese di Puglia e Basilicata. Attraverso la narrazione della cultura e dell’arte millenaria palestinese, si cercherà di restituire dignità e profondità a una storia spesso ridotta a cronaca di guerra.

Ma la discriminazione non è solo altrove. Anche in Italia, nelle campagne pugliesi, si consuma ogni giorno lo sfruttamento del lavoro nero, che coinvolge soprattutto cittadini stranieri irregolari. Diletta Belotti, con il suo libro Pomodori rosso sangue, racconta il macabro rituale dello sfruttamento agricolo, dove la salsa diventa metafora di un sistema che mette a rischio vite umane per garantire la produzione alimentare. Un racconto crudo e necessario, che ci costringe a guardare con occhi diversi ciò che portiamo sulle nostre tavole.

Il festival si chiude con una riflessione sulla speranza, intesa come possibilità concreta di cambiamento. Alessandro Coltrè, con Le parole giuste. Glossario ecologista, offre strumenti linguistici e concettuali per affrontare il cambiamento climatico, invitando a parlare chiaro e verde, a riconnettersi con le leggi naturali e a smettere di forzarle. La speranza finale si colora di arcobaleno con Caccia all’omo di Simone Alliva, che documenta con precisione le aggressioni omofobe e la violenza contro la diversità, ricordandoci che nessuno ha il diritto di esporre gli altri alla pioggia torrenziale dell’esclusione.

Tessiture è un evento autofinanziato, realizzato con il patrocinio del Comune di Barletta e organizzato da una rete di giovani volontari appassionati. Ruggiero Quarto, insegnante di matematica, volontario impegnato con tanti altri giovani nell’organizzazione del festival, spiega: “Vogliamo portare in piazza i libri, avvicinare le persone alla letteratura, renderla accessibile e allontanare l’idea che leggere sia una cosa noiosa da fare nella propria cameretta.” L’obiettivo è quello di invitare la cittadinanza a riflettere, interrogarsi e approfondire temi importanti, tendendo la mano al futuro e promuovendo la partecipazione alla cosa pubblica.

Il festival si propone di riportare i fatti della realtà nelle piazze della polis, come accadeva nella civiltà ellenica, e di ragionare attraverso il confronto sociale, avvalendosi dell’unico strumento innato nell’uomo: il logos. “Con il festival vogliamo rendere protagoniste persone e temi che non trovano spazio nella rappresentazione mainstream. È raro che in TV, sui giornali o nelle occasioni pubbliche siano i giovani ad essere protagonisti, che si immagini insieme un mondo fondato sulla cura reciproca o che si discuta dello sfruttamento nascosto dietro ciò che compriamo al supermercato. L’obiettivo del festival è promuovere la lettura e creare dibattito, non a caso il claim del nostro festival è ‘idee e letteratura indipendenti’”, chiarisce Ruggiero.

Valore aggiunto del Festival sarà la collaborazione con i ragazzi ideatori del progetto Ideapodcasthouse, rinnovata anche per questa seconda edizione. Attraverso lo strumento comunicativo del podcast, autori e autrici da tutta Italia si riuniranno nello stesso momento, creando un incontro raro e prezioso, con l’obiettivo di favorire un dialogo diretto e informale tra chi scrive e chi legge.

E se ci si chiede se ci sarà un Tessiture Festival 3.0, la risposta è sì. “Ci impegneremo con tutte le nostre forze e continueremo a tenere aperte le porte a chiunque voglia unirsi a questo progetto. Crediamo che Barletta meriti il suo festival letterario, il suo appuntamento fisso con i libri, i dibattiti d’attualità, le idee che mettono in questione l’esistente. Per questo abbiamo pensato a un festival nato per restare il più a lungo possibile”, conclude Quarto.

Nella foto in alto, i volontari impegnati mell’organizzazione del festival